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n° 11 Sabato 24 Marzo 2018

 

EDITORIALE

Settimana Santa

INGRESSO-GESU'-GERUSALEMMECon la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa, così chiamata perché in quella settimana la Chiesa rivive i fatti più importanti della vita di Cristo e del cristiano. È la settimana in cui Gesù porta a compimento la sua missione offrendo se stesso come vittima innocente per espiare i peccati del mondo. Per questa sua obbedienza e amore, Dio lo esalterà e lo glorificherà. Già la Domenica delle Palme e della Passione del Signore ha un duplice carattere di gloria e di sofferenza, proprio del mistero pasquale. I cristiani acclamano Gesù re di pace e Messia e insieme meditano sulla passione del “servo del Signore” obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. La folla che lo accoglie trionfalmente sarà la stessa che pochi giorni dopo griderà: “Crocifiggilo!”. È simile a chi professa la sua fede, accoglie i sacramenti, promette una vita coerente, ma poi dimentica, rinnega, tradisce. Durante i primi giorni della Settimana Santa in molte parrocchie si organizzano diverse celebrazioni. A Castelsardo per esempio, è famosa la processione del “Luni Santu” che parte dalla basilica di Tergu, distante dodici chilometri, per arrivare di notte a Castelsardo con i simboli della passione portati da uomini incappucciati (i confratelli). Da noi, nella chiesa dell’Agonia, dove la passione del Signore è molto sentita, lunedì si innalza la croce e si portano i segni della passione, martedì, dopo la stazione quaresimale, la statua della Madonna è vestita a lutto. A Tempio mercoledì si celebra in cattedrale la Messa crismale a cui partecipano molti cresimandi, con la benedizione degli oli santi. La sera del Giovedì Santo inizia il Triduo Pasquale. Non sono tre giorni di preparazione alla Pasqua, ma la Pasqua celebrata in tre giorni, la Pasqua nella sua totalità. Giovedì Santo, nell’ultima cena Gesù ha celebrato la prima Messa, istituendo l’Eucaristia e il sacerdozio. Così ha reso sempre presente ed efficace il suo sacrificio della croce, segno e modello sublime di carità. Il Venerdì Santo, è il giorno della passione e morte del Signore, giorno di astinenza e di digiuno, quale segno esteriore della nostra partecipazione al suo sacrificio. Momento centrale è la liturgia della passione e adorazione della croce; c’è chi partecipa anche alla celebrazione delle Sette Parole e alla solenne Via Crucis cittadina. Sabato notte si celebra la solenne Veglia pasquale, la madre di tutte le veglie. Al centro dei riti iniziali si trova il cero, simbolo di Cristo risorto; alla sua luce si ascolta la parola di Dio in cui è rievocata la storia della salvezza dalla creazione alla risurrezione di Cristo; segue la partecipazione alla Pasqua con la rinnovazione degli impegni battesimali; infine l’Eucaristia culmine del triduo, in cui Cristo, agnello pasquale, ci dona la sua vita. La Messa della domenica della resurrezione o di Pasqua non è che il prolungamento dell’Eucaristia notturna.

 

RAGGI DI SOLE

IL SASSO INUTILE

 ANGELO-RAGGI-DI-SOLEC’era una volta su una strada un sasso che non serviva a niente. Era un bel sasso, di forma tondeggiante, grosso più o meno come la testa di un uomo, di un bel grigio-azzurro. Ma nessuno lo degnava di uno sguardo. Un sasso è solo un sasso, a chi può interessare?

Al principio spuntava appena dalla terra al centro di una strada che portava in città. Non gli mancava la compagnia. Quasi tutti quelli che passavano di là inciampavano. Qualcuno si accontentava di lanciare colorite imprecazioni, altri maledicevano il povero sasso. Gli zoccoli ferrati dei cavalli lo colpivano violentemente, facendo sprizzare sciami di scintille che brillavano nella notte. Il sasso era sempre più triste. Che razza di vita era mai la sua! Un giorno una carrozza che procedeva veloce per la strada ebbe un impatto così violento con il povero sasso da lasciargli un segno ben visibile, che sembrava una ferita. Nell’urto ebbe la peggio la ruota, che si spezzo. Il vetturino, furibondo, con un ferro cavò il sasso e lo scagliò lontano. Il sasso rotolò malinconicamente per un po’ e si arrestò fra altri sassi nella scarpata. «Ci mancavi solo tu, sgorbione!», gli gridarono gli altri sassi. «Quanto sei pesante, ciccione!», gli dissero due pietre piatte e sottili, cosparse di mica scintillante. Se le pietre avessero lacrime, il sasso sarebbe scoppiato in un pianto desolato.Il povero sasso desiderò sprofondare nel terreno e sparire per sempre.

