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n° 25 Sabato 30 Giugno 2018

 

EDITORIALE

 SANTI PIETRO E PAOLO

SAN-PIETRO-E-PAOLO-2018Il 29 giugno la Chiesa celebra la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Due apostoli con storie diverse, con carismi diversi nella Chiesa, ma con la stessa finalità: la Gloria di Dio e l’annuncio del Vangelo. La storia di Pietro la conosciamo molto bene, grazie anche ai vangeli e agli Atti. Pescatore, tra i primi discepoli a seguire Gesù. I Vangeli denotano molto bene la sua figura e la sua fede. Forse è quello che più rappresenta tutti noi, capace di fare la sua professione di fede e nello stesso tempo voler mettere la propria volontà al posto di quella di Dio; dichiarare di voler dare la vita per il Signore, ma rinnegarlo poco dopo. La vita di san Pietro la possiamo dividere in due punti: prima e dopo la risurrezione; l’evento che segna il passaggio dall’essere discepolo all’essere apostolo. La professione di fede, il rinnegamento, la corsa verso la tomba, riconoscere il Signore Risorto, annunciare la fede dopo aver ricevuto il dono dello Spirito Santo. Non ha paura delle persecuzioni, perché l’Amore per il Signore è più forte. A San Pietro il Signore affida un compito molto importante, come si denota in alcuni punti del Vangelo in modo particolare di Matteo, il compito di guidare la Chiesa.

Anche di San Paolo conosciamo bene la sua storia, come ci raccontano gli Atti degli Apostoli. Fervente giudeo che all’inizio non accetta i cristiani, li perseguita e fu presente al martirio di Stefano. Dopo un lungo periodo in cui perseguitava i cristiani, lungo il cammino verso Damasco ha l’incontro con il Signore, la tradizione ci da l’immagine di lui che cade da cavallo, ma l’aspetto più importante è sicuramente il suo rimanere cieco, solo attraverso l’intercessione di Anania ritrova la luce e inizia la sua conversione. Ha incontrato il Risorto, è entrato nella sua vita. Da qua inizia una nuova vita per Saulo…da ora inizia Paolo. Anche lui rappresenta un po’ la vita di molti cristiani, quanti lontani dal Signore hanno poi sperimentato la sua grandezza? Quante volte ci siamo sentiti nelle tenebre e siamo riusciti a trovare la luce? San Paolo sarà chiamato l’apostolo delle genti, infatti dopo la sua conversione e il mettersi davanti al Signore, inizierà la sua missione di annunciare il Vangelo. Tante le comunità da lui fondate e i viaggi da lui fatti.

Cosa unisce questi due santi, con due storie tanto diverse? Innanzitutto l’incontro con il Signore e la passione nell’annunciare il Vangelo. Ma poi come ben sappiamo entrambi hanno versato il loro sangue a Roma. Paolo, che essendo cittadino romano subì il martirio per decapitazione, presso il colle dove ora sorge la Basilica di San Paolo fuori le mura. Pietro subì il martirio, in seguito alle persecuzioni di Nerone dopo l’incendio di Roma, crocifisso presso il colle Vaticano a testa in giù.

Queste due figure di santi sono state volute celebrare assieme perché rappresentano la chiesa nascente, il suo fare unità attorno alla figura del Vicario di Cristo (Pietro) e il suo mandato di annunciare a tutti i popoli il Vangelo (Paolo).

 

RAGGI DI SOLE

 LA POZZANGHERA

 POZZANGHERA-30062018C'era una volta una piccola pozzanghera. Era felice di esistere e si divertiva maliziosamente quando schizzava qualcuno con l'aiuto di un'automobile. Aveva paura solo di una cosa: del sole. «È la morte delle pozzanghere» pensava rabbrividendo.

