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Scritto da Administrator   

n° 18 Sabato 12 Maggio 2018

EDITORIALE

 La verità vi farà liberi.

Fake news e comunicatori di pace

 Domenica prossima, solennità dell’Ascensione del Signore, si celebra anche la Giornata delle Comunicazioni sociali alle quali la Chiesa da molta importanza perché la comunicazione umana è condividere il vero, il buono e il bello. Per quella Giornata il Papa è solito rivolgere un messaggio a tutti i cattolici. Quest’anno ha voluto ricordare la parola di Gesù che dice: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32), ed ha invitato a riflettere sul fenomeno delle “notizie false” cosi dette “fake news”. L’uomo seguendo il proprio orgoglioso egoismo può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare, dando informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti, ma allettanti. È la strategia del “serpente astuto” di cui parla il libro della Genesi, il quale, ai primordi dell’umanità, si rese artefice della prima fake news che portò alle tragiche conseguenze del peccato con innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato. Il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità. Essere persone libere dalla bramosia, pronte all’ascolto e che attraverso la fatica di un dialogo sincero, lasciano emergere la verità. Nel suo messaggio il Papa invita i giornalisti e tutti i comunicatori sociali ad essere promotori di pace. La sua esortazione riguarda quanti lavorano a Radio Arcipelago, a Maddalena TV, sui vari mezzi di comunicazione sociale, quanti scrivono sul Bollettino interparrocchiale, riguarda tutti perché tutti siamo comunicatori.

Ispirandosi ad una preghiera francescana, il Papa termina il suo messaggio rivolgendosi alla Verità in persona:

Signore fa di noi strumenti della tua pace.

Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.

Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.

Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.

Tu sei fedele e degno di fiducia; fa che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:

dove c’è rumore, fa che pratichiamo l’ascolto;

dove c’è confusione, fa che ispiriamo armonia;

dove c’è ambiguità, fa che portiamo chiarezza;

dove c’è esclusione, fa che portiamo condivisione;
dove c’è sensazionalismo, fa che usiamo sobrietà;

dove c’è superficialità, fa che poniamo interrogativi veri;

dove c’è pregiudizio, fa che suscitiamo fiducia;

dove c’è aggressività, fa che portiamo rispetto;

dove c’è falsità, fa che portiamo verità. Amen.

D.D.

 

RAGGI DI SOLE

 LA NOSTRA LANTERNA

LUCERNA-12052018Nei tempi remoti, in Giappone, si usavano lanterne di carta e di bambù con le candele dentro. Una notte, a un cieco che era andato a trovarlo, un tale offrì una lanterna da portarsi a casa. «A me non serve una lanterna», disse il cieco. «Buio o luce per me sono la stessa cosa». «Lo so che per trovare la strada a te non serve una lanterna», rispose l'altro, «ma se non l'hai, qualcuno può venirti addosso. Perciò devi prenderla». Il cieco se ne andò con la lanterna, ma non era ancora andato molto lontano quando si sentì urtare con violenza. «Guarda dove vai!», esclamò il cieco allo sconosciuto. «Non vedi questa lanterna?». «La tua candela si è spenta, fratello», rispose lo sconosciuto. La nostra esistenza si sta svolgendo in un chiaroscuro di luci e di ombre. Anche nelle giornate più serene ogni tanto si affaccia qualche nuvoletta dispettosa o qualche nuvolone temporalesco, e allora tutto diventa grigio e buio. Nel nostro cuore un giorno è stata accesa una luce tutta speciale. Il celebrante aveva consegnato ai nostri cari una piccola candela che è stata accesa attingendo la fiamma dal Cero pasquale, simbolo di Gesù “Luce del mondo”. E aveva pronunciato queste solenni parole: “A voi è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato dal Cristo, viva sempre come figlio della luce….”. Nella lanterna del nostro cuore, “quella candela” è rimasta ancora accesa o languisce o si è spenta?... 

            Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Pellegrinaggio nei luoghi di Padre Pio e San Francesco.

PELLEGRINI-PADRE-PIO-2018È rientrato giovedì 10 maggio il gruppo di 25 fedeli che, sotto la guida spirituale di Don Davide Mela, ha partecipato per una settimana al Pellegrinaggio Parrocchiale 2018, organizzato dal Gruppo di preghiera Padre Pio di La Maddalena.

Cinque i luoghi sacri visitati: Pescara, San Giovanni Rotondo, Monte Sant'Angelo, Assisi, LaVerna. La prima tappa a Pescara ha permesso ai pellegrini di incontrare Padre Guglielmo Alimonti, ultimo dei confratelli diretti di San Pio da Pietrelcina. Presso la sua chiesa abbiamo partecipato alla Santa Messa, da lui stesso celebrata in maniera carismatica, con mistica sofferenza durante l’elevazione eucaristica: dal suo volto e dal suo sguardo era facile intuire quanto San Pio gli avesse lasciato in eredità.