Ma un mattino due mani robuste lo sollevarono, «Questo serva a me!», disse una voce. «E gli altri?», chiese un altro uomo. «Possono servire anche loro. Raccoglieteli». Mentre gli altri sassi venivano gettati in un carro, il sasso tondeggiante fece il viaggio nella bisaccia dell’uomo. Quando uscì, si trovò in un cantiere brulicante di operai. Tutti erano all’opera per innalzare una magnifica costruzione che, anche se incompleta, già svettava nel cielo. E i muri, le possenti arcate, le guglie che svettavano nel cielo, tutto era formato da pietre grigio-azzurre come lui. «Questo è il paradiso!» pensò il sasso, che non aveva mai visto niente di più bello. Le mani dell’uomo passarono sulla superficie del sasso con una ruvida carezza. «Finirai lassù, anche tu, amico mio - disse la voce. – Ho un progetto magnifico per te. Dovrai soffrire un po’, ma ne varrà la pena». Il sasso venne portato in un angolo dove un gruppo di uomini stava scolpendo figure di santi di pietra. Una delle statue era senza testa. L’uomo la indicò e disse: «Ho trovato la testa per quello!». Sfiorò nuovamente il sasso con le mani e continuò: «E’ perfetto. Sembra fatto apposta, e anche questa piccola fenditura mi ha fatto venire un’idea…». Al sasso pareva di sognare: nessuno lo aveva mai definito «perfetto». Subito dopo però fu stretto in una morsa e uno strumento acuminato cominciò a ferirlo senza pietà. L’uomo lo scalpellava con vigore e perizia. Il dolore era forte, ma non durò molto. Il sasso inutile si trasformò nella magnifica testa di un santo che fu collocata sulla facciata della cattedrale.Era la statua che tutti notavano e additavano per una particolarità: tutti gli altri erano seri e aggrondati, quello era l’unico santo sorridente. L’artista aveva trasformato la ferita provocata dalla ruota del carro in un magnifico sorriso. Il sorriso pieno di pace e felicità del sasso che aveva trovato il suo posto.

Dio ci ama e ci accoglie così come siamo. Sa valorizzare anche un nostro difetto, una ferita e l’inserisce nell’armonia del suo disegno d’amore. Sì, il Divino Artista apprezza ogni sua creatura, capace com’è di “trasformare il nostro lamento in gioia, il nostro lutto in festa”.                    

Don Paolo Piras

  

I FATTI DELLA SETTIMANA

 MESSA-AD-AJACCIO-2018 Festa della Madonnuccia e Gemellaggio. Si è svolta il 17 ed il 18 marzo la festività della Madonuccia ad Ajaccio, a cui hanno preso parte un gruppo di pellegrini della Parrocchia di Santa Maria Maddalena accompagnati dal parroco don Domenico, e la delegazione dell'Amministrazione Comunale di La Maddalena con il Presidente del Consiglio Roberto Ugazzi, la delegata Emilia Malleo ed il rappresentante dei dipendenti comunali Danilo Uccheddu, questi ultimi sono stati ospiti del Comune di Ajaccio, in virtù del gemellaggio tra le nostre due bellissime città. Due giorni intensi tra cerimonie religiose ed incontri conviviali con gli amministratori Ajaccini – il Sindaco Laurent Marcangeli ha annunciato che questo anno, in segno di amicizia tra le nostre città sarà presente per i festeggiamenti di Santa Maria Maddalena. Due giorni intensi tra i tradizionali riti religiosi, la veglia di preghiera la sera del 17 marzo presso l'icona nella Piazza della Città è sempre emozionante, numerosa la folla che ha partecipato all'evento nonostante il tempo inclemente. Il 18 marzo, giorno della festa Patronale, si è onorata la Madonnuccia, nostra Signora della Misericordia, con la solenne Messa che ha visto la promessa degli amministratori ajaccini alla loro patrona. Per noi delegazione maddalenina è stato un onore partecipare a questa solenne messa presieduta dal nostro Vescovo diocesano Mons. Sebastiano Sanguinetti. In pomeriggio si è svolta la sempre sorprendente processione per le via della città, un popolo in cammino, ricca di colori, numerose le confraternite che vi prendono parte e rendono più solenne la processione con le varie soste per le Chiese più importanti della Città. La partecipazione ai festeggiamenti della delegazione maddalenina ha potuto rinsaldare i legami di amicizia e gettare le basi per nuove iniziative di scambio e di incontri che vedrà nel prossimo futuro coinvolti i settori della cultura della scuola e dello sport... in primavera è in itinere un evento che vedrà coinvolti i bambini della scuola elementare Ajaccio Bonifacio e La Maddalena. Ringraziamo il Sindaco di Ajaccio e la sua giunta e li attendiamo con gioia per il 22 luglio.                                       

   Emilia Malleo

 

CONFERENZA-FAMIGLIE-2018 I linguaggi dell’amore. Domenica 18 Marzo alle ore 17 si è svolto presso la sala conferenze dell’Oasi Serena il 5° incontro per le famiglie ed il rapporto di coppia, tenuto dal sacerdote salesiano Don Valerio Baresi. Due i temi dell’incontro: i linguaggi dell’amore ed Eucaristia e matrimonio: unico mistero nuziale. Riguardo il primo, il relatore con la sua eloquenza affascinante e avvincente, citando Gary Chapman, spiega che tutti abbiamo bisogno di “sentirci amati”, ma ciascuno di noi ha un linguaggio preferito per comunicare l’amore e che le relazioni umane migliorano quando scopriamo il linguaggio principale d’amore dell’altro. Don Valerio continua dicendo: che cosa mi fa sentire amato? E come posso dimostrarlo all’altro?. Cinque le modalità o “linguaggi di amore”: Parole di incoraggiamento (complimenti al partner), contatto fisico (gesti affettuosi), momenti speciali (attenzione e ascolto esclusivi), gesti di servizio (partecipazione ai lavori domestici), ricevere regali (amare è donare). Nella nostra vita di coppia o relazionale dobbiamo cercare di comprendere il linguaggio d’amore principale dell’altro, attraverso il quale il partner desidera essere amato, solo così possiamo riempire il nostro serbatoio di amore emozionale. Il secondo argomento riguardava prettamente la sfera sacramentale. Eucaristia e Matrimonio sono un unico mistero nuziale. Il sacramento dell’Eucaristia rivela, attraverso il pane e il vino, il mistero di una sola carne: mistero nuziale, non più due, ma una sola carne. Nella doppia celebrazione si parla di Alleanza: tanto l’eucaristia quanto il matrimonio sono espressioni di un patto; di Sacrificio, di una Vita che nasce da una Vita offerta, consegnata: Gesù dà se stesso per la salvezza dell’umanità, gli sposi si donano reciprocamente. Altro approfondimento ha riguardato il vivere bene l’Eucaristia per far crescere l’Amore nella coppia. L’Eucaristia, rapporto d’amore che si manifesta con il Bacio, con il Perdono, con la Parola, con il Dono/ Offerta (frutto della terra e del lavoro dell’uomo), con la Consacrazione (prendersi cura l’uno dell’altro). Numerose sono state le osservazioni e i commenti dei presenti a conclusione di un incontro illuminante e arricchente sia sul piano emozionale che spirituale.     

