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n° 14 Sabato 14 Aprile 2018

EDITORIALE

 La santità è per tutti non solo per alcuni

I santi non sono super eroi ma persone normali con i difetti e le difficoltà di tutti. A fare la differenza è che hanno accettato la volontà di Dio nella loro vita quotidiana. Lo scrive papa Francesco nella recente esortazione apostolica “Gaudete et exultate” (Gioite ed esultate), sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo.

Non ci sono solo i santi canonizzati e beatificati, e cita la beata sarda Maria Gabriella Sagheddu che ha offerto la sua vita per l’unità dei cristiani. C’è anche la santità comune del popolo di Dio: i genitori che crescono con tanto amore i figli, gli uomini e le donne che lavorano per portare il pane a casa, i malati che non rinunciano a sperare, le religiose anziane che continuano a sorridere. Sono per così dire “la classe media della santità”. Papa Francesco li chiama i santi “della porta accanto”. Come test per riconoscerli indica le Beatitudini, quelle di cui parla Gesù nel discorso della montagna, definendole “la carta d’identità del cristiano”. Per crescere nella santità allora bisogna essere umili, imparare a reagire alle offese con mitezza, impegnarsi per la giustizia, agire con misericordia, mantenere il cuore pulito, seminare la pace, non la violenza. Una delle qualità tipiche dei santi è il buon umore, la capacità di trasmettere allegria a chi li frequenta. La strada è più facile quando si è in compagnia, da soli invece rischiamo di non farcela. Il diavolo c’è, ma può essere sconfitto. Il Signore ci da le armi potentissime per combatterlo: la preghiera, la Parola di Dio, la Messa, la Confessione, le opere di carità, l’impegno missionario. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo la nostra testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove ciascuno si trova e opera. In mezzo alla selva di precetti e prescrizioni Gesù apre una breccia e ci fa distinguere due volti, quello del Padre e quello del fratello, anzi, uno solo quello di Dio che si riflette in molti. In ogni fratello, specie nel più piccolo e fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio.                     (da Avvenire)

 

 

RAGGI DI SOLE

 LA PREGHIERA DI TOBIA

BAMBINO-PREGHIERA14042018La giornata di Tobia, come accade a tutti i bambini, aveva molti più impegni di quella del Presidente della Repubblica.

Il mattino alle sette, la mamma arrivava ronzando come un implacabile elicottero: «Tobia, pigrone, fuori dal letto, giù i piedoni!». Il bambino fingeva di riaddormentarsi e la mamma gli faceva il solletico dappertutto. Subito dopo, arrivavano le cose serie: «Le orecchie, tutte e due! I denti! Non ti accorgi che i calzini sono scompagnati? No e poi no! A scuola con le scarpe da ginnastica non ci vai! Non me ne importa un fico secco se sono comode! Attento che scivoli ... Te l'avevo detto che scivolavi». In cucina, il ronzio ripartiva: «Mangia con calma! Niente brioche! Pane e marmellata! Non sorbire il latte come un'idrovora. Non ti sporcare! Ti sei sporcato! Intanto la sorellina gli faceva le boccacce e lui non poteva reagire perché la mamma stava sempre dalla parte della più piccola. Quando finalmente si sedeva sul bus, tirava un grosso sospiro di sollievo. Un sollievo che durava poco. Le maestre ronzano come la mamma: «State fermi! Oggi impariamo il passato remoto del verbo "crogiolarsi". Tobia, prova tu!», Poi c'era l'inglese: «Toby, can you speak more slowly, please?». E l'aritmetica: «Se ho cinque pere, due mele, quattro kiwi, ma perdo una pera e due kiwi, che mi resta?». Fino all'ora di tornare a casa.

Qui tutto ricominciava: «Tobia, lascia stare tua sorella!». «Mi ha sporcato il quaderno apposta!».

«Tobia, lavati le mani! Tobia, non mettere i gomiti sul tavolo! Tobia, mangia la verdura!». Finalmente dopo il rito del pigiamino, dei piedi, dei denti, Tobia poteva andare a letto. Il rito della buonanotte era il migliore della giornata. Il papà lo abbracciava, la sorellina fingeva di baciarlo e gli morsicava l'orecchio, la mamma lo stringeva forte. Per Tobia l'odore di mamma era la cosa più bella del mondo.

«II mio ometto. Ti voglio tanto bene, Tobia», «Anch'io, mamma».

«E prima di addormentarti ricordati la preghiera!» «Sì, mamma».

Le lenzuola sapevano di fiori e di mamma. Tobia affondò nel letto e chiuse gli occhi.

Si ricordò della preghiera. Allora pregò in questo modo: «Sono veramente stanco, Signore. E non mi ricordo neanche una preghiera. Facciamo così: reciterò molto lentamente tutto l'alfabeto e tu, che conosci ogni preghiera, potrai mettere insieme le lettere in modo da formare le preghiere che ti piacciono di più».