Giunti quindi a San Giovanni Rotondo, per tre giorni abbiamo respirato aria di sacralità, tuffandoci con entusiasmo e vera partecipazione emotiva nella preghiera di ringraziamento e di esternazione delle intenzioni non solo per noi stessi, ma anche per quanti della comunità maddalenina ci avevano chiesto preghiere.

Il giorno 4 maggio il pellegrinaggio del mattino ha fatto tappa a Monte Sant’Angelo, luogo santo per la grotta sotterranea dell’Arcangelo Michele, presso la quale si fermavano i Crociati in partenza per la conquista di Gerusalemme, per affidare a Dio le loro intenzioni. Durante la Messa, concelebrata da Don Davide, abbiamo pregato in modo particolare contro l’opera negativa del demonio, avverso il quale si scaglia con successo proprio l’Arcangelo Michele.

La nostra presenza in San Giovanni Rotondo è purtroppo coincisa con la morte del suo Vescovo, Mons. Michele Castoro: la notizia ci ha sconvolto ed emozionato a dismisura, considerando l’umanità ed il carisma di questo Pastore che “puzzava di pecore” per la sua costante vicinanza al popolo di Dio. Il dolore ha colpito in modo particolare il Presidente del

nostro Gruppo di preghiera, Paolo Provenzano, che lo conosceva da anni in maniera fraterna e ne apprezzava le virtù di umiltà, disponibilità e operatività. In questa triste occasione ci siamo raccolti in preghiera, partecipando alle funzioni religiose che si sono svolte durante l’esposizione del suo corpo ai fedeli.

La visita giornaliera alla Cripta e alle spoglie mortali di Padre Pio, la visita alla Casa Sollievo della Sofferenza e al Centro di Oncologia Pediatrica, la partecipazione alla Fiaccolata Mariana hanno scandito la nostra permanenza a San Giovanni Rotondo. Il gruppo è riuscito anche a raccogliere una somma di 870 Euro, che è stata offerta dal nostro Presidente alla Casa di accoglienza dei familiari dei bambini degenti nel reparto di Oncologia.

Il Pellegrinaggio è proseguito per altri tre giorni nei luoghi cari a San Francesco: Assisi e La Verna. Alla Porziuncola don Davide ha potuto officiare Messa e tutti noi abbiamo vissuto attimi di intensa partecipazione emotiva. Nella stessa Porziuncola abbiamo partecipato anche all’elevazione della Supplica alla Madonna di Pompei. Le visite successive (per qualcuno anche all’Eremo di San Francesco e alla tomba del giovane Carlo Acutis in odore di santità) alla Chiesa di San Damiano, ai Luoghi e alla Basilica di Santa Chiara, dove si conserva il Crocifisso di San Damiano, di fronte al quale il Poverello di Assisi ha pregato e compreso la sua vocazione e missione, alle Basiliche Superiore ed Inferiore di San Francesco hanno entusiasmato e commosso i nostri cuori, rinvigorendo il nostro anelito all’umiltà, alla fratellanza e alla condivisione.

Un emozionatissimo Don Davide ha celebrato la Messa nella Basilica Inferiore di Assisi.

Ultima tappa è stata La Verna, località amena dell’Appennino Toscano, ove tra abeti secolari si erge il monastero creato da San Francesco, quando lì, trasferitosi in eremitaggio, ebbe da Dio in dono le Stimmate. Anche in questo santo luogo Don Davide ha potuto officiare Messa.

In conclusione è d’obbligo ringraziare gli organizzatori del Pellegrinaggio per la meticolosità con la quale hanno fissato i luoghi e i momenti del lungo itinerario di fede; è da sottolineare lo spirito di fratellanza, comunione e rispetto reciproco che si è respirato da subito nell’intero gruppo di partecipanti, che si è fatto realmente “Chiesa”; è da ringraziare in modo particolare l’operato della nostra Guida Spirituale Don Davide, che ha svolto in maniera ineccepibile il suo ruolo di Guida Spirituale, accompagnandoci con costanza in tutti i momenti delle nostre intense giornate, da buon Sacerdote, da buon amico, da buon moderatore nelle occasioni di riflessione collettiva. 

  Prof. Gianfranco Impagliazzo

 

■ La sessualità espressione dell’amore di Dio per noi. “Forte come la morte è l’amore” (Ct8,6), ha letto nel suo ultimo incontro con le famiglie don Valerio Baresi, soffermandosi con minuziosità su ogni aspetto del Cantico dei Cantici, trattando la bellezza della sessualità vissuta tra uomo e donna con la concretezza e la delicatezza che solo un uomo di Dio può avere.