     

Maria Franca Del Giudice

 

■ Domenica 18 marzo i gruppi della Diocesi di Tempio si sono riuniti a Olbia, ospitati presso l’Istituto San Vincenzo, per una giornata di preghiera e di ringraziamento in ricordo dell’approvazione dello Statuto in data 14/02/2002 col quale atto venne sancita l’appartenenza alla Chiesa Cattolica . Dopo le preghiere spontanee di lode alternate con canti di gioia, è stata celebrata la messa nella vicina bella chiesa di San Paolo con il parroco don Gianni Satta che aveva richiesto l’animazione ai vari gruppi in occasione della celebrazione domenicale delle ore 11. Nel pomeriggio , tornati nella chiesa dell’Istituto, dopo un breve incontro conviviale e una proiezione sulle attività illustrate dal Presidente Salvatore Martinez, ha avuto luogo una commossa Adorazione Eucaristica con l’alternarsi dei gruppi in ginocchio davanti al Santissimo. Sono seguite testimonianze sulle meraviglie di conversioni e guarigioni fisiche e spirituali. L’appuntamento per celebrare la Pentecoste è per il 20 maggio nella località di Galanoli per tutti i gruppi riuniti dalle varie diocesi regionali.

Gianna Ferrero Mamberti

 

Stazione quaresimale al Bambino Gesù. Il cammino quaresimale, proposto dalle tre Parrocchie dell’isola, ha fatto tappa mercoledì 21 marzo presso la Chiesa del Bambino Gesù di Praga, gremita di fedeli, a testimonianza dell’anelito di purificazione che aleggia tra i nostri parrocchiani, che, nonostante l’inclemenza del tempo, non hanno mancato all’appuntamento.

La celebrazione della Messa è stata preceduta dalla presenza del confessore e dalla recita del Rosario. Ha officiato la Messa Padre Piero Pigozzi ed hanno concelebrato don Domenico Degortes e don Paolo Piras.

Il Vangelo verteva sulla risurrezione di Lazzaro e Padre Pigozzi nella sua omelia ha fatto notare l’assonanza tra la vicenda di Lazzaro e la successiva risurrezione di Cristo. Nel miracolo di Lazzaro ha avuto gioco-forza la preghiera e la fede, pur vacillante (“...ma il suo cadavere manda già cattivo odore”), della sorella Marta e la sua risurrezione dalla morte corporale deve essere per noi fedeli stimolo per superare la morte spirituale, in cui ci trascina il peccato. La quaresima è appunto tempo di discernimento, di confessione e di preghiera. Al termine della Messa il Parroco don Domenico ha ricordato che la prossima e ultima stazione quaresimale si terrà presso la Chiesa di Moneta Martedì 27 Marzo. Ha animato la Messa e coinvolto nei canti l’intera assemblea il Coro del Bambino Gesù di Praga.

             Prof. Gianfranco Impagliazzo

 

■ Il terzo battesimo, domenica 27 marzo 1768

Il 27 marzo 1768 fu giorno fausto per la piccola comunità maddalenina e caprerina nonché per quella militare che da pochi mesi aveva occupato l’Arcipelago. In quel giorno, che era di domenica, venne infatti battezzato un bimbo, il primo maschietto, nato il 3 settembre 1967, nato “francese” (da poco la Corsica era passata dalla Repubblica di Genova alla Francia con essa, di fatto, l’arcipelago maddalenino) ma ormai sardo-piemontese del Regno di Sardegna a tutti gli effetti. Ma a differenza delle due bimbe coetanee, battezzate il 31 gennaio precedente (ugualmente di domenica), che erano nate nell’isola di La Magdalena, il piccolo Antonio Marco Zonza aveva visto la luce a La Caprera. Era figlio di Giulio di Anton Marco e di Maria Francesca Ornà. I padrini furono Pietro Millelire di La Magdalena e Magdalena d’Anton Marco (probabilmente zia paterna). A differenza delle due bimbe dunque, i cui genitori scelsero padrini (militari) e madrine non maddalenini, in questo caso erano tutti locali. Anzi, a mettere la mano sul capo del bimbo fu Pietro Millelire considerato dai comandanti militari occupanti, per forza, intelligenza e capacità, il capo della piccola comunità. Pastore in origine, pare si si dedicato poi al commercio. Costui non era, come altri, nato in Corsica, ma a Maddalena il 4 novembre del 1728 (quando la Corsica e in pratica anche le nostre isole facevano parte della Repubblica di Genova) ed era figlio di Leone (originario di Sorbola, in corso Surbuddà). Fu battezzato a Bonifacio e a Bonifacio si sposò, due volte. Ebbe quattro figli, tra cui Agostino, e Domenico (l’eroe). Quando battezzò il piccolo Antonio Marco Zonza, Pietro Millelire aveva 40 anni. Dunque il nostro bravo parroco, il primo parroco di Santa Maria Maddalena, don Virgilio Mannu, canonico della Collegiata di Tempio, era arrivato in poche settimane a celebrare tre battesini. Quando il primo matrimonio?