Un poeta che camminava con la testa sognante finì dentro alla pozzanghera con tutti e due i piedi, ma invece di arrabbiarsi fece amicizia con lei. «Buongiorno» disse, e la pozzanghera rispose: «Buongiorno!». «Come sei arrivata quaggiù?» chiese il poeta. Invece di rispondere la pozzanghera raccolse tutte le sue forze e rispecchiò la volta celeste. Parlarono a lungo del Grande Padre, la pioggia, e del fatto che la pozzanghera aveva tanta paura del sole. Il buon poeta volle farle passare quella paura. Le parlò dell'incredibile vastità del mare, del guizzare dei pesci e della gioia delle onde. Le raccontò anche che il mare era la patria e la madre di tutte le pozzanghere del mondo e che la vita della terra e del mare era dovuta al sole. Anche la vita delle pozzanghere. La sera abbracciò il poeta e la pozzanghera ancora assorti nel loro muto dialogo. Alcuni giorni dopo, il poeta tornò dalla sua umida amica. La trovò che danzava nell'aria alla calda luce del sole. La pozzanghera spiegò: «Grazie a te ho capito. Quando il sole mi ha avvolto con la sua tenerezza, non ho più avuto paura. Mi sono lasciata prendere e ora parto sulle rotte delle oche selvatiche che mi indicano la via verso il mare. Arrivederci e non mi dimenticare».

Da quando s’affaccia dietro le montagne risvegliandosi al mattino con le prime luci dell’aurora, fino a quando s’inabissa infuocando il mare di sera al tramonto, il sole svolge il suo compito d’illuminare la terra e riscaldarla con i suoi raggi avvolgenti come le braccia di un papà e di una mamma che cullano il loro bambino. Ma nell’arco intero del giorno e della notte c’è un altro Sole che si prende cura di tutte le sue creature con i palpiti di un cuore di Padre e di Madre, mentre noi figli dondoliamo coccolati nel suo grembo di amore. E se il vento rabbioso s’infuria e le nubi s’addensano scure di pioggia minacciando temporali, siamo sempre al sicuro, protetti dalla tenerezza di questo Sole. «Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò timore?» Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò paura? (Salmo 26,1).                             

           Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 La festa della fogarina a Moneta.

MESSA-FOGARINA--2018C'era apprensione tra i membri del comitato festeggiamenti S. Maria Maddalena e natività di Maria Bambina per la festa della fogarina a Moneta, date le previsioni di vento forte. Ma, come ha detto il parroco don Andrea Domanski, evidentemente hanno saputo pregare bene, così il Signore ci ha graziati e sabato 23 giugno, vigilia di San Giovanni Battista, una bellissima serata ha permesso ai presenti di partecipare con entusiasmo alla festa nella piazza don Giuseppe Riva! La messa è stata celebrata dal parroco e concelebrata da don Ottorino che, insieme al gruppo degli scout, stava facendo il campo scuola nell'oratorio parrocchiale di Moneta. Egli è un assiduo frequentatore della nostra isola dai tempi di don Giuseppe Riva.

Le voci del coro S. Giovanni Paolo II hanno animato la celebrazione alla quale ha partecipato un bel numero di persone e ha visto la presenza della confraternita del Getsemani.

In rappresentanza dell'amministrazione comunale era presente la consigliera delegata al demanio Emilia Malleo.

Il comitato festeggiamenti, che particolarmente in questo 250esimo anniversario della fondazione della parrocchia di S. Maria Maddalena, sta lavorando alacremente, ha partecipato attivamente alla messa, occupandosi delle letture e della processione offertoriale.

 FOGARINA-30062018Durante l'omelia don Andrea ha messo in risalto la figura di S. Giovanni Battista, del quale si celebrava la nascita e come ogni anno viene messo in evidenza il fuoco, simbolo di purificazione che rimanda al battesimo. Dopo la messa, il comitato che era quasi al completo (mancava qualcuno per motivi di lavoro) ha servito per la cena oltre trecento pasti, mentre "i mastri frijiolai" hanno preparato più di ottocento frittelle, sempre molto apprezzate e gradite da tutti. La cena "insieme" ha dato l'occasione ai presenti di scambiare due chiacchere con gli amici, ma anche di fare nuove conoscenze con i turisti arrivati nell'isola per trascorrere le vacanze.

 Il gruppo musicale "Stazzi Uniti" ha animato la serata con le sue belle musiche, coinvolgendo i presenti in balli di gruppo e non. La benedizione del fuoco da parte di don Andrea dopo l'accensione della mitica fogarina: molto bello il fantoccio in cima alla catasta ad opera del giovane Federico Lai al quale va un particolare ringraziamento. La fogarina è sempre uno spettacolo che attira grandi e piccoli: è bello vedere le fiamme consumarsi e le scintille salire su nel cielo formando giochi di luce. Una volta si faceva in ogni rione dell'isola, ora solo Moneta ha il privilegio di portare avanti quest'antica tradizione. Al comitato, che grazie al suo infaticabile impegno, ci ha regalato questa serata bellissima e veramente speciale, con una festa così ben riuscita, vanno i ringraziamenti del parroco e di tutta la comunità!