È sorprendente riscoprire come coppia, come famiglia, un testo che spesso passa in secondo piano e accorgersi che quel testo parla proprio di noi, uomo e donna. Quella poesia che scorre tra le righe, tra metafore e simboli fortemente evocativi di un amore di “eros”, di passione, di tensione costante verso la persona che abbiamo scelto come compagna di vita, è per i cristiani che hanno risposto alla chiamata al matrimonio, che hanno detto un sì dinanzi al Creatore della Vita, che hanno deciso di consegnarsi al loro compagno per sempre, di appartenersi senza limiti. L’amore del Cantico dei Cantici è un amore bello, puro, l’amore che apprezza l’altro, l’amore che accoglie l’altro così com’è. Un amore tenace, che non si arrende, che non può essere arrestato. Questo amore è fatto di sguardi, è fatto di carezze, di baci, di complimenti, è fatto di corpo perché abbiamo un corpo ma è anche fatto di anima perché nell’unione carnale di due corpi avviene un miracolo grandioso, le anime si fondono perché io mi dono a te, e solo a te, nella totalità e tu ti doni a me, e solo a me, nella totalità. Non si parla di un amore astratto nel Cantico, ma di un amore reale, tangibile, un amore che parla di appartenenza. Come diceva don Valerio, è quell’amore che anche se si è distanti, ci fa essere insieme, perché mentre prepari la cena pensi a tuo marito, perché mentre sei a lavoro sommerso da pratiche burocratiche, pensi a lei, a tua moglie. Un amore esclusivo, che hai solo per tuo marito, per tua moglie. Un amore che ci fa essere in comunione costante.

Nel mondo che ci presenta il sesso come qualcosa di simile ad un atto ginnico slegato da tutti i suoi significati profondi e soprattutto slegato dall’amore, il rischio, da cristiani, è di considerare il sesso come qualcosa di sporco, di negativo, qualcosa da eliminare, dimenticando che invece è un dono di Dio e che come tale va accolto, gestito, curato. Nel Cantico dei Cantici emerge un vero e proprio equilibrio, consegnandoci una sessualità vissuta con gioia all’interno della coppia, che è espressione dell’amore di Dio per noi e dell’amore totalizzante per il prossimo. E chi è più prossimo di mio marito, di mia moglie? Per la commissione interparrocchiale di “Ciao Famiglia Insieme”,

Francesco e Annamaria Russello

 

Festa di Primavera a Stagnali. Tempo permettendo, domenica 13 maggio il Comitato Festeggiamenti 250 anni, anche in coincidenza con la festa della Mamma, organizza l'evento "Festa di Primavera". Col contributo di 10 euro, verrà proposto e servito un pranzo a base di chjusoni al sugo rigorosamente preparati a mano, carne arrosto novità e dolce. La giornata verrà allietata da musica live e da una piccola lotteria dedicata alle mamme che saranno presenti. Nella bellissima location di Stagnali, presso il CEA dell'Ente Parco verranno sistemati i tavoli per accogliere tutti coloro che vorranno partecipare. Considerata le sfavorevoli condizioni meteorologiche che hanno impedito lo scorso 1 maggio di realizzare la tradizionale scampagnata della Madonnetta, il Comitato confida in un "recupero" di quell'evento, auspicando un'ampia adesione.

a.s. Gianni Deriu

 

■ Le reliquie di Santa Rita a La Maddalena. Arriveranno venerdì mattina,1 giugno ad Olbia con la nave. Le porterà padre Bernardino, il rettore del santuario di Cascia. Una rappresentanza della nostra comunità si recherà ad Olbia per l’accoglienza. Le reliquie faranno probabilmente una breve sosta nei centri che si attraverseranno perché i devoti possano venerarle. Giungeranno quindi a La Maddalena accolte dalla devozione dei fedeli. Si farà una processione e la sera il vescovo Mons. Sanguinetti, celebrerà la santa Messa. Rimarranno nell’Isola fino al giorno tre solennità del Corpo e Sangue del Signore, ripartiranno il giorno 4 giugno. L’arrivo delle reliquie è un segno di gratitudine da parte della comunità di Cascia ai Sardi per l’aiuto ricevuto durante il terremoto di qualche anno fa, in particolare ai pastori sardi che con la bella usanza della “paradura”, hanno donato delle pecore per consentire ai pastori umbri che avevano perduto il gregge a causa del terremoto di poterlo ricostituire. Con le reliquie verranno circa 200 persone da Cascia e dai centri vicini, verranno rappresentanti del Comune, pastori e pellegrini. Molti di loro andranno negli alberghi ma non tutti se lo possono permettere. Non dimentichiamo che hanno subìto il terremoto. Si fa un appello, a chi ne ha la possibilità, ad accogliere due o tre persone per la notte del 1-2-3 giugno. Chi può dia il suo nominativo alle parrocchie. Al vitto ci penserà la Protezione civile. Il Comune di La Maddalena ha affidato agli “Istentales”, l’organizzazione dell’evento chiamato “Voci di maggio” che prevede in quei giorni anche musiche e canti.    

