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Bollettino Interparrocchiale n° 28 del 21 luglio 2018 PDF Stampa E-mail
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Giovedì 26 Luglio 2018 15:56

n° 28 Sabato  21 Luglio 2018

EDITORIALE

 I frutti della festa

SANTA-MARIA-MADDALENA-2018ABDomenica 22 luglio è la festa di Santa Maria Maddalena nostra Patrona. Ci siamo preparati con una impegnativa novena: preghiere, predicatori quasi tutti giovani preti, cori parrocchiali, concerti. Il giorno della festa ci sarà la Messa solenne con la presenza di due vescovi, processione a terra e a mare, fuochi d’artificio, partecipazione di clero, autorità e popolo. Gran lavoro del Comitato festeggiamenti, partecipazione di un decina di confraternite dalla diocesi. Quali saranno i frutti di tutto questo lavoro, impegno, movimento di persone, divertimento, spese? Non può essere solo attivismo ed esibizionismo. Deve essere un momento forte di vicinanza a Cristo tramite santa Maria Maddalena. I fedeli, meditando le virtù della Santa Patrona, sono invitati ad essere più fedeli a Cristo Maestro. Nella pienezza della sua fede pasquale Maria Maddalena chiama Gesù risorto che le appare per prima: “Rabbunì”, parola ebraica che significa “Maestro”. La festa di Santa Maria Maddalena invita tutti i devoti a guardare a Cristo come Maestro. In particolare Maestro di fede: egli purifica la fede di Maria Maddalena, che cerca ancora i segni sensibili del Gesù terreno, chiamandola alla fede pasquale, all’incontro con Gesù risorto, il vivente nei secoli. Così che ogni discepolo, non cerchi tanto i segni sensibili del Signore come miracoli e apparizioni, ma possa incontrare, nella fede piena, Gesù risorto presente specialmente nei sacramenti e nel povero. Gesù è Maestro di misericordia, lo manifesta in Maria Maddalena trasformata da posseduta da spiriti cattivi a posseduta dall’amore di Cristo. Cosi che nella comunità cresca la misericordia, cioè l’amore al “misero”, al bisognoso spiritualmente e materialmente, aiutandolo a rialzarsi e ricuperare la sua dignità. Gesù è Maestro di apostolato inviando Maria Maddalena ad annunziare agli apostoli la sua resurrezione, perciò è detta “Apostola degli apostoli”. Cosi che nella comunità cresca lo slancio apostolico nell’annunciare Cristo risorto salvatore dell’umanità. Gesù è Maestro della dignità della donna chiamando Maria Maddalena, non solo a collaborare all’opera evangelizzatrice, superando i pregiudizi del suo tempo, ma ad essere la prima testimone del fatto più importante della storia: la sua resurrezione. Cosi che cresca nella comunità il rispetto per ogni donna, mai riducendola a oggetto o a bene di consumo. Ecco alcuni buoni frutti della festa di Santa Maria Maddalena.

D.D.

 

RAGGI DI SOLE

 SCRITTO NELLA SABBIA

GESU'-21072018I maestri della legge e i farisei portarono davanti a Gesù una donna sorpresa in adulterio e strattonandola la misero in mezzo al gruppo. «Maestro, questa donna è stata sorpresa mentre tradiva suo marito. La legge di Mosè ci ordina di ucciderla a colpi di pietra. Tu che cosa ne dici?». Volevano dei pretesti per accusarlo. Ma Gesù guardava in terra, e scriveva col dito nella sabbia.

Un tribunale ben strano! Un giudice scrive nella sabbia, e non rimarrà niente. Basterà il vento della sera e tutto sarà cancellato. Niente dossier o voluminosi codici. Gesù non sa che cosa siano. Siccome insistevano alzò la testa e disse: «Chi tra di voi è senza peccati, scagli per primo una pietra contro di lei». E riprese a scarabocchiare nella sabbia. Ben presto la piazza fu vuota. La donna rimase sola, in piedi. Gesù si alzò. Un semplice sguardo. Una semplice parola. «Nessuno ti ha condannata?». «Nessuno, Signore». «Neppure io ti condanno. Va’, ma d'ora in poi non peccare più!».

Come il vento della sera, che cancella tutto.