Quella sera, il buon Dio disse ai suoi angeli: «Di tutte le preghiere che oggi ho sentito, questa è senz'altro la più bella, perché è nata da un cuore semplice e sincero».

Gesù raccomanda: «Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate». (cfr. Mt.6,7-8)                            

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Un novello sacerdote nella nostra diocesi.

DON-GIORGIO-DIANA-14042018Si chiama Diana Giorgio, ha 27 anni ed è di Luras. E’ stato ordinato venerdì 6 aprile nel sua parrocchia della Madonna del Rosario a Luras da Mons. Sebastiano Sanguinetti, concelebrante Mons. Pietro Meloni. Lo ha presentato Mons. Gildo Manicardi, rettore del Collegio Capranica di Roma, dove don Giorgio ha studiato e dove si sta specializzando in teologia morale. Ha sentito la vocazione al sacerdozio fin da piccolo ed ha avuto costanza anche quando nel seminario minore, per due anni, è stato l’unico seminarista. Significativo il momento in cui il Vescovo gli ha imposto le mani per conferirgli l’ordinazione, dopo di lui tutti i sacerdoti presenti hanno compiuto il medesimo gesto per significare l’unità nella fraternità sacerdotale. E’ stato quindi rivestito degli abiti sacerdotali, il Vescovo gli ha unto le mani col sacro crisma, gli ha consegnato il pane e il vino per la celebrazione dell’Eucaristia e infine l’abbraccio di pace col vescovo e con tutti i presbiteri. Il giorno dopo ha celebrato le prima Messa. Lo abbiamo invitato a celebrare una Messa anche a La Maddalena ma a fine settimana dovrà ripartire per Roma a completare gli studi.      

     D.D.

 

Giornata Diocesana Cresimandi. L'otto aprile si è svolta a Tempio la consueta giornata dei cresimandi, organizzata dall'Ufficio Catechistico Diocesano, dal sevizio di Pastorale Giovanile e dal Centro Diocesano Vocazionale, coordinata dal rettore del Seminario Diocesano don Rinaldo Alias. Tema dell'incontro : CHI È CHE VINCE IL MONDO? LA NOSTRA FEDE. Si è partiti dal punto di vista del ragazzo per cogliere la necessità e l'opportunità di tale evento. Ecco quindi un'esperienza diocesana a carattere ecclesiale per lanciare un messaggio forte, un'occasione insieme a tanti coetanei intorno al vescovo. Anche i ragazzi delle tre parrocchie di La Maddalena, accompagnati da don Davide e dalle loro catechiste si sono uniti al grande assemblea di ragazzi (circa 800) provenienti da tutte le parrocchie della Gallura e della  Anglona. In mattinata il raduno è avvenuto nella Parrocchia di San Giuseppe, che ha offerto a tutti i partecipanti una veloce ma sostanziosa colazione. Ha seguito la sistemazione in chiesa e il saluto da parte del parroco e del rettore, poi ha avuto inizio la S. Messa presieduta da Monsignor Sanguinetti e concelebrata da vari sacerdoti. Nel pomeriggio i ragazzi si sono cimentati in una vera e propria caccia al tesoro a tappe, percorrendo le vie della città. Le singole tappe sono state curate dai gruppi post-cresima e dai gruppi scout, con giochi e gare dando testimonianza di essere Chiesa attiva pur essendo ragazzi . L' obiettivo del rettore e delle sue equipe è che nei prossimi anni la giornata dei cresimandi si possa configurare come una vera e propria giornata diocesana per preadolescenti.                  

                   Angela Canu

 

 ■ Il suicidio è offesa all’amore di sé e del prossimo.

Casi di suicidio purtroppo capitano anche nella nostra comunità. Esso contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare la propria vita. Al tempo stesso è offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all’amore del Dio vivente. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale. Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza possono attenuare la responsabilità del suicida. Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.

 

Il vescovo Sanguinetti intervistato ad Ajaccio.