                                               D.D.

■ Profonda la devozione alla Vergine nell’Arcipelago.

VECCHIO-CAPPELLA-ISTITUTOÈ stata sicuramente grande, in passato, la devozione Mariana nell'Arcipelago, e a ciò ha sicuramente contribuito la presenza delle suore vincenziane giunte da queste parti alla fine dell'Ottocento. Ma anche prima di loro tale devozione era forte e radicata, particolarmente nei pescatori e nelle famiglie dei naviganti. Alla Vergine infatti madri, mogli e figli s'appellavano e lei invocavano per proteggere dai pericoli del mare figli, mariti e padri lontani. La grazia ricevuta per essersi salvato da un terribile naufragio insieme al suo equipaggio, portò il pescatore Michele Scotto (detto zì Cristi) a costruire una piccola edicola nella scogliera di Carlotto verso il 1880 (antecedente a quella attuale realizzata 1928 dai militari della Batteria) che proprio alla Vergine era ed è dedicata (La Madonnetta). Le suore vincenziane, presenti nell'ospedale della Marina Militare, fin dal 1896 diffusero nell'Arcipelago la devozione per la Madonna della Medaglia Miracolosa e le dedicarono la cappella ricavata all'interno di quella struttura (dal 2005 la chiesa militare della Madonna della Medaglia Miracolosa è ubicata nel Lungomare Mirabello). Quando fu fondata la Casa San Vincenzo nel 1903 (dalla Beata suor Giuseppina Nicoli) alle poche suore presenti presso l'Ospedale Militare se ne aggiunsero molte altre nel nuovo convento di via Dandolo. La cappella che pochi anni dopo venne costruita (attorno al 1910), fu delicata all'Immacolata Concezione. Poco tempo prima, nel 1908, fu costruita la chiesa di Moneta, dedicata non solo all'Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo anche alla Natività della Beata Vergine Maria (Maria Bambina), a sottolineare ancora la profondità del culto Mariano in quel quartiere operaio e militare. Nel 1927 venne eretta, in un terreno privato, in via Guardiagellone, una minuscola cappella dedicata alla Madonna della Guardia, protettrice della gente di mare. Nel 1951 invece, a Stagnali, l'interno di un vecchio capannone militare fu adattato a chiesa, dedicata questa alla Madonna della Pace. Il culto Mariano oltre che nell'isola di Maddalena e in quella di Caprera si sviluppò anche nell'isola di Santa Maria quando, nel 1954, anche in questo caso in un terreno privato, fu costruita la piccola cappella dell'Assunta. Nel 1964 fu collocata su un pilastro di granito la statua della Madonna sulla strada della Panoramica. Mentre è del 1968 la costruzione, al Villaggio Piras, della cappella Stella Maris. Vent’anni dopo, nel 1988, ancora in un terreno privato della zona delle Domus, fu costruita la cappella della Madonna di Fatima. C'è da ricordare ancora, a conferma dell'antica devozione Mariana nell’Arcipelago, il quadro della “Madonna Immacolata tra la Santissima Trinità” che fu realizzato per la chiesa di Santa Maria Maddalena nel 1819 (quasi 200 anni fa) dal pittore Antonio Cano, frate di Sassari, che in tempo passato fu oggetto di grande culto; e molto più recentemente la statua della Madonna di Fatima alla quale è dedicata, nella stessa chiesa parrocchiale, una cappella. Com’è da ricordare la statua della Madonna del Mare, donata nei primi anni ‘90 del Novecento da don Pierino Gelmini, ancorata su uno scoglio in mezzo al mare, davanti alla sede del Parco Nazionale. Piccole edicole e statue di Maria sono presenti in tante strade e piazze di La Maddalena (dall’Istituto San Vincenzo posta nel 1946 a quella delle Domus-Murticciola ad esempio). E a dimostrazione che la devozione alla Vergine regge ancora in questo nostri tempi, bisogna ricordare il fatto che il mese di maggio, mese Mariano, s’apre con la Messa e la processione alla Madonnetta e termina con processione e la Messa alla Panoramica. Un’ultima cosa da ricordare: Nel 1955 ci fu la “Consacrazione alla Madonna e sua proclamazione a speciale patrona dell’Arsenale MM di La Maddalena”. La statua di quella Madonnina, chiuso nel 2008 l’Arsenale, si trova ora nel giardino dell’Oasi Serena di Moneta.                                          