Troveremo sempre gente che cercherà di farci credere che Dio è solo un poliziotto o una spia che ci sorveglia e ci tiene d'occhio giorno e notte al di sopra degli occhiali. Come se Dio scrivesse giorno notte e annotasse tutto in un grande libro: i nostri errori e i nostri peccati, i nostri lati buoni e quelli cattivi…

Ma perché Dio deve essere sempre severo con noi o addirittura contro di noi? Perché Dio deve essere nostro nemico? E perché c'è chi vuole trasformare Dio in una specie di computer che conta e riconta? Dio non è una macchina! Volete una prova? L'unico libro dei conti di Gesù è la sabbia… Avete già perso qualcosa nella sabbia? Provate a ritrovarla! La sabbia ingoia tutto, la sabbia dimentica tutto, la sabbia cancella tutto… Non rimane niente nella sabbia e tutto sparisce nella sabbia. Gesù scrive sulla sabbia. La donna accusata di peccato è davanti a lui. Gesù scrive nella sabbia perché per Gesù il peccato è già perdonato. Per Gesù il peccato si cancella come tutto ciò che è scritto sulla sabbia.

Soltanto due parole non si possono cancellare: il nostro nome scolpito nel cuore di Gesù e il nome di Gesù scolpito nel nostro cuore.

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Il ventesimo anniversario della ristrutturazione della chiesa di Stagnali.

 FESTA-CHIESA-STAGNALIUna ricorrenza straordinaria quella di domenica 8 luglio per la chiesa di Stagnali dedicata alla Madonna della Pace! Si è celebrato infatti il ventesimo anno della sua ristrutturazione. Già dopo la morte di don Giuseppe Riva, quando don Domenico Degortes divenne l'amministratore parrocchiale della chiesa di Moneta Agonia di N.S.G.C in Getsemani, cominciò ad occuparsi anche della chiesetta di Stagnali. Nel maggio 1997, in occasione della "Peregrinatio Mariae", gli abitanti del luogo vollero abbellirla per accogliere al meglio quella visitazione e quello è stato il primo imput per la ristrutturazione della chiesa che è stata utilizzata per le celebrazioni fin dagli anni Cinquanta. Don Domenico chiese allora ad Agostino Canu di occuparsene e da quel momento egli ne divenne il custode impegnandosi al massimo nella sua cura. Quando nel gennaio 1998 venne in visita pastorale Mons. Paolo Atzei, si rese conto che la ristrutturazione era necessaria, incoraggiò l'inizio dei lavori e già dal marzo di quell'anno tante persone vollero contribuire a questo progetto. Enti , istituzioni, gente comune di Moneta e di Stagnali, tutti collaborarono e cosí l'11 luglio la chiesa fu riaperta al culto. Fu proprio padre Paolo Atzei il 23 agosto a benedire l 'altare e in quella occasione, che vide una presenza grandiosa di fedeli, Egli volle intitolare la chiesa alla Madonna della Pace. Quando nel 2004 subito dopo il suo arrivo all'isola don Andrea Domanski divenne parroco di Moneta, se ne fece carico e, oltre a celebrare le messe settimanali e festive, ha contribuito ad organizzare al meglio le feste, avvalendosi anche del salone adiacente, ma anche a portare diverse migliorie.

 Sono molte le coppie che decidono di sposarsi in quella chiesetta che invita al silenzio e alla pace.

 Poi, in occasione del centenario della chiesa di Moneta fu ricostruito l'altare, l'ambone e il tabernacolo ad opera di una ditta di Perfugas e fu il Vescovo Sebastiano Sanguinetti a consacrare il nuovo altare l'8 novembre 2008. Da 1998 ogni anno, la seconda domenica di luglio, si celebra la festa della Madonna della Pace e la gente accorre sempre numerosa, come appunto l'8 luglio scorso: alla messa celebrata da don Andrea e concelebrata da don Mauro, presente all'isola per un periodo di riposo, erano presenti: don Domenico, una rappresentanza dell'amministrazione comunale, il Corpo Forestale, la protezione civile e il comitato delle feste patronali del 250° anniversario della chiesa di S. M. Maddalena. Immancabile il coro San Giovanni Paolo che come sempre rende gioiosa e più solenne la celebrazione. Così come da vent'anni a questa parte, portando in spalla la statua della Madonna adornata a festa, si è snodata la processione con canti e preghiere verso il molo, dove don Andrea ha impartito la benedizione al mare e alle barche.