Claudio Ronchi

 

VOCI-DI-MAGGIO-2018 Le reliquie di Santa Rita a La Maddalena. Forse perché nulla avviene per caso quando Santa Rita, che era vedova di marito ucciso e madre di due figli morti di peste, volle dedicarsi a vita monastica, scelse di farlo presso il Monastero Agostiniano “Santa Maria Maddalena”, a Cascia. Nei 250 anni dalla fondazione della parrocchia di Santa Maria Maddalena, il rettore della basilica agostiniana Santa Rita da Cascia e il Comune di Cascia, porteranno a La Maddalena e sosteranno nella chiesa madre parrocchiale, nei primi giorni di giugno, le reliquie e una statua della santa degli Impossibili. Alla quale peraltro è dedicata la prima cappella (con mosaico) della chiesa, quella posta a destra dell’ingresso. L’evento spirituale tra La Maddalena e Cascia scaturisce da sa paradura, nell’aiuto e il sostegno ai terremotati da parte dei nostri pastori sardi. Lo scorso anno infatti, un gruppo di pastori avevano trasportato in Umbria mille pecore e le avevano donate ai pastori e agli allevatori di Cascia, colpiti dal terremoto. Durante la manifestazione “Voci di Maggio”, che si terrà dal 1° al 3 giugno, accadrà che gli agnelli, nel frattempo nati da quelle pecore, verranno portati a La Maddalena e consegnati ai nostri pastori che, sempre nell'ambito di sa paradura, provvederanno poi a donarli a coloro che in Sardegna ne avranno bisogno, per aver subìto un furto, per una malattia, per una calamità naturale o per altri motivi. Il tutto sarà all’interno della manifestazione presentata nei giorni scorsi dal sindaco Montella e dall’assessore Guccini, che sarà corredata da eventi musicali, di intrattenimento, culturali, sociali ed enogastronomici (con alcune sagre e mostre). Le manifestazioni in questione s’intrecceranno con la Messa e la Processione del Corpus Domini e con le celebrazioni garibaldine. Sa paradura è un gesto, ha detto don Davide Mela, intervenuto alla presentazione, “che ha al suo interno uno spirito molto religioso, che è quello della carità. Ed è bello questo gesto di ‘ritornare’, come segno di ringraziamento”. Il 3 giugno poi “è una giornata molto importante, è la festa del Corpus Domini, alla quale è legato un miracolo, il miracolo Eucaristico custodito proprio nella chiesa di Santa Rita”. Don Davide ha poi ricordato che tra maggio e giugno di 250 anni fa iniziò la costruzione della prima chiesa, dedicata a Santa Maria Maddalena, oggi della SS.Trinità, festa quella che si festeggerà qualche giorno prima. E allora, ha proseguito don Davide, si potrebbe pensare di inserire un evento da organizzarsi proprio lì, considerato che lì stavano i pastori corsi, primi abitanti dell’Isola. “Quindi c’è anche questo legame, la chiesa che sta vicino alla sua gente, dove sta la gente nel suo lavoro quotidiano”.            

Claudio Ronchi

 

■ Fatti criminali, qualche dubbio viene

Copertoni squarciati, parabrezza infranti, auto bruciate, pescherecci a fuoco, camion della spazzatura distrutti. Si tratta solo di dispetti, di fatti passionali, di reazioni sproporzionate, di vendette? O c’è dell’altro? Una domanda questa, legittima, da porsi sempre ma in particolare in questi giorni. Lo scorso 21 marzo scorso, ad esempio, giornata di sensibilizzazione contro le mafie, organizzata da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, è stato un momento per riflettere proprio su queste cose. La mafia o, in generale, la criminalità organizzata è ancora lontana dalla nostra isola? Inquietano, ad esempio, oltre ai ricordati fatti di cronaca, alcune inchieste, ancora in corso, su presunte operazioni di riciclaggio in attività commerciali e non solo. C’è, ha detto don Ciotti, parlando in generale, “una mafia imprenditrice senza confini, presente ovunque sia possibile arricchirsi illegalmente in modo formalmente legale, con capitale illecito. Una mafia propensa più a usare il potere della corruzione, il potere persuasivo del denaro, più delle violenze dirette, pur senza rinunciare agli attentati, agli atti intimidatori, agli omicidi, per piegare o eliminare le coscienze inflessibili delle tante persone oneste che cocciutamente stanno dalla parte del bene”. Che fare dunque? Parafrasando alcuni concetti cari a don Ciotti possiamo dire che, solo facendo ciascuno di noi la nostra parte - di cittadini, lavoratori, disoccupati, pensionati, commercianti, imprenditori, pubblici dipendenti, giornalisti, sacerdoti, religiosi, politici, sindacalisti, militari e forze dell'ordine - una società non si disgrega nella divisione e negli egoismi, nelle polemiche cattive o sterili e inutili, e non diventa permeabile agli interessi illeciti e criminali. “L'indifferenza è l'incubatrice della corruzione e la corruzione è la premessa delle mafie” ha detto don Ciotti.   

      Claudio Ronchi

 

■ La Comunità monetina sostiene l’Oratorio

La comunità cristiana è parte della comunità umana, e uno dei suoi più grandi valori è prendersi cura degli altri. Il prendersi cura del bene umano si coniuga con l’amore di Dio per l’uomo; quindi, prendersi cura del bene dell’uomo, per una comunità cristiana, significa mettersi insieme con tutti coloro che hanno a cuore questa cura. Quando si compiono i gesti di carità si è chiamati a riconoscere questo amore, quasi a voler dire che quando la comunità compie un gesto deve poter essere sempre disponibile ad una necessaria quanto inscindibile collaborazione. Quindi rendersi disponibili alla responsabilità, come impegno ad entrare in gioco, consapevoli che deve essere scontato per tutti avere coscienza del bene umano.