Claudio Ronchi

 

■ Otto Bandiere Blu per La Maddalena. A ritirare le Bandiere Blu, consegnate lo scorso 7 maggio a Roma, presso la sede del CNR, si sono recati i consiglieri comunali di minoranza Arianna Carola e Roberto Sirena. Le spiagge premiate sono: Bassa Trinità, Monti d'Arena, Spalmatore, Porto Massimo (spiagge Cormorano), Tegge, Due Mari, Relitto. È stato inoltre premiato il porto turistico pubblico di Cala Gavetta. Un bel risultato indubbiamente che mette La Maddalena – per questo riconoscimento - al primo posto in Gallura. I vessilli vengono conferiti ogni anno, a maggio, dalla Foundation for Environmental Education, e vengono assegnati alle migliori spiagge per la pulizia e il rispetto dell’ambiente. I criteri di assegnazione si riferiscono alla gestione sostenibile del territorio, alla depurazione delle acque, allo smaltimento dei rifiuti, ai servizi forniti. Complessivamente alla Sardegna sono state assegnate 43 bandiere blu per 13 comuni.

Claudio Ronchi

 

■ Dieci anni fa chiudeva l’Arsenale.

MESSA-CHIUSURA-ARSENALEVenerdì 16 maggio 2008 in Arsenale, a Moneta, venne celebrata la Messa di chiusura della struttura militare. A celebrare la funzione furono i tre parroci cittadini, don Domenico Degortes (che presiedette), don Paolo Di Domenico, allora parroco militare che tenne l’omelia, don Andrea Domanski, parroco di Moneta. Erano presenti il direttore dell’Arsenale il capitano di fregata Roberto Aramu, maddalenino, il comandante del Presidio militare e comandante delle Scuole Sottufficiali capitano di vascello Maurizio Palmese. Presenti molti dipendenti, moltissimi gli arsenalotti in pensione. Il più festeggiato fu Tonino Conti, ex direttore della Scuola Allievi Operai, col quale in molti si vollero immortalare in una storica quanto commovente foto ricordo. Quella di dieci anni fa fu più che altro una Messa ‘da requiem’, una Messa in suffragio per il ‘caro estinto’, sebbene nel cuore di molti c’era la speranza che quella potesse essere anche una Messa di speranza e di ringraziamento, intanto perché tutti i dipendenti in servizio erano stati ricollocati a La Maddalena e poi perché proprio dall’ex Arsenale veniva promesso e ci si augurava che potesse ripartire la storia, il volano dell’economia maddalenina. MESSA-CHIUSURA-ARSENALE-BCosì fin’ora, purtroppo, non è stato. “È giusto lodare il Signore e ringraziarlo per i circa 120 anni di attività dell’Arsenale che ha dato professionalità e benessere all’Isola, e un servizio prezioso a tutta la Nazione” disse don Domenico Degortes. “Preghiamo che questa struttura possa continuare a servire, convertita, la nostra comunità, possa continuare darle benessere, professionalità, a La Maddalena, al circondario, alla Gallura tutta” concluse don Domenico. “Condividiamo questo momento storico, della chiusura dell’Arsenale. Si chiude una pagina… Con tutte le preoccupazioni e le paure di questo mondo”, affermò don Paolo Di Domenico. “Quello che vi voglio augurare, oggi, è il non rimpiangere ciò che si lascia ma di essere ottimisti, guardare in positivo a ciò che si apre davanti, perché nessuno perda il treno che passerà. Che ognuno vi possa salire sopra!”. Don Andrea Domanski da poco all’Isola, curò il trasferimento della statua della Madonna dall’Arsenale al giardino dell’Oasi Serena. “Io sono poco tempo tra voi ma credo di aver capito quanto sia radicata la storia dell’Arsenale con la storia di La Maddalena ma in maniera particolare per Moneta” affermò don Andrea. “La festa di Moneta infatti, l’8 settembre, ha le sue radici proprio nella festa dell’Arsenale. Per questo motivo, ogni 8 settembre, quando celebreremo la festa di Moneta, della natività della Madonna, ricorderemo tutti gli arsenalotti, quelli che ci hanno preceduto e quelli con i quali abbiamo potuto vivere ed abbiamo conosciuto”.  