 La festa è poi proseguita con la cena (quest'anno la sagra del polpo), condivisa da tante persone e allietata dalla musica che coinvolge poi tutti a ballare con grande divertimento. Per questa magnifica serata si ringrazia il comitato di Stagnali che insieme con altre persone, ogni volta con un'ottima organizzazione riesce, non solo a preparare la cena per centinaia di persone, ma anche a curare in ogni particolare questa festa che ormai è diventata una bellissima tradizione.

 

Maria Vitiello

 

 ■ Una giornata speciale a Lavezzi.

 Mentre mi accingo a descrivere la gita -pellegrinaggio all'isola di Lavezzi, mi vengono in mente i versi di un canto "non so proprio cosa far per ringraziare il mio Signor". Ringraziarlo perché anche quest'anno mi ha dato la possibilità di parteciparvi, ringraziarlo per la giornata stupenda che abbiamo trascorso "insieme" e ringraziarlo per la meravigliosa bellezza del creato! È davvero difficile esprimere con le parole quello che si prova già durante il tragitto: pregare insieme davanti a quello spettacolo del mare aperto, così azzurro e così invitante, è sempre straordinario! Anche quest'anno la data del pellegrinaggio ha slittato di qualche giorno per il forte vento, ma giovedì 12 luglio siamo potuti partire per l'isola. Non sono voluti mancare i ragazzi disabili dell'associazione "Amici di Nemo" di Palau-Arzachena, che partecipano sempre con gioia ed entusiasmo. Questa volta eravamo molti di più: quasi cento persone tra maddalenini e turisti, uniti per trascorrere insieme una giornata di vacanza ma anche di spiritualità, recandoci alle sorgenti della fede. Doverosa la visita, appena sbarcati, al piccolo cimitero dove sono stati sepolti gli uomini dell'equipaggio della Semillante, la fregata francese che la mattina del 15 febbraio 1855 naufragò durante una tempesta. Ci siamo poi avvicinati alle spiagge e quelle acque poco profonde e cristalline, sono state per tutti noi, un'allettante attrattiva per fare un rigenerante bagno. L'isola fa parte della riserva naturale delle bocche di Bonifacio ed è visitata ogni giorno da migliaia di persone che vi giungono con barche private o traghetti per godere appieno della bellezza selvaggia di quella terra e delle sue meravigliose acque. Il gustoso pranzo sulla barca a base di pesce è stato qualcosa di speciale: mangiare insieme davanti a quello spettacolare paesaggio (rocce levigate dal mare e dal vento che sembrano opera di uno scultore e acque color smeraldo) è veramente indescrivibile! In pomeriggio ci siamo recati alle rovine dell'antico monastero per la celebrazione della messa, dove ci attendevano due sorprese: il terreno fatto pulire dagli operai mandati dal nuovo Parroco di Bonifacio, dove l'erba era alta date le frequenti piogge, e l'iniziativa di Rosa Demurtas di allestire una bella e spaziosa tenda sotto la quale abbiamo potuto partecipare alla messa al fresco e non come gli altri anni, sotto il sole cocente! "In questo angolo di paradiso" ha detto don Domenico Degortes nell'omelia" non possiamo che ringraziare Dio per il dono della creazione che qui ammiriamo in modo particolare: abbiamo un mare meraviglioso e rocce stupende"! Per questa straordinaria giornata trascorsa insieme in amicizia, ringraziamo don Domenico, Pier Luigi Aversano e tutti coloro che hanno contribuito a renderla tale. Grazie al comandante dell'Orient Express Onorato e al suo equipaggio per la gentilezza e l'ottimo servizio.                            

      Maria Vitiello

 

Buon anniversario don Domenico.