SANGUINETI-14042018In occasione della festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio, Mons. Sanguinetti è stato invitato dal Vescovo della Corsica Mons. Olivier de Germay a presiedere le feste della Misericordia ad Ajaccio il 18 marzo e di san Giuseppe a Bastia il 19. In quell’occasione è stato intervistato da un giornalista del mensile diocesano Eglise de Corse. Gli ha chiesto: ci parli della sua diocesi. Ha risposto dicendo che la diocesi di Tempio-Ampurias conta circa 180.000 abitanti, con 52 parrocchie, 82 preti, 12 diaconi, 4 comunità religiose maschili, 21 case religiose femminili. “Nel corso di questi ultimi anni abbiamo lavorato molto intorno a tre pilastri della vita ecclesiale: pastorale, spiritualità e carità. Nella città di Olbia si sono costituite 5 nuove parrocchie. Ad Olbia, Tempio Pausania e Castelsardo abbiamo costruito tre cittadelle della carità per sostenere la povertà e le numerose situazioni di degrado morale, psicologico, medico ed economico. Infine ad Olbia abbiamo aperto un centro di spiritualità”. “Cosa pensa del legame tra Ajaccio e La Maddalena?”. Ha risposto: “Le due città, per ragioni storiche, geografiche e culturali, hanno numerose affinità. Era naturale stabilire queste prossimità con un atto formale di gemellaggio. Ho visto personalmente che questo legame non è solo formale ma fortemente sentito dalla popolazione di La Maddalena e dalla delegazione di Ajaccio che ogni anno incontro in occasione della festa di Santa Maria Maddalena. Credo che questo gemellaggio sia anche una sfida e uno sguardo verso l’avvenire. Come dice spesso papa Francesco, è necessario costruire ponti di dialogo e di collaborazione e abbattere i tanti muri di divisione”. Quale messaggio augurale vuole fare alla Chiesa di Corsica? “Auguro alla Chiesa sorella di Corsica ciò che auguro alla mia propria Chiesa. La società attuale è caratterizzata da un secolarismo crescente dove sembra ci sia sempre meno spazio per Dio e per il Vangelo di Cristo: una società liquida senza punti di riferimento solidi. Auguro alle nostre Chiese il coraggio degli Apostoli e dei primi cristiani, la tenerezza del Padre buono che si piega sulle ferite dei figli, la saggezza di leggere i segni dei tempi e di essere in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoni di speranza, di pace e di fraternità.

(da Eglise de Corse)

 

■ Don Paolo Piras cappellano in pensione.

Il nostro don Paolo, cappellano ospedaliero da una vita, prima a Tempio poi a La Maddalena, per raggiungi limiti di età è andato in pensione. Dal gennaio 2018 non è più cappellano dell’ospedale. Sebbene non lo sia ufficialmente, tuttavia egli continua ad assistere spiritualmente i malati del nostro ospedale, il personale e i medici. Nel frattempo è stato nominato dal nostro Vescovo Mons. Sanguinetti, vicario parrocchiale di Santa Maria Maddalena, dove per altro ha sempre dato fedelmente e generosamente la sua collaborazione. Non si esclude che il Vescovo incarichi qualche sacerdote, magari non giovanissimo come cappellano dell’ospedale di La Maddalena.                           

  D.D.

 

■ Scuole paritarie dell’Istituto San Vincenzo: con la CES incontreranno l’assessore Dessena.

La Conferenza Episcopale Sarda, con mons. Antonello Mura, vescovo di Lanusei, organizza per il 7 maggio prossimo, un incontro regionale sul tema: “Scuola paritaria cattolica: da problema a risorsa per la Sardegna”. Al convegno, al quale sono stati invitati tutti i gestori delle scuole, parteciperà l’assessore regionale Giuseppe Dessena, delegato per la Pubblica Istruzione, Beni Culturali. Saranno presenti anche mons. Arrigo Miglio, presidente della CES, e mons. Ignazio Sanna, arcivescovo di Oristano. L’incontro offrirà l’occasione per un’analisi delle problematiche presenti nelle scuole paritarie, nella ricerca di soluzioni che traggano ispirazione da un rinnovato impegno educativo che le contraddistingue. Si parlerà anche delle difficoltà economiche, delle riduzioni e dei ritardi dei finanziamenti, problemi tra i quali si dibatte anche il nostro Istituto San Vincenzo, il cui organico si è ridotto ormai a 5 suore, tutte piuttosto avanti negli anni e che per offrire un adeguato servizio scolastico ricorre da anni ormai a personale laico, con considerevole aggravio di costi.

L’incontro si svolgerà a Donigala Fenughedu (Oristano). Sono in tutto diciotto in Gallura le scuole paritarie, sedici dell’infanzia (asilo) e due di primo grado (elementari). Di scuole dell’infanzia ce ne sono undici a Olbia (non tutte cristiane), tre a Tempio, una a La Maddalena e una ad Arzachena. Solo due invece sono le elementari paritarie cattoliche, una a La Maddalena e una a Olbia. Oltre a quella di La Maddalena sono gestite dalle vincenziane la scuola dell’infanzia di Arzachena e la primaria di Olbia.

Claudio Ronchi

 

■ Primavera 1768 (250 anni fa). Matrimoni e soccorsi.