                                   Claudio Ronchi

 

■ Calcio CSI. Dopo la finale open disputata lo scorso anno, la squadra del Santo Stefano della Parrocchia di Santa Maria Maddalena disputerà anche quest’anno un’altra finale e precisamente la finale della “Coppa Disciplina”.

Superata la semifinale contro l’Arzachena con il punteggio di 4 – 0 a casa e di 0 – 0 fuoricasa, sabato 12 Maggio alle ore 15,30, presso il campo comunale Limbara di Luras, disputerà la finale, in uno scontro diretto, con la squadra San Pantaleo.

Qualunque sia il risultato finale rivolgiamo a tutti i dirigenti ed i componenti della squadra, un grazie per l’ottimo comportamento tenuto durante lo svolgimento del campionato 2017-2018 e l’augurio che il prossimo campionato sia ancora migliore.

                                       Tore D’Apice

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Sabato 12 maggio alle ore 18.00 nella chiesa di S. Maria Maddalena la Prima Comunione dei bambini della nostra parrocchia. La S. Messa a Moneta alle ore 17.00.

2. Domenica 13 maggio Ascensione del Signore, memoria della Madonna di Fatima.

Alle ore 16.00 Prima Confessione.

3. Da martedì 15 maggio la Settimana di Ringraziamento dei bambini di Prima Comunione.

4. Sabato 19 maggio – Festa dell’Oratorio “San Domenico Savio”. La S. Messa alle ore 16.00 nel giardino dell’Oasi Serena. Programma: vedi la locandina.

 

Avvisi

Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

 1) Domenica 13 maggio

*Solennità dell’Ascensione del Signore.

2) Domenica 20 maggio

* Solennità della domenica di Pentecoste.

 

 Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 13 maggio

* Solennità dell’Ascensione del Signore.

* Giornata per la comunicazione sociale.

* Ritiro spirituale dei fanciulli della Prima Comunione all’Oratorio San Giovanni Bosco.

* Ore 16,30: rosario presso la cappella della Madonna di Fatima sopra le Domus.

* Festa di Primavera a Stagnali organizzata dal Comitato del 250°.

2) Lunedì 14 maggio

* Festa di san Mattia, apostolo.

3) Martedì 15 maggio

Solennità di san Simplicio vescovo e martire, patrono della diocesi.

4) Giovedì 17 maggio

* Memoria della beata Antonia Mesina, vergine e martire.

5) Domenica 20 maggio

* Solennità della Domenica di Pentecoste

* Ore 11.00 Messa di Prima Comunione.

 

FESTA-ORATORIO2018 

 

Orari delle Messe nelle Chiese dell’Isola

 Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Domenica ore 9.00 Moneta

Ore 10.30 Stagnali

Sabato e prefestivi ore 17.30

Feriali: lunedì ore 8.00

Martedì – venerdì ore 18.30.

 

Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

Sabato ore 18.30

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

Sante Messe Nei Giorni Festivi

 Ore 08,00 Chiesa S.Bambino Gesù Di Praga - Due Strade

Ore 09,30 Chiesa S. Maria Maddalena

Ore 11,00 Chiesa S. Maria Maddalena

Ore 17,30 Sala Sacra Famiglia- Padule

 

Ore 19,00 Chiesa S. Maria Maddalena

Sante Messe nei giorni Prefestivi

Ore 17,30 Sabato: Cappella Ospedale Civile

Ore 19,00 Sabato Chiesa S. Maria Maddalena

Sante Messe nei giorni Feriali

Ore 08,30 Chiesa S. Maria Maddalena

Ore 19,00 Chiesa S. Maria Maddalena

 

 

M A G I S T E R O

 

GESÙ CI DICE: RIMANETE NEL MIO AMORE

GESU'-AMIATE In questo tempo pasquale la Parola di Dio continua a indicarci stili di vita coerenti per essere la comunità del Risorto. Tra questi, il Vangelo di oggi presenta la consegna di Gesù: «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9): rimanere nell’amore di Gesù. Abitare nella corrente dell’amore di Dio, prendervi stabile dimora, è la condizione per far sì che il nostro amore non perda per strada il suo ardore e la sua audacia. Anche noi, come Gesù e in Lui, dobbiamo accogliere con gratitudine l’amore che viene dal Padre e rimanere in questo amore, cercando di non separarcene con l’egoismo e con il peccato. È un programma impegnativo ma non impossibile.

Anzitutto è importante prendere coscienza che l’amore di Cristo non è un sentimento superficiale, no, è un atteggiamento fondamentale del cuore, che si manifesta nel vivere come Lui vuole. Gesù infatti afferma: «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore». L’amore si realizza nella vita di ogni giorno, negli atteggiamenti, nelle azioni; altrimenti è soltanto qualcosa di illusorio. Gesù ci chiede di osservare i suoi comandamenti, che si riassumono in questo: «che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi».