 Mercoledì 18 luglio il nostro amato parroco don Domenico ha celebrato la Santa Messa in ricordo dei 53 anni di sacerdozio, rientrando nella novena in preparazione della festa della santa patrona. La comunità cristiana isolana nel totale silenzio e comunione ha organizzato una festa a sorpresa per il caro sacerdote, ricordando non solo l’anniversario dell’ordinazione, ma anche la sua nomina a parroco avvenuta vent’anni fa e il suo arrivo per la prima volta nell’isola 45 anni fa. È stata per tutta la comunità un giorno di festa attorno al suo pastore iniziando già dalla celebrazione accompagnata da canti come “Tu es sacerdos” in ricordo proprio del dono prezioso del sacerdozio per la comunità. Durante l’offertorio sono stati portati dei doni, tra cui un completo di lino per la celebrazione della Santa Messa, luogo in cui il nostro amato parroco si ricorda sempre dei suoi parrocchiani. Una Santa Messa che ha dato l’aria di festa, ma soprattutto di comunione con la presenza dei sacerdoti dell’isola, delle autorità civili e militari e di tutti i fedeli dell’Isola, proprio per ringraziare il Signore. La festa è continuata presso l’Oratorio San Giovanni Bosco di via Balbo dove tutti hanno contribuito per vivere insieme un agape fraterna. Al nostro amato sacerdote è stato dato anche in dono un paio di scarpe, come segno affinché possa continuare a camminare nelle strade della nostra isola, portando la testimonianza del Vangelo, in modo particolare una parola di speranza agli ammalati e ai poveri. Grazie don Domenico.

 

 Un esimio professore tra di noi.

 In questi giorni era presente a La Maddalena don Andrea Kicinski, prorettore dell'Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino in Polonia. Grande amico di don Andrea Domanski, ogni anno viene a trascorrere all'isola qualche giorno di riposo e vacanza, sempre entusiasta delle bellezze del nostro arcipelago. Ospite della casa parrocchiale di Moneta, ha celebrato varie volte la messa, offrendo così un prezioso aiuto al nostro parroco che si divide tra Moneta, Stagnali e Villaggio Piras. Lo vogliamo ringraziare per quello che ha fatto per noi, per le sue coinvolgenti omelie e per i suoi modi così cordiali e affabili e anche complimentarci con lui per il grande lavoro che svolge all'università, dove insegna a migliaia di giovani e per le iniziative che porta avanti in quell'ambito. Veramente una bella persona che vorremmo avere spesso fra noi. La comunità di Moneta , augurandosi di rivederlo presto, lo saluta e lo ringrazia per la sua disponibilità e collaborazione.      

                  Maria Vitiello

   ■ La prima festa patronale di 250 anni fa: la festa dell'identità

 Il 22 luglio del 1768, di 250 anni fa, fu per la prima volta la festa patronale di Santa Maria Maddalena, e per la prima volta fu la festa dell'identità religiosa e civile di coloro che abitavano le isole di La Magdalena e La Caprera. Fino ad allora questa Santa non era stata festeggiata in queste isole, la più grande delle quali di lei portava il nome, quantomeno in forma ufficiale, con una parrocchia costituita, un parroco, alcune autorità sebbene militari, una popolazione stabile. Ognuno di costoro faceva riferimento, per le questioni religiose, che allora più di oggi permeavano la vita delle persone, ai santi dei loro luoghi d'origine: i pastori corsi a quelli della parte meridionale di quell'isola (Corsica Suttana); i soldati della guarnigione militare e i marinai delle navi ai santi venerati nei loro diversi paesi di provenienza, che erano nel resto della Sardegna, in Liguria e Piemonte; il parroco Mannu a quelli di Tempio e dintorni. Per la prima volta tutti costoro pregarono insieme, e misero i loro destini, sotto la protezione di questa Donna che per prima vide Gesù Risorto e lo testimoniò. Un momento collettivo vibrante, dunque, il primo momento di un comunità che trovava in Maria di Magdala la propria identità religiosa e, di conseguenza, civile. La parrocchia era stata istituita appena 7 mesi prima e l'occupazione militare c'era stata da 9 mesi. Non abbiamo nessun documento o testimonianza (almeno per ora) su quella Prima Festa Patronale. Possiamo ipotizzare che la Messa solenne fu celebrata dal parroco Virgilio Mannu, all'aperto o semiaperto perchè la chiesa era ancora in costruzione. Non sappiamo se ci fosse una statua a rappresentare la Santa o un quadro. Probabilmente la Messa fu celebrata di lato all'attuale chiesetta della Trinita, in quello che era il centro del villaggio civico-militare. In quella campagna infatti si affacciavano gli usci delle semplici capanne degli (ex) corsi, già divenuti sudditi del Re Savoia di Sardegna, le fortificazioni e i baraccamenti che erano stati realizzati nell'attuale batteria della Trinita, che erano divenuti anche alloggi degli ufficiali e sottufficiali militari, dalla truppa e del parroco. Era lì che si svolgeva, in embrione, la vita della nascente comunità. Il parroco Mannu celebrò Messa di fronte all'altare da campo in legno (forse per l'occasione se ne fece costruire uno più “importante”, amovibile), forse col viso rivolto ad una roccia di granito, certamente dando le spalle ai fedeli, come era previsto dal rito Tridentino. Probabilmente con qualche chierichetto scelto tra coloro ai quali da qualche mese impartiva lezioni di catechismo. Sarebbe stato bello conoscere cosa pronunciò nell'omelia, se, oltre al ricordo della vita della Santa e agli ammonimenti, ci fosse da parte sua la consapevolezza del momento “topico” che si stava vivendo. Dopo la Messa ci fu la processione? Ci fu un momento di festa con della musica e qualche ballo? Quasi certamente, essendo questa usanza sia corsa che della Gallura (nel senso dell'approvazione da parte del parroco). La leggenda diceva che Santa Maria Maddalena trovò rifugio tra queste isole durante una tempesta mentre era diretta in Provenza. Possiamo pensare che quel venerdì del 22 luglio del 1768, non ci fosse una ponentata?