Lo stato in cui si trovava l'originaria popolazione corsa delle isole, nella primavera del 1768, doveva essere piuttosto critico, dal punto di vista economico sicuramente ma anche morale, perlomeno dal punto di vista del parroco Virgilio Mannu. Una sorta di censimento redatto dai militari rilevava diversi nuclei familiari, con mariti e mogli, ma in molti casi, com’era usuale all’epoca, sia in Corsica che in Sardegna, erano piuttosto frequenti le convivenze, i “concubinaggi”, come poi una certa documentazione negli anni successivi testimonierà. A La Magdalena e a Caprera le cose non dovevano essere molto diverse, visto anche che per sposarsi, fino ad allora, ci si doveva recare a Bonifacio. Uno degli impegni del parroco Mannu dovette essere quello di portare le coppie che erano già diventate famiglie, al matrimonio. Tuttavia, fino al 1772, il registro parrocchiale non attesta alcun matrimonio, ma solo perché le prime pagine di quel libro non ci sono purtroppo pervenute. Ciò non significa però che nell'anno 1768 non ne abbia celebrato. Il censimento del quale prima si accennava riportava la presenza di 114 abitanti a Maddalena e 71 a Caprera, per un totale di 135 persone. I capifamiglia erano 21 a Maddalena (di cui una vedova) e 15 a Caprera (di cui 2 vedove). Tra le due isole c’erano 31 “figliuoli abili alle armi”, 39 “figliuoli inabili alle armi” cioè minori, e ben 49 “figlie”, cioè ragazze e donne non maritate. Il piccolo corpo di spedizione contava invece 140 uomini, di cui 113 soldati, 5cannonieri, un amministrativo, una quindicina di sottufficiali, 2 tamburi, 2 falegnami, un cuoco, un capitano e un maggiore, La Rocchetta, il più alto in grado. Il quale, in una lettera al viceré di Cagliari del 21 gennaio 1768, scritta in francese, riferiva che "Sia qui (a La Magdalena) che a Caprera, vi è un numero di famiglie indigenti che hanno bisogno di soccorso per sopravvivere. Essi non possono dunque passare l'inverno se la benevolenza di vostra Eccellenza non arriva in loro soccorso. Chiedono dell'orzo a credito per non indebitarsi troppo, impegnandosi a pagarlo al raccolto". La Corte Viceregia di Cagliari accettò la richiesta e da Tempio furono inviati 63 saltarelli di orzo e 250 di grano, la cui distribuzione fu affidata a Pietro Millelire.

                                     Claudio Ronchi

 

■ Adozione spirituale dei bambini concepiti ma ancora non nati.

BATTERIO-E-VITA-14042018Nel giorno della festa dell’Annunciazione che quest’anno è stata celebrata il 9 aprile nella parrocchia di Agonia N.S.G.C è stata riproposta la pratica della adozione spirituale. I dati ufficiali del Ministero della Salute parlano di quasi 85 mila aborti nel 2016 e dimostrano un leggero calo nei confronti degli ultimi anni. Comunque sono i dati che fanno rabbrividire pensando che dietro questi “numeri” c’è la vita spezzata del bambino e spesso della madre. In questa statistica non è compreso il numero delle vittime della “pillola del giorno dopo”. Iniziativa dell’adozione spirituale è una risposta al desiderio della Madonna di Fatima e vuole essere un aiuto e sostegno ai bambini e i loro genitori in un momento molto delicato della loro vita.

Come adottare spiritualmente un bambino che rischia di essere abortito

Cos’è l’adozione spirituale?

L’adozione spirituale è una promessa di preghiera a Dio, per intercessione della Madonna, offerta per un bambino che corre il rischio di essere ucciso nel grembo materno. Dura nove mesi e consiste nella recita quotidiana di un mistero del Rosario (gaudioso, luminoso, doloroso o glorioso) e di una preghiera speciale per il bambino e i suoi genitori. Questa preghiera può essere accompagnata, ogni volta che è possibile, da altre pratiche fondamentali della fede cattolica, come la Confessione e la Comunione frequenti, l’adorazione del Santissimo Sacramento, la lettura della Bibbia, il digiuno e l’astinenza nei periodi raccomandati dalla Chiesa, la lotta quotidiana e consapevole contro i propri vizi e l’aiuto alle persone in difficoltà, oltre a novene e ad altre preghiere aggiuntive.

Como posso iniziare l’adozione spirituale?

Il primo passo è fare la promessa di adozione. Ecco un esempio:

Formula della Promessa di Adozione Spirituale:

Maria, Vergine Santissima e Madre di Dio, tutti gli Angeli e i Santi! Io (dire nome e cognome), animato/a dal desiderio di soccorrere i bambini ancora non nati, faccio il fermo proposito e prometto che da questo giorno (dire la data) effettuerò l’adozione spirituale di un bambino, il cui nome è noto solo a Dio, e pregherò ogni giorno per nove mesi per la protezione della sua vita e perché dopo la nascita conduca una vita giusta e dignitosa. A questo scopo prometto di: – pregare tutti i giorni per il bambino e i suoi genitori;

– recitare una decina del Rosario;
– compiere il seguente proposito personale (dire il proposito, che è comunque opzionale).

Oltre a questo, si recita tutti i giorni una preghiera.

Preghiera quotidiana:

Signore Gesù, per intercessione di Maria, Tua Madre, che con amore ti ha dato alla luce, e per intercessione di San Giuseppe, l’uomo di fiducia di Dio Padre che si è preso cura di Te, ti prego per il bambino ancora non nato che ho adottato e che corre il pericolo di essere eliminato. Da’ ai suoi genitori l’amore e il coraggio per lasciarlo vivere, Tu che gli hai dato la vita. Amen.