Maria Vitiello

 

■ I nostri migliori auguri a Sua Eminenza Mons. Angelo Becciu

CARD.-BECCIU-30062018 che giovedì 28 giugno ha ricevuto dal Santo Padre Francesco la porpora cardinalizia. Monsignor Angelo Becciu è stato sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano. Andrà a ricoprire dal primo settembre il ruolo di prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

 Nativo di Pattada in provincia di Sassari, mons. Becciu dopo la laurea in diritto canonico riceve l'ordinazione sacerdotale nel 1972 dalle mani del vescovo Francesco Cogoni, allora ordinario della diocesi di Ozieri.

 Dopo essersi laureato in Diritto canonico entra a far parte del servizio diplomatico della Santa Sede nel 1984 prestando la sua opera per molti anni in varie nunziature apostoliche nel mondo, tra le quali quelle nella Repubblica Centrafricana, in Nuova Zelanda, in Liberia, nel Regno Unito, in Francia e negli Stati Uniti d'America.

 Il 15 ottobre 2001 san Giovanni Paolo II lo nomina nunzio apostolico in Angola e arcivescovo titolare di Roselle e un mese dopo anche nunzio a São Tomé e Príncipe. Il successivo 1º dicembre 2001 riceve a Pattada la consacrazione episcopale dalle mani del card. Angelo Sodano, allora Segretario di Stato Vaticano. Il 23 luglio 2009 Papa Benedetto XVI lo trasferisce alla nunziatura apostolica di Cuba.

 Il 10 maggio 2011 è ancora Benedetto XVI a nominarlo Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato succedendo all'arcivescovo Fernando Filoni, nominato prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Incarico che gli viene confermato nel 2013 da Papa Francesco. Il 2 febbraio 2017 il Pontefice lo nomina delegato speciale presso il Sovrano militare Ordine di Malta per risolvere la crisi affrontata dell'Ordine.

 Ha presieduto la festa di S. Maria Maddalena l’anno scorso.

   Comunicato Diocesi Tempio – Ampurias. In seguito alla rinuncia del Reverendo don Salvatore Matta per raggiunti limiti di età, Sua Eccellenza Monsignor Sebastiano Sanguinetti, in data 25 giugno 2018 ha nominato il Reverendo Canonico Paolo Pala, parroco della Parrocchia S. Maria delle Grazie in Palau.

   ■ Ordinazioni Diaconali e Sacerdotali

 Venerdì 29 Giugno, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, presso la Chiesa Cattedrale San Pietro Apostolo in Tempio, sua Ecc.za Mons. Sebastiano Sanguinetti ha ordinato tre diaconi e due sacerdoti. I sacerdoti sono don Giuliano Oggiano, della parrocchia SS. Vergine di Pompei, don Dario D’Angelo, della parrocchia Cattedrale San Pietro Ap. in Tempio Pausania. Un grande dono per la nostra comunità diocesana come ha sottolineato il Vescovo; costoro entrano a far parte del presbiterio, che li accoglie come in una famiglia e li accompagna nel loro cammino, entrambi hanno finito il loro percorso di studi e di specializzazione ed ora si mettono a servizio della comunità diocesana nel loro ministero sacerdotale. I diaconi (“diaconia” = servizio) sono Cesare Nicolai, della parrocchia Santa Giusta in Calangianus, che ha fatto tutto il percorso di cammino teologico e seminariale, vivrà ora il periodo di preparazione all’ordinazione sacerdotale; Igino Faraglia, della parrocchia Sacra Famiglia in Olbia, nominato vice direttore della Caritas diocesana; Salvatore Scugugia della parrocchia Santa Maria della Neve in Arzachena. Questi ultimi due sono diaconi permanenti: il diaconato permanente, ossia non finalizzato al sacerdozio, è un ministero «della soglia» in quanto chi lo svolge è chiamato a stare fra il mondo e il sacro; chiamato all’annuncio attraverso la carità, chiamato a collaborare strettamente con il Vescovo e i sacerdoti; ha anche il compito di “santificare", un ruolo importante nella liturgia; il suo servizio passa dalla mensa della Parola e dell’Eucaristia alla mensa dei poveri.