Di fronte a queste visioni della vita cristiana si pongono gli oratori e tutti i loro modelli educativi, soprattutto verso i giovani; occorre fare delle scelte chiare e di prospettiva, tenendo conto che l’oratorio è lo strumento della comunità cristiana per tutti, dove si svolge un lavoro di squadra come comunità educativa, articolandosi e arricchendosi, sempre più, di molteplici competenze. L’obiettivo è dare alla persona, educatore, catechista e quant’altro, la coscienza del tipo di compito che gli è affidato e come coscienza riflessa di questo compito, farlo eseguire con competenza completandola con la sua spiritualità. Non sono necessarie capacità analitiche o addirittura di sintesi, basta la dedizione al bene degli altri come forma di inserimento concreto della carità cristiana. Ed è proprio negli oratori dove la comunità e la carità cristiana coniugano il verbo fare all’infinito, per tutti e verso tutti, dandosi “semplicemente” da fare, chiamandosi “semplicemente” per nome. Non risulta importante chi sei al di fuori dell’oratorio, non importa cosa fai o che carica sociale ricopri, c’è “semplicemente” da fare. Nel nome di Dio dedicarsi agli altri, ognuno dando quello che può. Consapevolmente convinti che nella carità e comunità c’è l’amore verso Dio che ci guida al fare, come Angela che tutti i giorni prepara l’altare per la messa coinvolgendo i fedeli ai canti e alle letture, come Gennaro che nonostante aver passato gli ottant’anni serve la messa con un trasporto e una dedizione quasi palpabili, o come le catechiste, educatrici di fede, che dedicano il sabato ai bambini dell’oratorio. Sono solo alcuni dei tanti esempi che rappresentano la realtà dell’oratorio, qui Dio c’è, non siamo soli, non ci sentiamo soli; altresì, ci sentiamo partecipi, ci riuniamo e decidiamo insieme, avendo come guida spirituale e organizzativa il nostro Parroco, Don Andrea. Uniti nella comune gratuità, coscientemente consapevoli che all’interno dell’oratorio non tutto può, o potrà essere gratuito; l’uso dei beni e delle strutture prevede un consumo e non sempre, quest’ultimo, può essere a carico degli altri. I bambini, gli adolescenti nell’età evolutiva e i giovani sono coinvolti e stimolati dalla comunità adulta alla partecipazione, con il preciso scopo di aiutarli a crescere. Nessuno può negare l’importanza di questi passaggi che con i giusti modi e le dovute azioni non sono particolarmente complicati o addirittura traumatici; diventare uomo o donna fa parte del processo evolutivo, non senza difficoltà, perché c’è la fretta di crescere, di sapere, di conoscere, di provare, di avere, di essere, e non sempre si hanno delle immediate quanto valide risposte, bisogna adeguarsi alle situazioni, calibrare i passi, perché alcune tappe sono indispensabili, compresi i rallentamenti e accelerazioni dovuti alle esperienze, anche particolari, di persone che sono in fase evolutiva e di formazione.Infine, non è importante chi siamo, ma è fondamentale ciò che ci distingue ovvero, la Cristianità, e la Cristianità è associativa perciò, comunicativa, e la carità è il suo simbolo e testimonianza.           

           Luciano Ferrandu

 

■ Nuovo manto erboso al campetto

CAMPETTO-CALCIO-MONETA-2018Nei giorni scorsi, sono stati eseguiti i lavori di rifacimento del manto erboso del campetto di calcio del nostro oratorio. L’opera è stata realizzata dalla Ditta Impianti Sportivi Abete di Sassari, specializzata nel settore, che ha curato l’intera esecuzione del manufatto, dalla fornitura dei materiali alla loro posa in opera, eseguendo i lavori a perfetta regola d’arte e riportando il manto erboso come nuovo, per un costo complessivo di € 2.350,00. Inoltre, i lavori eseguiti al campetto, fanno parte di una serie di interventi che prevedono, tra gli altri, anche il miglioramento della qualità dell’illuminazione notturna e sono stati pianificati e programmati da Don Andrea, unitamente al Consiglio Direttivo del nostro oratorio, al fine di garantire una perfetta efficienza strutturale e uno standard qualitativo ottimale.

                              Luciano Ferrandu

 

■ Non dimentichiamo i 35 anni della presenza della Marina Militare Americana.

Il 28 febbraio scorso sono trascorsi dieci anni da quando la Marina Statunitense ha lasciato la nostra Isola, dopo aver trascorso 35 anni nel nostro arcipelago, dando molto alla popolazione in lavoro e progetti economici; una situazione ben diversa da quella che stiamo vivendo. Ricordiamo, gli incontri ecumenici, che ci hanno dato uno spaccato di come vivevano la religiosità il personale militare americano e le loro famiglie, con quale dignità e rispetto frequentavano la nostra chiesa, un esempio difficile da dimenticare. La loro partecipazione alle feste religiose della nostra comunità, sempre in prima fila, non solo perché stavano nell’Isola, ma perché sentivano e vivevano anche loro, la nostra partecipazione alla vita cristiana.

Il mio non vuole essere solo un ricordo, ma un desiderio che molta gente non dimentichi il personale militare statunitense che con simpatia ed affetto si è legato alla nostra comunità, dove la politica più delle volte non ha voluto intendere, che la loro presenza era un impegno strategico dettato dalla politica mondiale.

Nel lontano 29 febbraio 2004, anno bisestile, avevo realizzato una mostra in ricordo con l’annullo filatelico accompagnato da un opuscolo che tracciava i 35 anni di amicizia e fraternita fra le due Marine Militari, rapporti di lavoro ed impegno reciproco per questa Isola, per il mantenimento della pace e la libertà in questa parte del mondo, un capitolo importante della nostra storia isolana.      