Come fare perché questo amore che il Signore risorto ci dona possa essere condiviso dagli altri? Più volte Gesù ha indicato chi è l’altro da amare, non a parole ma con i fatti. È colui che incontro sulla mia strada e che, con il suo volto e la sua storia, mi interpella; è colui che, con la sua stessa presenza, mi spinge a uscire dai miei interessi e dalle mie sicurezze; è colui che attende la mia disponibilità ad ascoltare e a fare un pezzo di strada insieme. Disponibilità verso ogni fratello e sorella, chiunque sia e in qualunque situazione si trovi, incominciando da chi mi è vicino in famiglia, nella comunità, al lavoro, a scuola… In questo modo, se io rimango unito a Gesù, il suo amore può raggiungere l’altro e attirarlo a sé, alla sua amicizia.

E questo amore per gli altri non può essere riservato a momenti eccezionali, ma deve diventare la costante della nostra esistenza. Ecco perché siamo chiamati, per esempio, a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi, ma dobbiamo custodirli. Ecco perché ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto. E questo è amore.

Noi siamo amati da Dio in Gesù Cristo, che ci chiede di amarci come Lui ci ama. Ma questo non possiamo farlo se non abbiamo in noi il suo stesso Cuore.

(Regina Coeli – Domenica 06/05/2018)

 

  LE TRE ARMI PER SCONFIGGERE IL “SEDUTTORE”: PREGHIERA, PENITENZA E DIGIUNO

 Il Signore dica che sarà lo Spirito Santo a farci capire che il principe di questo mondo è già condannato (Gv 16, 5-11). Di conseguenza noi dobbiamo chiedere allo Spirito Santo la grazia di capire bene questo e cioè che il demonio è uno sconfitto. Certo non è morto, è vivo; al limite possiamo dire che è moribondo, però è anche uno sconfitto. Per questo motivo non può promettere nulla, non può darci la speranza di costruire qualche cosa. No, è uno sconfitto.

Eppure, nonostante noi sappiamo che è sconfitto, nella vita quotidiana non è facile interiorizzare questo concetto, portarlo alla nostra convinzione. E il perché è facile da comprendere: prima di tutto perché il diavolo è un seduttore e ci piace essere sedotti. A noi piace. E lui sa come avvicinarsi; sa quali parole dirci. Risveglia la nostra curiosità. Inoltre, alla nostra vanità piace che pensino a noi, che ci facciano proposte... E lui ha questa capacità di sedurre. Si presenta con tutto il potere. E noi, scemi, crediamo.

Il diavolo è il grande bugiardo, il padre della menzogna. Del resto le sue proposte sono tutte bugie, tutte. Purtroppo però presenta le bugie e noi crediamo. È uno sconfitto, ma si muove come vincitore. Il diavolo ci inganna, ci seduce, sa toccare la nostra vanità, la curiosità e noi compriamo tutto. E lì, cadiamo nella tentazione

State attenti al diavolo. “Padre, cosa faccio davanti a questo diavolo sconfitto, ma furbo, bugiardo, seduttore che vuole prendermi per sé?”. Gesù ci dice, lo dice agli apostoli, cosa fare: vigilare e pregare. E quando preghiamo il Padre Nostro chiediamo la grazia di non cadere in tentazione. Quindi la prima arma è la preghiera. Ma quando la seduzione è forte: penitenza, digiuno. Altre armi dunque nell’arsenale dei cristiani per questa lotta; infatti Gesù è chiaro: vigilate, pregare e poi, da un’altra parte, dice: preghiera e digiuno. Soltanto con questo.

Un’altra cosa che dobbiamo fare: stare attenti e non dialogare con il diavolo. Eva è caduta per dialogare. Lui è venuto: “Ma mangia, come mai...” — “No, ma se il Signore...”. Poverina: si è creduta la grande teologa ed è caduta. Invece non dialogare, visto che Gesù ci dà l’esempio. Nel deserto, quando il diavolo lo porta alla tentazione, come risponde Gesù? Con le parole di Dio. Mai con una parola sua; non dialoga con lui. Insomma con il diavolo non si dialoga, perché lui ci vince, è più intelligente di noi. È un angelo; è un angelo di luce. E tante volte si avvicina a noi facendo vedere questa luce, ma ha perso la luce, e si traveste come angelo di luce, ma è un angelo di ombra, un angelo di morte.