 Da parte di tutta la comunità maddalenina i più fervidi auguri di buon ministero a tutti costoro, che il Signore li guidi nella loro missione. Ad maiorem Dei Gloria.

  Presentazione dell’incontro - dibattito che avrà luogo nel salone delle conferenze dell’Oasi Serena venerdì 6 luglio alle ore 19.00: “Coscienza e cervello. Pochi argomenti hanno affascinato l’uomo più dello studio della coscienza. Storicamente la coscienza è stata studiata in molti ambiti, soprattutto dal punto di vista religioso e filosofico. Ora con la comparsa di nuovi paradigmi teorici tra cui spicca quello cognitivo e neuroscientifico e con le nuove tecnologie tra cui l’elettroencefalogramma ad alta definizione, la stimolazione magnetica transcranica e la Risonanza Magnetica cerebrale funzionale, c’è stata una crescita di interesse da parte dell’ambiente scientifico per questo argomento. Si parte dalla definizione clinica di coscienza: uno stato di piena consapevolezza di sé stessi e della propria relazione con l’ambiente circostante. Si analizzano quali sono le sedi cerebrali dove origina la coscienza; quali sono gli stati neurologici, che insorgono quando c’è l’assenza di coscienza per patologie che coinvolgono il nostro cervello iniziando dallo stato di coma. Che cosa si intende per stato vegetativo? In che cosa consiste invece lo stato di minima coscienza? Problematiche molto serie, impegnative che vedono coinvolti i medici, i paramedici, i giuristi, i religiosi, i mass media e soprattutto i familiari e chi è personalmente colpito nel prendere dolorose e impegnative decisioni (DAT, donazione di organi, accanimento terapeutico ecc.).”

 Dott. Mirco Bagatto

 

(Dott. Mirco Bagatto laureato in medicina e chirurgia, specializzato in Neurochirurgia con diversi corsi a livello nazionale e internazionale; intensa attività operatoria, oltre 3000 mila interventi come primo operatore, e attività scientifica con la pubblicazione degli articoli nelle riviste del settore).

 

  ■ Gli albori dell’Istituto segnati dalla Beata suor Nicoli.

BEATA-SUOR-NICOLI-2018Gli albori dell’Istituto San Vincenzo sono segnati dalla presenza della Beata suor Giuseppina Nicoli, superiora a Sassari, che incoraggiata dall’arcivescovo mons. Emilio Parodi (vincenziano) e dalle Missioni Popolari di Padre Giovanni Battista Manzella (vincenziano) gettò le basi di una presenza vincenziana lunga 115 anni. In effetti le suore “francesi” giunsero per la prima volta a La Maddalena nel 1896. Scopo della loro presenza era quello di prestare assistenza presso l'Ospedale Militare. La presenza vincenziana si consolidò pochi anni dopo. Fu il parroco can. Antonio Vico, con suor Sodano, superiora presso l’Ospedale Militare ad accogliere, il 15 giugno 1903, al molo di Cala Gavetta, suor Pizzorno e suor Barberis, giunte con l’incarico di organizzare l’apertura della Casa (poi Istituto) San Vincenzo. Prima superiora fu suor Teresa Fior che inaugurò la Casa San Vincenzo il 15 luglio 1903. Era giunta a La Maddalena accompagnata dalla Beata suor Giuseppina Nicoli. Rimase qui pochi anni. Le succedette nel 1907 suor Stella e due anni dopo, nel 1909, anche in questo caso accompagnata dalla Beata suor Giuseppina Nicoli, giunse suor Maria Elisa Gotteland. Fin dai primi anni della sua permanenza la nuova superiora (rimase qui fino alla sua morte avventa nel 1940) trasformò l'Istituto non solo in un grande centro religioso di assistenza e di carità ma anche in una poderosa macchina educativa e culturale intelligentemente organizzata per convertire l’Arcipelago, fino ad allora prevalentemente massone e socialista, al cattolicesimo.

 Claudio Ronchi

 

 Condoglianze ai familiari di Antonello Masala e Salvatore Pilo che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

 Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Giovedì 5 luglio ore 21.30 triduo di preparazione alla festa della Madonna della Pace a Stagnali.