                        Claudio Ronchi

 

 

 

MARIA MADDALENA

   Come eri bella! ..

 e corteggiata!

 Maria di Magdala! ...

 Ma un dì beato,

 sorridendoti

 la Luce ...

 ti sei illuminata

 d'un'altra bellezza ...

 che non t'ha più

 lasciato.

 E quella mattina ...

 dopo la Passione

 con la voce sua soave

 "Maria"! 

 T'ha chiamato

 il Signore tuo risorto ...

 E tu,

 riconoscendolo,

 investita di nuova felicità,

 "Rabbunì"!

 hai risposto ...

 Lo ritrovavi

 e tutto il tuo essere,

 riempiendosi di Lui,

 s'apriva alla certezza ...

 Il tuo "Maestro"

 era ancora vivo! ...

 Per te ...

 Per tutti noi ... 

 

 Maddalena Migliore

  

MARIA MADDALENA

 Commento

 Qui la seconda sequenza induce a profonda meditazione:... "sorridendoti la Luce ti sei illuminata d'un'altra bellezza" ... Questi versi s'addicono alla grande Santa e contemporaneamente alle vite toccate dalla Grazia di Dio: dall'Immenso Misericordioso che, solo, può promuovere dentro di noi la luce della catarsi risanatrice purificandoci dalle ombrose passioni, salvandoci dalla dannazione eterna. Ne nasce uno stato di perfetta felicità nella visione beatifica di Dio. Così è stato per S.Paolo a Damasco, per Sant'Agostino nell'abbandonare una giovanile vita tempestosa, per S. Matteo che ha lasciato le discutibili finanze. Ah! ... sentirsi chiamare dalla più pura Voce: Vieni, andiamo ...

 E andare così con Lui ...Andare ... andare sentendo già la certezza del vero Bene conquistato.     

                  Gennaro Avellino

 

 

 

Condoglianze ai familiari di Giuseppe Domenico Bertini che è tornato alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

 Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 22 luglio

 

 * Solennità di Santa Maria Maddalena patrona della parrocchia, dell’Isola e dell’arcipelago.

 * Al mattino le Messe sono come tutte le domeniche.

 * La sera l’unica Messa sarà alle 21,30. Non ci sarà Messa né alla Sacra Famiglia alle 18.00, né alle 19.00 in parrocchia.

 

2) Lunedì 23 luglio

 * Festa di Santa Brigida, religiosa, patrona d’Europa.

 * Ore 19.00 santa Messa in suffragio di Mons. Capula.

 

3) Mercoledì 25 luglio

 * Festa di San Giacomo Apostolo.

 

4) Giovedì 26 luglio

 * Memoria dei santi Gioacchino ed Anna genitori della beata Vergine Maria.

 

5) Sabato 28 luglio

 * Pellegrinaggio alle isole di Razzoli e Budelli. Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano (tel. 3491534378) o in sacrestia.

 * Testimonianza delle suore dell’Immacolata di Padre Massimiliano Kolbe.

 

Orari delle Messe

 nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 7.30 Santa Maria Maddalena

 Ore 8.30 Bambino Gesù (Due Strade).

 ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 10.00 Santa Maria Maddalena.

 Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule).

 Ore 19.00 Santa Maria Maddalena.