Si recita infine ogni giorno un mistero del Santo Rosario.

Com’è nata l’adozione spirituale?

È nata dopo le apparizioni di Fatima, diventando una risposta alla richiesta della Madonna di recitare il Rosario, fare penitenza e riparare ai peccati che più offendono il suo Cuore Immacolato.

Quali sono i frutti dell’adozione spirituale?

L’adozione spirituale cura in modo efficace le ferite interiori provocate dal peccato dell’aborto. Permette alle madri di recuperare la fede in Dio Misericordioso, portando pace al loro cuore. Come dono molto concreto, disinteressato e personale (preghiera, sacrificio e digiuno), aiuta particolarmente i giovani a modellare il loro carattere, lottando contro l’egoismo, scoprendo la gioia di una paternità e maternità responsabile e permettendo una visione dell’amore e del sesso con gli occhi di Dio. L’insegnamento della preghiera sistematica e di un agire in modo positivo approfondisce il senso delle pratiche ascetiche tanto trascurate. Può diventare un fattore di rinascita della preghiera e dell’amore in famiglia.

Chi può effettuare l’adozione spirituale?

Qualsiasi persona: laici, consacrati, uomini, donne, persone di ogni età. I bambini la effettuano con l’aiuto dei genitori.

Quante volte si può effettuare l’adozione spirituale?

Non c’è limite, basta che si soddisfino i requisiti indicati in precedenza.

Si può adottare più di un bambino?

L’adozione spirituale si riferisce a un solo bambino.

Possiamo sapere chi sia il bambino?

No. Solo Dio conosce il nome del bambino per cui stiamo pregando e che stiamo adottando spiritualmente.

Come posso essere certo che Dio ascolti la mia preghiera?

La nostra certezza si basa sulla fede in Dio Onnipotente e sulla Sua infinita Misericordia. Dio è il Datore della Vita, e la sua Volontà è che ogni bambino concepito viva e sia circondato dall’amore dei genitori.

Sarebbe peccato se qualche giorno dimenticassi di pregare?

No, dimenticare non è peccare. Il peccato è ignorare in modo consapevole e volontario la promessa fatta a Dio.

L’adozione spirituale verrebbe interrotta se non pregassi per un lungo periodo di tempo?

Sì, un intervallo lungo, come ad esempio un mese, interrompe l’adozione spirituale. Bisognerebbe rinnovare la promessa e ricominciare, sforzandosi con più determinazione di portare avanti l’impegno. Si tratta di adottare un bambino in modo spirituale: non si può assumere un impegno di questo tipo alla leggera. In caso di interruzione breve per motivi gravi, è possibile portare avanti l’adozione spirituale, ma prolungandola per il numero di giorni in cui è stata interrotta.

L’adozione spirituale può essere effettuata da persone che vivono in una relazione non sacramentale?

Sì. Si tratta di una preghiera personale offerta a Dio.

Le promesse di adozione spirituale devono essere effettuate in qualche celebrazione, in una chiesa o alla presenza di un sacerdote?

L’adozione spirituale può essere realizzata in modo pubblico ma anche in privato.

Come effettuare la promessa in privato?

In primo luogo leggendo la formula della promessa, se possibile davanti a un crocifisso o a un’immagine di Gesù (o della Madonna, o di San Giuseppe col Bambino Gesù, ma l’immagine non è obbligatoria). Da quel momento, nei nove mesi successivi si recita tutti i giorni un mistero del Rosario e si prega per il bambino e per i suoi genitori (come nell’esempio presentato all’inizio del testo). Per non dimenticarsene, è raccomandabile annotare la data di inizio e di fine di questo periodo di preghiera.

Come promuovere l’adozione spirituale?

Invitate altre persone a realizzare l’adozione spirituale, preferibilmente con il sostegno del parroco per effettuare la promessa in chiesa.           

 Don Andrea

 

■ Calcio Csi. Sabato 24 marzo si è concluso il campionato di calcio 2017-2018 organizzato dal CSI Gallura-Anglona.

La classifica finale delle due squadre maddalenine nel girone Gallura composto da 11 squadre è stata il penultimo posto della squadra Santo Stefano della Parrocchia di Santa Maria Maddalena (5 vittorie - 3 pareggi e 12 sconfitte - 32 reti fatte e 33 subite), ed il quintultimo posto della squadra Real Moneta della Parrocchia di Moneta (7 vittorie - 4 Pareggi e 9 sconfitte - 38 reti fatte e 35 subite). La divisione in due squadre è stata nociva per il calcio CSI isolano, se si pensa che lo scorso anno la squadra Santo Stefano, unica squadra maddalenina, ha raggiunto la finale del campionato.

Quest'anno, però, Santo Stefano può raggiungere la finale della " coppa disciplina ", in quanto, avendo conseguito il secondo posto nella classifica finale del suo girone, disputerà il giorno 21 aprile al campo Delfino alle ore 16,00 la gara di andata della semifinale con il G.S. Arzachena, prima classificata dell'altro girone.