Antonio Remigio Pengo

 

M A G I S T E R O

 PER CONOSCERE GESU’ DOBBIAMO GUARDARE "DENTRO ALLA CROCE"

 CHICCO-DI-GRANO-25032018Il Vangelo di Gv 12,20-33 racconta un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Gesù. La scena si svolge a Gerusalemme, dove Egli si trova per la festa della Pasqua ebraica. Per questa celebrazione rituale sono arrivati anche alcuni greci; si tratta di uomini animati da sentimenti religiosi, attirati dalla fede del popolo ebraico e che, avendo sentito parlare di questo grande profeta, si avvicinano a Filippo, uno dei dodici apostoli, e gli dicono: «Vogliamo vedere Gesù». Giovanni pone in risalto questa frase, centrata sul verbo vedere, che nel vocabolario dell’evangelista significa andare oltre le apparenze per cogliere il mistero di una persona. Il verbo che utilizza Giovanni, “vedere”, è arrivare fino al cuore, arrivare con la vista, con la comprensione fino all’intimo della persona, dentro la persona.

La reazione di Gesù è sorprendente. Egli non risponde con un “sì” o con un “no”, ma dice: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». Queste parole, che sembrano a prima vista ignorare la domanda di quei greci, in realtà danno la vera risposta, perché chi vuole conoscere Gesù deve guardare dentro alla croce, dove si rivela la sua gloria. Nell’immagine di Gesù crocifisso si svela il mistero della morte del Figlio come supremo atto di amore, fonte di vita e di salvezza per l’umanità di tutti i tempi. Nelle sue piaghe siamo stati guariti.

E per spiegare il significato della sua morte e risurrezione, Gesù si serve di un’immagine e dice: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (v. 24). Vuole far capire che la sua vicenda estrema – cioè la croce, morte e risurrezione – è un atto di fecondità – le sue piaghe ci hanno guariti – una fecondità che darà frutto per molti. Così paragona sé stesso al chicco di grano che marcendo nella terra genera nuova vita. Con l’Incarnazione Gesù è venuto sulla terra; ma questo non basta: Egli deve anche morire, per riscattare gli uomini dalla schiavitù del peccato e donare loro una nuova vita riconciliata nell’amore. Ho detto “per riscattare gli uomini”: ma, per riscattare me, te, tutti noi, ognuno di noi, Lui ha pagato quel prezzo. Questo è il mistero di Cristo. Va’ verso le sue piaghe, entra, contempla; vedi Gesù, ma da dentro.(Angelus - IV Domenica di Quaresima 04/03/2018)

 

PREGHIERA, PICCOLEZZA E SAPIENZA DI VITA. TRE PAROLE EREDITATE DA S.PIO DA PIETRELCINA

 Dalle Letture bibliche che abbiamo ascoltato vorrei cogliere tre parole: preghiera, piccolezza, sapienza.

Preghiera. Il Vangelo odierno ci presenta Gesù che prega. Dal suo cuore sgorgano queste parole: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra…» (Mt 11,25). A Gesù la preghiera sorgeva spontanea, ma non era un optional: era solito ritirarsi in luoghi deserti a pregare (cfr Mc 1,35); il dialogo col Padre era al primo posto. E i discepoli scoprirono così con naturalezza quanto la preghiera fosse importante, finché un giorno gli domandarono: «Signore, insegnaci a pregare». Se vogliamo imitare Gesù, iniziamo anche noi da dove cominciava Lui, cioè dalla preghiera.

Possiamo chiederci: noi cristiani preghiamo abbastanza? Spesso, al momento di pregare, vengono in mente tante scuse, tante cose urgenti da fare... A volte, poi, si mette da parte la preghiera perché presi da un attivismo che diventa inconcludente quando si dimentica «la parte migliore» (Lc 10,42), quando si scorda che senza di Lui non possiamo fare nulla – e così lasciamo la preghiera. San Pio, a cinquant’anni dalla sua andata in Cielo, ci aiuta, perché in eredità ha voluto lasciarci la preghiera. Raccomandava: «Pregate molto, figli miei, pregate sempre, senza mai stancarvi» .

Gesù nel Vangelo ci mostra anche come si prega. Prima di tutto dice: «Ti rendo lode, Padre»; non incomincia dicendo “ho bisogno di questo e di quello”, ma dicendo «ti rendo lode». Non si conosce il Padre senza aprirsi alla lode, senza dedicare tempo a Lui solo, senza adorare. Quanto abbiamo dimenticato noi la preghiera di adorazione, la preghiera di lode! Dobbiamo riprenderla. Ognuno può domandarsi: come adoro io? Quando adoro io? Quando lodo Dio? Riprendere la preghiera di adorazione e di lode. È il contatto personale, a tu per tu, lo stare in silenzio davanti al Signore il segreto per entrare sempre più in comunione con Lui. La preghiera può nascere come richiesta, anche di pronto intervento, ma matura nella lode e nell’adorazione. Preghiera matura. Allora diventa veramente personale, come per Gesù, che poi dialoga liberamente col Padre: «Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (Mt 11,26). E allora, nel dialogo libero e fiducioso, la preghiera si carica di tutta la vita e la porta davanti a Dio. Seconda parola: piccolezza. Nel Vangelo, Gesù loda il Padre perché ha rivelato i misteri del suo Regno ai piccoli. Chi sono questi piccoli, che sanno accogliere i segreti di Dio? I piccoli sono quelli che hanno bisogno dei grandi, che non sono autosufficienti, che non pensano di bastare a sé stessi. Piccoli sono quelli che hanno il cuore umile e aperto, povero e bisognoso, che avvertono la necessità di pregare, di affidarsi e di lasciarsi accompagnare. Il cuore di questi piccoli è come un’antenna: capta il segnale di Dio, subito, se ne accorge subito. Perché Dio cerca il contatto con tutti, ma chi si fa grande crea un’enorme interferenza, non arriva il desiderio di Dio: quando si è pieni di sé, non c’è posto per Dio.