  2. Venerdì 6 luglio primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 17.00.

 Alle ore 19.00 nella sala delle conferenze dell’Oasi Serena la conferenza del dott. Mirco Bagatto, neurochirurgo in pensione di Udine sul tema: “Coscienza e cervello”. Tra argomenti trattati: accanimento terapeutico, stato vegetativo, donazione di organi, DAT e altri (vedi presentazione a parte).

3. Sabato 7 luglio ore 19.00 S. Messa nella cappella Stella Maris del Villaggio Piras (per i mesi di luglio e agosto).

 4. Domenica 8 luglio la festa della Madonna della Pace a Stagnali.

 Ore 18.30 S. Messa solenne, la processione e benedizione del mare e delle barche.

 A seguire la cena: sagra del polpo e intrattenimento musicale.

 

Avvisi

 Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Da domenica 1 luglio fino all’ultima domenica di agosto gli orari delle Messe domenicali e festive avranno il seguente orario:

 Ore 7.30 a Santa Maria Maddalena

 Ore 8.30 al Bambino Gesù (Due Strade).

 Ore 10.00 a Santa Maria Maddalena.

 Ore 18.00 alla Sacra Famiglia (Crocetta).

 Ore 19.00 a Santa Maria Maddalena.

 Ore 21.00 a Santa Maria Maddalena.

 2) Martedì 3 luglio

 * Festa di San Tommaso apostolo.

 3) Mercoledì 4 luglio

 * Ore 15.45: S.Messa in cimitero.

 4) Giovedì 5 luglio

 * Ore 16.00: esposizione solenne del Santissimo Sacramento. Ore 18.00: preghiera per le vocazioni, Rosario meditato, Vespri e benedizione solenne.

 5) Venerdì 6 luglio

 * Ore 17.00 nella chiesa del Bambino Gesù, esposizione del Santissimo Sacramento, ore 18.00 santa Messa.

 6) Sabato 7 luglio

 * Pellegrinaggio all’isola di Lavezzi con santa Messa presso le rovine dell’antico monastero. Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano (tel. 3491534378) o in sacrestia.

 * Nella notte Don Davide partirà, con un gruppo di maddalenini, in pellegrinaggio a Lourdes organizzato dall’OFTAL (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes).

 7) Venerdì 13 luglio

 Inizio della Novena a S. Maria Maddalena.

 

Orari delle Messe

 nelle Chiese dell’Isola

 

Parrocchia

 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Domenica ore 9.00 Moneta

 Ore 19.00 Stagnali

 Sabato e prefestivi ore 18.00.

 Feriali: lunedì ore 8.00

 Martedì – venerdì ore 18.30.

 

 Parrocchia

 Madonna della Medaglia Miracolosa

   Sabato ore 18.30

 

Parrocchia

 Santa Maria Maddalena

 Sante Messe nei Giorni Festivi

 Ore 7.30 Santa Maria Maddalena

 Ore 8.30 Bambino Gesù (Due Strade).

 Ore 10.00 Santa Maria Maddalena.

 Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule).

 Ore 19.00 Santa Maria Maddalena.

 Ore 21.00 Santa Maria Maddalena.

 

Sante Messe nei giorni Prefestivi

 Ore 17.30 Sabato: Cappella Ospedale Civile

 Ore 19.00 Sabato Chiesa S. Maria Maddalena

 

Sante Messe nei giorni Feriali

 Ore 08.30 Chiesa S. Maria Maddalena

 Ore 19.00 Chiesa S. Maria Maddalena

 

M A G I S T E R O

 OGNI NASCITA DI UN FIGLIO RISVEGLIA LA GIOIA, LO STUPORE, LA GRATITUDINE

 La nascita di S.Giovanni Battista è l’evento che illumina la vita dei suoi genitori Elisabetta e Zaccaria, e coinvolge nella gioia e nello stupore i parenti e i vicini. Questi anziani genitori avevano sognato e anche preparato quel giorno, ma ormai non l’aspettavano più: si sentivano esclusi, umiliati, delusi: non avevano figli. Di fronte all’annuncio della nascita di un figlio (cfr Lc 1,13), Zaccaria era rimasto incredulo, perché le leggi naturali non lo consentivano: erano vecchi, erano anziani; di conseguenza il Signore lo rese muto per tutto il tempo della gestazione. È un segnale. Ma Dio non dipende dalle nostre logiche e dalle nostre limitate capacità umane. Bisogna imparare a fidarsi e a tacere di fronte al mistero di Dio e a contemplare in umiltà e silenzio la sua opera, che si rivela nella storia e che tante volte supera la nostra immaginazione.