A campo invertito, il ritorno verrà disputato il giorno 28 aprile ed in caso di risultato positivo, la finale verrà disputata il giorno 5 maggio in campo neutro da decidere.                                              

Tore D’Apice

 

■ Condoglianze ai familiari di Giovannino Todde e Salvatore Guccini che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Domenica 15 aprile Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 2. Martedì 17 aprile ore 18.00 incontro informativo per il corso anti-bullismo e difesa personale delle donne.

- ore 19.00 lectio divina.

 

MANIFESTO-DIFESA-PERSONALE

 

Avvisi

Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

 1) Mercoledì 18 aprile

* Pellegrinaggio militare a Orosei. Ore 16.00 santa Messa presieduta dall’Ordinario Militare Mons. Santo Marcianò.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 15 aprile

* Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 2) Lunedì 16 aprile

* Ore 21,15 nella biblioteca parrocchiale: Consiglio Pastorale Parrocchiale urgente, sulle feste del Santo Bambino di Praga, Trinita, Corpus Domini, santa Rita.

 3) Giovedì 19, venerdì 20 e sabato 21 aprile

* Ore 17,00: triduo in onore del Santo Bambino Gesù di Praga nella chiesa di Due Strade con Vespri e santa Messa.

4) Sabato 21 aprile

* Anniversario della dedicazione della nostra chiesa parrocchiale.

 5) Sabato 21 e domenica 22aprile

* Mostra del dolce organizzata dal Gruppo di Padre Pio per ospitare (a giugno) i bambini del reparto di onco-ematologia pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio.

 6) Domenica 22 aprile

* Giornata di Preghiera per le Vocazioni.

* Ore 16,00: Prime Confessioni, in parrocchia.

* Festa del Santo Bambino Gesù di Praga, alle Due Strade, nell’85° anniversario della benedizione della chiesa.

Ore 17.00: processione dalla chiesa di Santa Maria Maddalena fino alla chiesa del Bambino Gesù col simulacro del Santo Bambino.

Ore 17,30: Santa Messa solenne nella chiesa del Bambino Gesù. Predicatore don Alberto Guevara.

Ore 18.30 Breve conferenza di dr. Ronchi sulla storia della chiesa del Bambino di Praga.

Ore 19,00 Rinfresco.

(Non ci sarà la Messa delle 8.00 nella chiesa del Bambino Gesù né quella delle 17,30 alla Sacra Famiglia, né quella delle 19.00 in parrocchia).

 7) Dal 2 al 10 maggio pellegrinaggio parrocchiale a San Giovanni Rotondo ed Assisi. Per informazioni rivolgersi a Paolo Provenzano al 3403596991.

  

Orari delle Messe nelle Chiese dell’Isola

 Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Domenica ore 9.00 Moneta

Ore 10.30 Stagnali

Sabato e prefestivi ore 17.30

Feriali: lunedì ore 8.00

Martedì – venerdì ore 18.30.

 

Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

Sabato ore 18.30

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

Sante Messe Nei Giorni Festivi

 Ore 08,00 Chiesa S.Bambino Gesù Di Praga - Due Strade (non ci sarà il 22 aprile)

Ore 09,30 Chiesa S. Maria Maddalena

Ore 11,00 Chiesa S. Maria Maddalena

Ore 17,30 Sala Sacra Famiglia- Padule (non ci sarà il 22 aprile)

 Ore 19,00 Chiesa S. Maria Maddalena (non ci sarà il 22 aprile)

 

Sante Messe nei giorni Prefestivi

Ore 17,30 Sabato: Cappella Ospedale Civile

Ore 19,00 Sabato Chiesa S. Maria Maddalena

 

Sante Messe nei giorni Feriali

Ore 08,30 Chiesa S. Maria Maddalena

Ore 19,00 Chiesa S. Maria Maddalena

 

 

M A G I S T E R O

GESU'-E-TOMMASOGESÙ RISORTO DONA LO SPIRITO PER IL PERDONO DEI PECCATI

 Nel Vangelo odierno ritorna più volte il verbo vedere: «I discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20); poi dissero a Tommaso: «Abbiamo visto il Signore» . Ma il Vangelo non descrive come lo videro, non descrive il Risorto, evidenzia solo un particolare: «Mostrò loro le mani e il fianco». Sembra volerci dire che i discepoli hanno riconosciuto Gesù così: attraverso le sue piaghe.

  La stessa cosa è accaduta a Tommaso: anch’egli voleva vedere «nelle sue mani il segno dei chiodi» e dopo aver veduto credette .

Tommaso, dopo aver visto le piaghe del Signore, esclamò: «Mio Signore e mio Dio!».

Dio non si offende a essere “nostro”, perché l’amore chiede confidenza, la misericordia domanda fiducia. Già al principio dei dieci comandamenti Dio diceva: «Io sono il Signore, tuo Dio» (Es 20,2) e ribadiva: «Io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso». Ecco la proposta di Dio, amante geloso che si presenta come tuo Dio. Come Tommaso, non viviamo più da discepoli incerti, devoti ma titubanti; diventiamo anche noi veri innamorati del Signore! Non dobbiamo avere paura di questa parola: innamorati del Signore.