Infine la terza parola. Nella prima Lettura Dio dice: «Non si vanti il sapiente della sua sapienza, non si vanti il forte della sua forza» (Ger 9,22). La vera sapienza non risiede nell’avere grandi doti e la vera forza non sta nella potenza. Non è sapiente chi si mostra forte e non è forte chi risponde al male col male. L’unica arma sapiente e invincibile è la carità animata dalla fede, perché ha il potere di disarmare le forze del male. San Pio ha combattuto il male per tutta la vita e l’ha combattuto sapientemente, come il Signore: con l’umiltà, con l’obbedienza, con la croce, offrendo il dolore per amore. E tutti ne sono ammirati; ma pochi fanno lo stesso.

I gruppi di preghiera, gli ammalati della Casa Sollievo, il confessionale; tre segni visibili, che ci ricordano tre eredità preziose: la preghiera, la piccolezza e la sapienza di vita. Chiediamo la grazia di coltivarle ogni giorno.

(Visita pastorale a Pietrelcina e a San Giovanni Rotondo - 17 marzo 2018)

 

LA SANTA MESSA - LITURGIA EUCARISTICA - LA COMUNIONE

 EUCCARESTIA-1703218La vita cristiana dev’essere una vita che deve fiorire nelle opere di carità, nel fare il bene. Ma se tu non hai delle radici, non potrai fiorire, e la radice chi è? Gesù! Se tu non sei con Gesù, lì, in radice, non fiorirai. Se tu non annaffi la tua vita con la preghiera e i sacramenti, voi avrete fiori cristiani? No! Perché la preghiera e i sacramenti annaffiano le radici e la nostra vita fiorisce. Celebriamo l’Eucaristia per nutrirci di Cristo, che ci dona sé stesso sia nella Parola sia nel Sacramento dell’altare, per conformarci a Lui. Lo dice il Signore stesso: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6,56).  

Nella Messa, dopo aver spezzato il Pane consacrato, cioè il corpo di Gesù, il sacerdote lo mostra ai fedeli, invitandoli a partecipare al convito eucaristico. Conosciamo le parole che risuonano dal santo altare: «Beati gli invitati alla Cena del Signore: ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo». Questo invito ci chiama a sperimentare l’intima unione con Cristo, fonte di gioia e di santità. È un invito che rallegra e insieme spinge a un esame di coscienza illuminato dalla fede. Non dimenticate: Gesù perdona sempre. Gesù non si stanca di perdonare. Siamo noi a stancarci di chiedere perdono.

Se siamo noi a muoverci in processione per fare la Comunione, noi andiamo verso l’altare in processione a fare la comunione, in realtà è Cristo che ci viene incontro per assimilarci a sé. C’è un incontro con Gesù! Nutrirsi dell’Eucaristia significa lasciarsi mutare in quanto riceviamo. Ogni volta che noi facciamo la comunione, assomigliamo di più a Gesù, ci trasformiamo di più in Gesù. Come il pane e il vino sono convertiti nel Corpo e Sangue del Signore, così quanti li ricevono con fede sono trasformati in Eucaristia vivente. Quando tu ricevi l’Eucaristia diventi corpo di Cristo. È bello, questo; è molto bello. Mentre ci unisce a Cristo, strappandoci dai nostri egoismi, la Comunione ci apre ed unisce a tutti coloro che sono una sola cosa in Lui. Ecco il prodigio della Comunione: diventiamo ciò che riceviamo! La Chiesa desidera vivamente che anche i fedeli ricevano il Corpo del Signore con ostie consacrate nella stessa Messa; e il segno del banchetto eucaristico si esprime con maggior pienezza se la santa Comunione viene fatta sotto le due specie, pur sapendo che la dottrina cattolica insegna che sotto una sola specie si riceve il Cristo tutto intero. Secondo la prassi ecclesiale, il fedele si accosta normalmente all’Eucaristia in forma processionale, come abbiamo detto, e si comunica in piedi con devozione, oppure in ginocchio, come stabilito dalla Conferenza Episcopale, ricevendo il sacramento in bocca o, dove è permesso, sulla mano, come preferisce. Dopo la Comunione, a custodire in cuore il dono ricevuto ci aiuta il silenzio, la preghiera silenziosa. Allungare un po’ quel momento di silenzio, parlando con Gesù nel cuore ci aiuta tanto, come pure cantare un salmo o un inno di lode che ci aiuti a essere con il Signore.La Liturgia eucaristica è conclusa dall’orazione dopo la Comunione. In essa, a nome di tutti, il sacerdote si rivolge a Dio per ringraziarlo di averci resi suoi commensali e chiedere che quanto ricevuto trasformi la nostra vita.  L’Eucaristia ci fa forti per dare frutti di buone opere per vivere come cristiani. È significativa l’orazione di oggi, in cui chiediamo al Signore che «la partecipazione al suo sacramento sia per noi medicina di salvezza, ci guarisca dal male e ci confermi nella sua amicizia» (Messale Romano, Mercoledì della V settimana di Quaresima). Accostiamoci all’Eucaristia: ricevere Gesù che ci trasforma in Lui, ci fa più forti. È tanto buono e tanto grande il Signore!

(Udienza Generale - Mercoledì 14/03/2018)

 

 

SETTIMANA SANTA 2018

 

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 25 marzo  DOMENICA DELLE PALME.