 Ore 19.00 Madonna della Pace - Stagnali

 Ore 21.00 Santa Maria Maddalena.

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.30 Cappella Ospedale Civile

 Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta.

 Ore 18.30 Madonna Medaglia Miracolosa

 Ore 19.00 Cappella Stella Maris Villaggio Piras (per i mesi di luglio e agosto).

 Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 08.30 S. Maria Maddalena

 Ore 18.30 da martedì a venerdì, Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

 

M A G I S T E R O

 

 IL BATTESIMO RICEVUTO CI RENDE MISSIONARI

 

 GESU-INVIA--APOSTOLIIl Vangelo di Mc (6,7-13) narra il momento in cui Gesù invia i Dodici in missione.

 Dopo averli chiamati per nome ad uno ad uno, «perché stessero con lui» ascoltando le sue parole e osservando i suoi gesti di guarigione, ora li convoca di nuovo per «mandarli a due a due» nei villaggi dove Lui stava per recarsi. È una sorta di “tirocinio” di quello che saranno chiamati a fare dopo la Risurrezione del Signore con la potenza dello Spirito Santo.

 Il brano evangelico si sofferma sullo stile del missionario, che possiamo riassumere in due punti: la missione ha un centro; la missione ha un volto.

 Il discepolo missionario ha prima di tutto un suo centro di riferimento, che è la persona di Gesù. Il racconto lo indica usando una serie di verbi che hanno Lui per soggetto – «chiamò a sé», «prese a mandarli», «dava loro potere», «ordinò», «diceva loro» –, cosicché l’andare e l’operare dei Dodici appare come l’irradiarsi da un centro, il riproporsi della presenza e dell’opera di Gesù nella loro azione missionaria. Questo manifesta come gli Apostoli non abbiano niente di proprio da annunciare, né proprie capacità da dimostrare, ma parlano e agiscono in quanto “inviati”, in quanto messaggeri di Gesù.

 Questo episodio evangelico riguarda anche noi, e non solo i sacerdoti, ma tutti i battezzati, chiamati a testimoniare, nei vari ambienti di vita, il Vangelo di Cristo. E anche per noi questa missione è autentica solo a partire dal suo centro immutabile che è Gesù. Non è un’iniziativa dei singoli fedeli né dei gruppi e nemmeno delle grandi aggregazioni, ma è la missione della Chiesa inseparabilmente unita al suo Signore. Nessun cristiano annuncia il Vangelo “in proprio”, ma solo inviato dalla Chiesa che ha ricevuto il mandato da Cristo stesso. È proprio il Battesimo che ci rende missionari. Un battezzato che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano.

 La seconda caratteristica dello stile del missionario è, per così dire, un volto, che consiste nella povertà dei mezzi. Il suo equipaggiamento risponde a un criterio di sobrietà. I Dodici, infatti, hanno l’ordine di «non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura». Il Maestro li vuole liberi e leggeri, senza appoggi e senza favori, sicuri solo dell’amore di Lui che li invia, forti solo della sua parola che vanno ad annunciare. Il bastone e i sandali sono la dotazione dei pellegrini, perché tali sono i messaggeri del regno di Dio, non manager onnipotenti, non funzionari inamovibili, non divi in tournée. Pensiamo ad alcuni santi di questa Diocesi di Roma: San Filippo Neri, Sant’Alessio, Santa Francesca Romana, San Gaspare Del Bufalo e tanti altri. Non erano funzionari o imprenditori, ma umili lavoratori del Regno. Avevano questo volto. E a questo “volto” appartiene anche il modo in cui viene accolto il messaggio: può infatti accadere di non essere accolti o ascoltati. Anche questo è povertà: l’esperienza del fallimento. La vicenda di Gesù, che fu rifiutato e crocifisso, prefigura il destino del suo messaggero. E solo se siamo uniti a Lui, morto e risorto, riusciamo a trovare il coraggio dell’evangelizzazione.

 La Vergine Maria, prima discepola e missionaria della Parola di Dio, ci aiuti a portare nel mondo il messaggio del Vangelo in una esultanza umile e radiosa, oltre ogni rifiuto, incomprensione o tribolazione. (Angelus - Domenica 15 Luglio 2018)

 

 

LA NATURA È COME UN LIBRO NEL QUALE DIO CI PARLA E CI TRASMETTE QUALCOSA DELLA SUA BELLEZZA E BONTA’

 SAN-FRANCESCO-21072018omissis… Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. È il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore.