Il principe di questo mondo è già condannato. Infatti il demonio è un condannato, è uno sconfitto è un incatenato che sta per morire; ma è capace di fare delle stragi. E noi dobbiamo pregare, fare penitenza, non avvicinarci, non dialogare con lui. E alla fine, andare dalla madre, come i bambini, visto che quando i bambini hanno paura, vanno dalla mamma: “Mamma, mamma... ho paura!”, quando fanno dei sogni... vanno dalla mamma. E per il cristiano la mamma è la Madonna; lei ci custodisce. Perciò i padri della Chiesa, soprattutto i mistici russi, dicono “nel tempo delle turbazioni spirituali, rifugiarsi sotto il manto delle grande Madre di Dio”.

(Meditazione mattutina nella cappella Sanctae Marthae- Martedì 08/05/2018)

 

 

CATECHESI SUL BATTESIMO –

LA RIGENERAZIONE

BATTESIMO-12052018La catechesi sul sacramento del Battesimo ci porta a parlare oggi del santo lavacro accompagnato dall’invocazione della Santissima Trinità, ossia il rito centrale che propriamente “battezza” – cioè immerge – nel Mistero pasquale di Cristo. Il senso di questo gesto lo richiama san Paolo ai cristiani di Roma, dapprima domandando: «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?», e poi rispondendo: «Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4). Il Battesimo ci apre la porta a una vita di risurrezione, non a una vita mondana. Una vita secondo Gesù.

Il fonte battesimale è il luogo in cui si fa Pasqua con Cristo! Viene sepolto l’uomo vecchio, con le sue passioni ingannevoli, perché rinasca una nuova creatura; davvero le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove. Nelle “Catechesi” attribuite a San Cirillo di Gerusalemme viene così spiegato ai neobattezzati quanto è loro accaduto nell’acqua del Battesimo: «Nello stesso istante siete morti e nati, e la stessa onda salutare divenne per voi e sepolcro e madre». La rinascita del nuovo uomo esige che sia ridotto in polvere l’uomo corrotto dal peccato. Le immagini della tomba e del grembo materno riferite al fonte, sono infatti assai incisive per esprimere quanto avviene di grande attraverso i semplici gesti del Battesimo. Mi piace citare l’iscrizione che si trova nell’antico Battistero romano del Laterano, in cui si legge: «La Madre Chiesa partorisce verginalmente mediante l’acqua i figli che concepisce per il soffio di Dio. Quanti siete rinati da questo fonte, sperate il regno dei cieli». È bello: la Chiesa che ci fa nascere, la Chiesa che è grembo, è madre nostra per mezzo del Battesimo.

  Se i nostri genitori ci hanno generato alla vita terrena, la Chiesa ci ha rigenerato alla vita eterna nel Battesimo. Siamo diventati figli nel suo Figlio Gesù. Anche su ciascuno di noi, rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo, il Padre celeste fa risuonare con infinito amore la sua voce che dice: «Tu sei il mio figlio amato» . Questa voce paterna, impercettibile all’orecchio ma ben udibile dal cuore di chi crede, ci accompagna per tutta la vita, senza mai abbandonarci. Durante tutta la vita il Padre ci dice: “Tu sei il mio figlio amato, tu sei la mia figlia amata”. Dio ci ama tanto, come un Padre, e non ci lascia soli. Questo dal momento del Battesimo. Rinati figli di Dio, lo siamo per sempre! Il Battesimo infatti non si ripete, perché imprime un sigillo spirituale indelebile: «Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza» (CCC, 1272). Il sigillo del Battesimo non si perde mai! Dio mai rinnega i suoi figli.

Mediante l’azione dello Spirito Santo, il Battesimo purifica, santifica, giustifica, per formare in Cristo, di molti, un solo corpo (cfr 1Cor 6,11; 12,13). Lo esprime l’unzione crismale, «che è segno del sacerdozio regale del battezzato e della sua aggregazione alla comunità del popolo di Dio. Pertanto il sacerdote unge con il sacro crisma il capo di ogni battezzato, dopo aver pronunciato queste parole che ne spiegano il significato: «Dio stesso vi consacra con il crisma di salvezza, perché inseriti in Cristo, sacerdote, re e profeta, siate sempre membra del suo corpo per la vita eterna».

La vocazione cristiana sta tutta qui: vivere uniti a Cristo nella santa Chiesa, partecipi della stessa consacrazione per svolgere la medesima missione, in questo mondo, portando frutti che durano per sempre. Cosa significa partecipare del sacerdozio regale e profetico di Cristo? Significa fare di sé un’offerta gradita a Dio, rendendogli testimonianza per mezzo di una vita di fede e di carità, ponendola al servizio degli altri, sull’esempio del Signore Gesù . (Udienza Generale-Mercoledì 09/05/2018).

 
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