9.00             Santa Messa

10.00 Benedizione delle palme e degli ulivi nel giardino dell’Oasi Serena, processione e Santa Messa solenne. Non ci sarà  S. Messa a Stagnali.

 26 marzo LUNEDI’ SANTO.

  9.00 Lodi

18.00 S. Messa con i riti dell’innalzamento della Croce e della presentazione dei segni della Passione

 27 marzo MARTEDI’ SANTO.

STAZIONE QUARESIMALE AGONIA DI N.S.G.C.

 9.00  Lodi.

17.00 Confessore straordinario

 18.00 Santa Messa. Vestizione della Madonna a lutto.

 28 marzo MERCOLEDI’ SANTO.

9.00           Lodi.

18.00 Cattedrale di Tempio – Santa Messa del Crisma.

 29 marzo GIOVEDI’ SANTO.

FESTA TITOLARE DELLA PARROCCHIA.

       GIORNATA DELLA CARITA’.

 9.00   Lodi.

16.30 Confessioni.

18.00           Santa Messa nella Cena del Signore.

19.30           Agape fraterna ( cena aperta a tutti con l’invito di portare qualcosa per la condivisione).

21.00           Ora Santa – Adorazione.

 30 marzo VENERDI’ SANTO DELLA PASSIONE DEL SIGNORE.

ASTINENZA E DIGIUNO.

 9.00            Lodi.

 9.30-11.00  Confessioni.

15.00            Inizio della Novena alla Divina Misericordia e Via Crucis nell’ora della morte di Gesù.

15.45            Liturgia della Passione del Signore.

17.30-18.30  Confessioni.

21.30            Via Crucis cittadina con partenza dalla chiesa dell’Agonia di N.S.G.C.

 31 marzo SABATO SANTO.

 9.00            Lodi.

 9.30-11.30  Confessioni.

16.00-18.00  Confessioni.

 22.00            VEGLIA PASQUALE.                   

 1 APRILE DOMENICA DI RISURREZIONE

9.00       Santa Messa solenne e al seguito la processione con il simulacro del Cristo Risorto .

10.30 Incontro di Cristo Risorto con Santa Maria Maddalena in Piazza Umberto I.

Non ci sarà  S. Messa a Stagnali.

 2 APRILE      LUNEDÌ DEL ANGELO – PASQUETTA

9.00 S. Messa

 

 

Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

 1) Sabato 24 marzo

* Ore 18.30: Benedizione degli ulivi e Messa della Domenica delle Palme.

2) Martedì Santo 27 marzo

Ore 18.00 a Moneta: Stazione quaresimale interparrocchiale.

3) Triduo pasquale

Giovedì Santo, 29 marzo: Giornata della Carità.

* Ore 17.30: Messa della Cena del Signore, lavanda dei piedi e ora santa di adorazione.

Venerdì Santo, 30 marzo: Giornata per le opere della Terra Santa (astinenza e digiuno)

* Ore  17.30: liturgia della passione, adorazione della croce, comunione.

Sabato Santo, 31 marzo

* Ore 21.30: Veglia pasquale. Liturgia della Luce, della Parola, del Battesimo, dell’Eucaristia.

4) Domenica di Pasqua 1 aprile

Ore 10.30: Processione dell’Incontro del Risorto con S. Maria Maddalena in piazza Umberto I.

 

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

  Domenica delle Palme 25 marzo: Giornata della Gioventù.

* Ore 10.30: Benedizione delle Palme presso l’Istituto S. Vincenzo e Processione.

* Ore 11.00 S.Messa solenne in parrocchia.

* Con l’orario legale la Messa della sera sarà alle ore 19.00, alla Sacra Famiglia alle ore 17.30, alla Cappella dell’Ospedale alle ore 17.30.

Martedì Santo 27 marzo:

* Confessore straordinario dalle 9.00 alle 12.00.

* Stazione quaresimale alle ore 18.00 presso la chiesa di Moneta.

Mercoledì Santo 28 marzo

*A Tempio in Cattedrale alle ore 18.00 S. Messa del Crisma e consacrazione degli oli santi.

 

 Triduo Pasquale

Giovedì Santo 29 marzo: Giornata della Carità.

Ore 8.30: Lodi

Ore 9.00 -12.00; ore 16.00-18.30 Confessioni

Ore 19.00: In parrocchia S. Messa nella CENA DEL SIGNORE e lavanda dei piedi.

Ore 21.30: Adorazione del Santissimo Sacramento.

Venerdì Santo 30 marzo: (astinenza e digiuno)

Giornata per le opere della Terra Santa

Ore 8.30: Ufficio delle letture e Lodi

Ore 09.00 - 12.00 Confessioni.

Ore 15.00: Coroncina della Divina Misericordia.

Ore 15.15: Celebrazione delle Sette Parole.

Ore 16.00: – 18.30 Confessioni

Ore 19.00: LITURGIA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Ore 21.30: Via Crucis cittadina partendo dalla chiesa di Moneta.

Sabato Santo 31 marzo

Ore 8.30: Ufficio delle letture e Lodi

Ore 9.00 - 12.00: Confessioni

Ore 16.00 – 19.00: Confessioni.

Ore 23.00: VEGLIA PASQUALE (Lucernario, Liturgia della Parola, Liturgia battesimale, Liturgia eucaristica).

Domenica di Pasqua 1 aprile

Ore 10.30 Processione dell’Incontro del Risorto con S. Maria Maddalena in piazza Umberto I, rientro in chiesa e S.Messa solenne alle ore 11.00.

Lunedì dell’Angelo 2 aprile

Le Sante Messe saranno alle 8.30 e alle 19.00.

 

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

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e sulla pagina facebook:

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