E ora che l’evento si compie, ora che Elisabetta e Zaccaria sperimentano che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37), grande è la loro gioia. Elisabetta sceglie un nome estraneo alla tradizione di famiglia e dice: «Si chiamerà Giovanni», dono gratuito e ormai inatteso, perché Giovanni significa “Dio ha fatto grazia”. E questo bambino sarà araldo, testimone della grazia di Dio per i poveri che aspettano con umile fede la sua salvezza. Zaccaria conferma inaspettatamente la scelta di quel nome, scrivendolo su una tavoletta – perché era muto –, e «all’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava normalmente, benedicendo Dio» .

Tutto l’avvenimento della nascita di Giovanni Battista è circondato da un gioioso senso di stupore, di sorpresa e di gratitudine. Stupore, sorpresa, gratitudine. La gente è presa da un santo timore di Dio «e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose». Il popolo fedele intuisce che è accaduto qualcosa di grande, anche se umile e nascosto, e si domanda: «Che sarà mai questo bambino?». Guardiamo quella gente che chiacchierava bene su questa cosa meravigliosa, su questo miracolo della nascita di Giovanni, e lo faceva con gioia, era contenta, con senso di stupore, di sorpresa e gratitudine. E guardando questo domandiamoci: come è la mia fede? È una fede gioiosa, o è una fede sempre uguale, una fede “piatta”? Ho senso dello stupore, quando vedo le opere del Signore, quando sento parlare dell’evangelizzazione o della vita di un santo, o quanto vedo tanta gente buona: sento la grazia, dentro, o niente si muove nel mio cuore? So sentire le consolazioni dello Spirito o sono chiuso? Ho “assaggiato” nell’anima quel senso dello stupore che dà la presenza di Dio, quel senso di gratitudine? Pensiamo a queste parole, che sono stati d’animo della fede: gioia, senso di stupore, senso di sorpresa e gratitudine.

La Vergine Santa ci aiuti a comprendere che in ogni persona umana c’è l’impronta di Dio, sorgente della vita. Lei, Madre di Dio e Madre nostra, ci renda sempre più consapevoli che nella generazione di un figlio i genitori agiscono come collaboratori di Dio. Una missione veramente sublime che fa di ogni famiglia un santuario della vita e risveglia – ogni nascita di un figlio – la gioia, lo stupore, la gratitudine. (Angelus - Domenica 24 Giugno 2018 )

 

ACCETTARE LA VITA UMANA COME DONO DI DIO

 Esiste una vita umana concepita, una vita in gestazione, una vita venuta alla luce, una vita bambina, una vita adolescente, una vita adulta, una vita invecchiata e consumata – ed esiste la vita eterna. Esiste una vita che è famiglia e comunità, una vita che è invocazione e speranza. Come anche esiste la vita umana fragile e malata, la vita ferita, offesa, avvilita, emarginata, scartata. È sempre vita umana. È la vita delle persone umane, che abitano la terra creata da Dio e condividono la casa comune a tutte le creature viventi. Il lavoro “bello” della vita è la generazione di una persona nuova,   l’iniziazione alla vita di figli di Dio, in Gesù Cristo.

Quando consegniamo i bambini alla privazione, i poveri alla fame, i perseguitati alla guerra, i vecchi all’abbandono, non facciamo noi stessi, invece, il lavoro “sporco” della morte? Da dove viene, infatti, il lavoro sporco della morte? Viene dal peccato. Il male cerca di persuaderci che la morte è la fine di ogni cosa, che siamo venuti al mondo per caso e siamo destinati a finire nel niente. Escludendo l’altro dal nostro orizzonte, la vita si ripiega su di sé e diventa bene di consumo. L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato.

Occorre procedere in un accurato discernimento delle complesse differenze fondamentali della vita umana . La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto». La sapienza cristiana deve riaprire con passione e audacia il pensiero della destinazione del genere umano alla vita di Dio, che ha promesso di aprire all’amore della vita, oltre la morte, l’orizzonte infinito di amorevoli corpi di luce, senza più lacrime.