 11. La sua testimonianza ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano. Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e «li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione». La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste.

Il suo discepolo san Bonaventura narrava che lui, «considerando che tutte le cose hanno un’origine comune, si sentiva ricolmo di pietà ancora maggiore e chiamava le creature, per quanto piccole, con il nome di fratello o sorella». Questa convinzione non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento. Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio.

 12. D’altra parte, san Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà: «Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore» (Sap 13,5) e «la sua eterna potenza e divinità vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute» (Rm 1,20).   Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode….omissis…

 (Lettera Enciclica LAUDATO SI’ del S.Padre Francesco sulla cura della casa comune - 2015)

 

  

PERDONARE I NOSTRI NEMICI.

 MA COME FARE?

 Quando, questa mattina, pregavo sul vangelo di Mt (5, 43-48) non trovavo la strada per fare la predica. E ho pensato: “Ma Gesù ha idee che noi non possiamo capire e non possiamo ricevere”.

 È vero, noi dobbiamo perdonare i nemici: questo lo capiamo, il perdono, perché lo diciamo tutti i giorni nel Padre Nostro; chiediamo perdono come noi perdoniamo: è una condizione... E noi perdoniamo anche per essere perdonati. È una condizione non facile ma, anche se con un po’ di difficoltà, percorribile: ingoiamo il rospo e andiamo avanti.

 Una fatica che riteniamo di poter affrontare anche considerando il passo successivo: Pregare per gli altri: pregare per quelli che ci danno difficoltà, che hanno un modo di essere aggressivo in famiglia. E pregare per quelli che ci mettono alla prova: anche questo è difficile, ma lo facciamo. O almeno, tante volte siamo riusciti a farlo. Ma è il livello ulteriore che appare incomprensibile: «Pregare per quelli che vogliono distruggermi, i nemici, perché Dio li benedica: questo è veramente difficile da capire».

 Difficile, ma non impossibile. Ed è qui che il S.Padre ha richiamato le pagine più oscure del Novecento: Pensiamo al secolo scorso, i poveri cristiani russi che per il solo fatto di essere cristiani erano mandati in Siberia a morire di freddo: e loro dovevano pregare per il governante boia che li mandava lì? Ma come mai? E tanti lo hanno fatto: hanno pregato. E ancora: Pensiamo a Auschwitz e ad altri campi di concentramento: loro dovevano pregare per questo dittatore che voleva la razza pura e ammazzava senza scrupolo, e pregare perché Dio li benedicesse, a tutti questi! E tanti lo hanno fatto. Da qui l’invito che scuote le coscienze: «Pregare per quello che ti sta per ammazzare, che cerca di ammazzarti, di distruggerti...».

 Un aiuto viene dalla Scrittura stessa, nella quale ci sono due preghiere che ci fanno entrare in questa logica difficile di Gesù: la preghiera di Gesù per quelli che lo uccidevano — “perdonali, Padre” — e anche li giustifica: “Non sanno cosa fanno”. Perdono: chiede perdono per loro. C’è poi anche Stefano che fa lo stesso nel momento del martirio: “Perdonali”.  

 Nelle famiglie è tanto difficile, a volte, perdonarsi. Capita, ad esempio, ai coniugi dopo qualche disputa, o al figlio chiedere il perdono al papà; e a volte è difficile anche perdonare la suocera. Ogni giorno si sperimenta la difficoltà di perdonare persino le persone che amiamo di più. Ma addirittura perdonare coloro che ti stanno ammazzando, che vogliono farti fuori... Non solo perdonare: pregare per loro, perché Dio li custodisca! Di più: amarli. Appare difficile. Soltanto la parola di Gesù può spiegare questo. Io non riesco ad andare oltre.

 Perciò rileggiamo le parole di Gesù : «“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro”. Che è universale, fa uscire il sole per i buoni e per i cattivi. Un passo che culmina nell’invito: «Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Chiediamo al Signore di capire qualcosa di questo mistero cristiano, e chiedere la grazia di essere perfetti, come il Padre che tutti i suoi beni dà ai buoni e ai cattivi.

 (Meditazione mattutina nella cappella della donus Sanctae Marthae - Martedì, 19 giugno 2018)

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Luglio 2018 16:28
 
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