Come toccare oggi con mano la misericordia di Gesù? Ce lo suggerisce ancora il Vangelo, quando sottolinea che la sera stessa di Pasqua, cioè appena risorto, Gesù, per prima cosa, dona lo Spirito per perdonare i peccati. Per sperimentare l’amore bisogna passare da lì: lasciarsi perdonare. Di fronte a Dio, siamo tentati di fare come i discepoli nel Vangelo: barricarci a porte chiuse. Essi lo facevano per timore e noi pure abbiamo timore, vergogna di aprirci e dire i peccati. Che il Signore ci dia la grazia di comprendere la vergogna, di vederla non come una porta chiusa, ma come il primo passo dell’incontro. Quando proviamo vergogna, dobbiamo essere grati: vuol dire che non accettiamo il male, e questo è buono. La vergogna è un invito segreto dell’anima che ha bisogno del Signore per vincere il male. Il dramma è quando non ci si vergogna più di niente. Non abbiamo paura di provare vergogna! E passiamo dalla vergogna al perdono! Non abbiate paura di vergognarvi!

Come Tommaso, chiediamo oggi la grazia di riconoscere il nostro Dio: di trovare nel suo perdono la nostra gioia, di trovare nella sua misericordia la nostra speranza.

(II Domenica di Pasqua - S.Messa della Divina Misericordia , OMELIA - Domenica, 8 aprile 2018 )

 

DUE ASPETTI INSEPARABILI: LA RINASCITA PERSONALE E LA VITA DELLA COMUNITÀ

 

Abbiamo ascoltato nel Libro degli Atti: «Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù» (At 4,33).

Tutto parte dalla Risurrezione di Gesù: da essa deriva la testimonianza degli Apostoli e, attraverso questa, vengono generate la fede e la vita nuova dei membri della comunità.

Le Letture odierne fanno emergere bene questi due aspetti inseparabili: la rinascita personale e la vita della comunità. E allora, rivolgendomi a voi, cari fratelli, penso al vostro ministero che svolgete a partire dal Giubileo della Misericordia. Un ministero che si muove in entrambe queste direzioni: al servizio delle persone, perché “rinascano dall’alto”, e al servizio delle comunità, perché vivano con gioia e coerenza il comandamento dell’amore.

Il Vangelo ricorda che chi è chiamato a dare testimonianza della Risurrezione di Cristo deve lui stesso, in prima persona, “nascere dall’alto” (cfr Gv 3,7). Altrimenti si finisce per diventare come Nicodemo che, pur essendo maestro in Israele, non capiva le parole di Gesù quando diceva che per «vedere il regno di Dio» bisogna «nascere dall’alto», nascere «da acqua e Spirito». Nicodemo non capiva la logica di Dio, che è la logica della grazia, della misericordia, per cui chi diventa piccolo è grande, chi diventa ultimo è primo, chi si riconosce malato viene guarito. Questo significa lasciare veramente il primato al Padre, a Gesù e allo Spirito Santo nella nostra vita. Attenzione: non si tratta di diventare preti “invasati”, quasi che si fosse depositari di un qualche carisma straordinario. No. Preti normali, semplici, miti, equilibrati, ma capaci di lasciarsi costantemente rigenerare dallo Spirito, docili alla sua forza, interiormente liberi – anzitutto da sé stessi – perché mossi dal “vento” dello Spirito che soffia dove vuole (cfr Gv 3,8).

La seconda indicazione riguarda il servizio alla comunità: essere preti capaci di “innalzare” nel “deserto” del mondo il segno della salvezza, cioè la Croce di Cristo, come fonte di conversione e di rinnovamento per tutta la comunità e per il mondo stesso (cfr Gv 3,14-15). In particolare, vorrei sottolineare che il Signore morto e risorto è la forza che crea la comunione nella Chiesa e, tramite la Chiesa, nell’intera umanità. Lo disse Gesù prima della Passione: «Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Questa forza di comunione si è manifestata fin dall’inizio nella comunità di Gerusalemme dove «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola». Era una comunione che si faceva condivisione concreta dei beni, per cui «tutto era fra loro comune» e «nessuno tra loro era bisognoso». Ma questo stile di vita della comunità era anche “contagioso” verso l’esterno: la presenza viva del Signore Risorto produce una forza di attrazione che, attraverso la testimonianza della Chiesa e attraverso le diverse forme di annuncio della Buona Notizia, tende a raggiungere tutti, nessuno escluso.