(Discorso ai partecipanti all'assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita - 25 giugno 2018)

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI: L’amore di Dio precede la legge e le dà senso

 I comandamenti sono le parole di Dio al suo popolo perché cammini bene; parole amorevoli di un Padre. Le dieci Parole iniziano così: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). Questo inizio sembrerebbe estraneo alle leggi vere e proprie che seguono. Ma non è così.

Perché questa proclamazione che Dio fa di sé e della liberazione? Perché si arriva al Monte Sinai dopo aver attraversato il Mar Rosso: il Dio di Israele prima salva, poi chiede fiducia. Ossia: il Decalogo comincia dalla generosità di Dio. Dio mai chiede senza dare prima. Mai. Prima salva, prima dà, poi chiede. Così è il nostro Padre, Dio buono.

E capiamo l’importanza della prima dichiarazione: «Io sono il Signore, tuo Dio». C’è un possessivo, c’è una relazione, ci si appartiene. Dio non è un estraneo: è il tuo Dio. Questo illumina tutto il Decalogo e svela anche il segreto dell’agire cristiano, perché è lo stesso atteggiamento di Gesù che dice: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi» (Gv 15,9). Cristo è l’amato dal Padre e ci ama di quell’amore. Lui non parte da sé ma dal Padre. Spesso le nostre opere falliscono perché partiamo da noi stessi e non dalla gratitudine. E chi parte da sé stesso, dove arriva? Arriva a sé stesso! È incapace di fare strada, torna su di sé.

La vita cristiana è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso. I cristiani che seguono solo dei “doveri” denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è “nostro”. Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede. Come può un giovane desiderare di essere cristiano, se partiamo da obblighi, impegni, coerenze e non dalla liberazione? Ma essere cristiano è un cammino di liberazione! I comandamenti ti liberano dal tuo egoismo e ti liberano perché c’è l’amore di Dio che ti porta avanti. La formazione cristiana non è basata sulla forza di volontà, ma sull’accoglienza della salvezza, sul lasciarsi amare: prima il Mar Rosso, poi il Monte Sinai. Prima la salvezza: Dio salva il suo popolo nel Mar Rosso; poi nel Sinai gli dice cosa deve fare. Ma quel popolo sa che queste cose le fa perché è stato salvato da un Padre che lo ama.

La gratitudine è un tratto caratteristico del cuore visitato dallo Spirito Santo; per obbedire a Dio bisogna anzitutto ricordare i suoi benefici.   Dove ci porta tutto ciò? A fare esercizio di memoria: quante cose belle ha fatto Dio per ognuno di noi! Quanto è generoso il nostro Padre celeste! Quante cose belle ha fatto Dio per me? Questa è la domanda. In silenzio ognuno di noi risponda. Quante cose belle ha fatto Dio per me? E questa è la liberazione di Dio. Dio fa tante cose belle e ci libera.

Eppure qualcuno può sentire di non aver ancora fatto una vera esperienza della liberazione di Dio. Questo può succedere. Potrebbe essere che ci si guardi dentro e si trovi solo senso del dovere, una spiritualità da servi e non da figli. Cosa fare in questo caso? Come fece il popolo eletto. Dice il libro dell’Esodo: «Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Dio ascoltò il loro lamento, Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2,23-25). Dio pensa a me.

L’azione liberatrice di Dio posta all’inizio del Decalogo – cioè dei comandamenti - è la risposta a questo lamento. Noi non ci salviamo da soli, ma da noi può partire un grido di aiuto: “Signore salvami, Signore insegnami la strada, Signore accarezzami, Signore dammi un po’ di gioia”. Questo è un grido che chiede aiuto. Questo spetta a noi: chiedere di essere liberati dall’egoismo, dal peccato, dalle catene della schiavitù. Questo grido è importante, è preghiera, è coscienza di quello che c’è ancora di oppresso e non liberato in noi. Ci sono tante cose non liberate nella nostra anima. “Salvami, aiutami, liberami”. Questa è una bella preghiera al Signore. Dio attende quel grido, perché può e vuole spezzare le nostre catene; Dio non ci ha chiamati alla vita per rimanere oppressi, ma per essere liberi e vivere nella gratitudine, obbedendo con gioia a Colui che ci ha dato tanto, infinitamente più di quanto mai potremo dare a Lui. È bello questo. Che Dio sia sempre benedetto per tutto quello che ha fatto, fa e farà in noi! (Udienza Generale - Mercoledì 27/06/2018)

 

 
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