(Omelia S.Messa con i Missionari della Misericordia - Martedì 10/04/2018)

 

IL BATTESIMO È SEGNO EFFICACE DI RINASCITA

 BAMBINO-BATTESIMO-14042018I cinquanta giorni del tempo liturgico pasquale sono propizi per riflettere sulla vita cristiana che, per sua natura, è la vita che proviene da Cristo stesso. Siamo, infatti, cristiani nella misura in cui lasciamo vivere Gesù Cristo in noi. Da dove partire allora per ravvivare questa coscienza se non dal principio, dal Sacramento che ha acceso in noi la vita cristiana? Questo è il Battesimo. La Pasqua di Cristo, con la sua carica di novità, ci raggiunge attraverso il Battesimo per trasformarci a sua immagine: i battezzati sono di Gesù Cristo, è Lui il Signore della loro esistenza. Il Battesimo è il «fondamento di tutta la vita cristiana» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1213). È il primo dei Sacramenti, in quanto è la porta che permette a Cristo Signore di prendere dimora nella nostra persona e a noi di immergerci nel suo Mistero.

Il verbo greco “battezzare” significa “immergere”. Il bagno con l’acqua è un rito comune a varie credenze per esprimere il passaggio da una condizione a un’altra, segno di purificazione per un nuovo inizio. Ma per noi cristiani non deve sfuggire che se è il corpo ad essere immerso nell’acqua, è l’anima ad essere immersa in Cristo per ricevere il perdono dal peccato e risplendere di luce divina. In virtù dello Spirito Santo, il Battesimo ci immerge nella morte e risurrezione del Signore, affogando nel fonte battesimale l’uomo vecchio, dominato dal peccato che divide da Dio, e facendo nascere l’uomo nuovo, ricreato in Gesù. In Lui, tutti i figli di Adamo sono chiamati a vita nuova. Il Battesimo, cioè, è una rinascita.

Ricordiamo le ultime parole del Risorto agli Apostoli; sono un mandato preciso: «Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). Attraverso il lavacro battesimale, chi crede in Cristo viene immerso nella vita stessa della Trinità.

Non è infatti un’acqua qualsiasi quella del Battesimo, ma l’acqua su cui è invocato lo Spirito che «dà la vita» (Credo). Pensiamo a ciò che Gesù disse a Nicodemo per spiegargli la nascita alla vita divina: «Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito» (Gv 3,5-6). Perciò il Battesimo è chiamato anche “rigenerazione”: crediamo che Dio ci ha salvati «per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito» (Tt 3,5).

Il Battesimo è perciò segno efficace di rinascita, per camminare in novità di vita. Immergendoci in Cristo, il Battesimo ci rende anche membra del suo Corpo, che è la Chiesa, e partecipi della sua missione nel mondo (cfr CCC, 1213). Noi battezzati non siamo isolati: siamo membra del Corpo di Cristo. La vitalità che scaturisce dal fonte battesimale è illustrata da queste parole di Gesù: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto» (cfr Gv 15,5). Una stessa vita, quella dello Spirito Santo, scorre dal Cristo ai battezzati, unendoli in un solo Corpo (cfr 1 Cor 12,13), crismato dalla santa unzione e alimentato alla mensa eucaristica. Il Battesimo permette a Cristo di vivere in noi e a noi di vivere uniti a Lui, per collaborare nella Chiesa, ciascuno secondo la propria condizione, alla trasformazione del mondo. Ricevuto una sola volta, il lavacro battesimale illumina tutta la nostra vita, guidando i nostri passi fino alla Gerusalemme del Cielo. C’è un prima e un dopo il Battesimo. Il Sacramento suppone un cammino di fede, che chiamiamo catecumenato, evidente quando è un adulto a chiedere il Battesimo. Ma anche i bambini, fin dall’antichità, sono battezzati nella fede dei genitori (cfr Rito del Battesimo dei bambini, Introduzione, 2). E su questo io vorrei dirvi una cosa. Alcuni pensano: ma perché battezzare un bambino che non capisce? Speriamo che cresca, che capisca e sia lui stesso a chiedere il Battesimo. Ma questo significa non avere fiducia nello Spirito Santo, perché quando noi battezziamo un bambino, in quel bambino entra lo Spirito Santo, e lo Spirito Santo fa crescere in quel bambino, da bambino, delle virtù cristiane che poi fioriranno. Sempre si deve dare questa opportunità a tutti, a tutti i bambini, di avere dentro di loro lo Spirito Santo che li guidi durante la vita. Non dimenticate di battezzare i bambini! Nessuno merita il Battesimo, che è sempre dono gratuito per tutti, adulti e neonati. Ma come accade per un seme pieno di vita, questo dono attecchisce e porta frutto in un terreno alimentato dalla fede. Le promesse battesimali che ogni anno rinnoviamo nella Veglia Pasquale devono essere ravvivate ogni giorno affinché il Battesimo “cristifichi”: non dobbiamo avere paura di questa parola; il Battesimo ci “cristifica”, chi ha ricevuto il Battesimo e va “cristificato”, assomiglia a Cristo, si trasforma in Cristo e lo rende davvero un altro Cristo.

(Udienza Generale - Mercoledì 11/04/2018)

 

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