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n° 9 Sabato 10 Marzo 2018

EDITORIALE

 LE UNIONI CIVILI

 Da quando è stata approvata la legge sulle unioni civili nel 2016, anche nei Comuni di periferia come il nostro, si celebrano unioni di coppie dello stesso sesso dando loro riconoscimento giuridico. E’ giusto che lo Stato garantisca ai singoli e alle varie forme di convivenza i propri diritti. Le persone omosessuali hanno il diritto per esempio di visitare il partner in carcere, di decidere sulla pensione, su quale parte di patrimonio lasciare in eredità. Ma la loro unione non può essere equiparata alla famiglia. Non bisogna creare confusione. La famiglia è un bene della società. La società, i suoi beni li deve custodire. La famiglia è il grembo della vita umana. La famiglia composta da un uomo e da una donna è risorsa e futuro per tutti. Nessuna unione, chiusa alla trasmissione della vita, assicura il futuro della società.

Sembra che nel mondo, e specialmente in Europa, si moltiplichino le legislazioni antifamiglia. Chi ha interesse a destabilizzare la famiglia? I promotori dell’individualismo esasperato, che genera all’interno delle famiglie insofferenza e aggressività. La cultura del provvisorio, per cui le persone passano con rapidità da una relazione affettiva ad un’altera. Ci sono interessi ideologici, esempio con la diffusione della teoria dei “gender”. Ci sono interessi anche economici poiché dietro alle unioni gay, c’è l’inseminazione artificiale, gli uteri in affitto, il cambiamento di sesso, ecc. che costano fior di quattrini. I Governi si occupano spesso di poche persone sostenute da lobby potenti, ma chi si occupa oggi di sostenere i coniugi, di aiutarli a superare i rischi che li minacciano, di accompagnarli nel loro ruolo educativo, di stimolare la stabilità dell’unione coniugale.

A proposito dell’omosessualità ricordiamo l’insegnamento della Chiesa: la tendenza omosessuale non è un peccato. La pratica, cioè gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alle legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità come tutte le persone non sposate. Con la preghiera e la grazia sacramentale possono e devono gradatamente avvicinarsi alla perfezione cristiana.           

                                D.D.

 

RAGGI DI SOLE

 LA LENTE

 LENTE-D'INGRANDIMENTO-2018“Successe poco a poco. Don Bosco cominciò a sbattere le palpebre sempre più spesso e a stropicciarsi gli occhi sovente con un gesto meccanico. Sin da giovane, soffriva di bruciore agli occhi a causa delle lunghe veglie e del continuo leggere e scrivere al lume della candela o della lampada ad olio. Un giorno scoprì che il suo occhio destro a malapena distingueva le lettere che aveva scritto con la sua rapida calligrafia nervosa. Cominciò ad aumentare la dimensione della scrittura che però divenne confusa ed incerta. Il segreto che cercava di tenere nascosto finì sulla bocca di tutti. E così don Bosco fu costretto a farsi visitare da un oculista. La diagnosi fu esplicita: divieto assoluto di leggere e scrivere dopo il tramonto. Una sentenza terribile per don Bosco. Scrivere era per lui un gran mezzo per diffondere il bene. E aveva ancora tante cose da comunicare alla gente e ai suoi ragazzi! Don Bosco stesso dichiarava: «È vero. Con un occhio vedo meno che con due. Tuttavia spero che il Signore mi conserverà quest'uno perché altrimenti non potrei più lavorare. Oh! Il Signore saprà bene aggiustare in qualche modo le cose». Difatti arrivai io. Sonnecchiavo nella vetrina di un ottico di Torino. Ero una magnifica lente d'ingrandimento. Il mio corpo di cristallo era incastonato in un'elegante cornice di legno che terminava in un manico ben tornito. Il mio mestiere consisteva nel far vedere grandi le cose piccole. Quando don Bosco mi vide mi acquistò subito. Mi mise nella tasca della tonaca e, appena arrivato nella sua stanza, prese un libro dallo scaffale e mi avvicinò alla pagina e... io feci uno splendido lavoro. Restituii agli occhi di don Bosco la gioia di leggere senza fatica. Da quel momento divenni la compagna fedele del tavolo e dei viaggi di don Bosco. Grazie a me don Bosco poté leggere fino alla fine dei suoi giorni terreni. Ricordo con nostalgia le pagine della Storia Sacra o le tante lettere scritte con affetto ai ragazzi e ai benefattori. Per dieci anni ho collaborato con don Bosco a scrivere libri che aiutavano i giovani a crescere. Era la vocazione di tutti e due: far diventare grande ciò che era piccolo”. Ciò riguarda anche noi, precisando però che, mentre la lente può soltanto far “apparire” grandi le cose piccole, che tuttavia rimangono tali; noi invece, come don Bosco, possiamo far “diventare” grandi e molto preziosi anche i più piccoli gesti compiuti con generosità di cuore. Solo l’amore, infatti, può riempire di valore e far risplendere ogni tassello che compone lo stupendo mosaico della nostra vita.    

         Don Paolo Piras

 

    I FATTI DELLA SETTIMANA

FESTA-DONNA-10032018Festa della Donna 8 Marzo 2018. L'otto marzo, in molti paesi del mondo, si ricorda la giornata internazionale della donna, festa riconosciuta ufficialmente dall'ONU e istituita per celebrare i diritti ottenuti dalle donne, la lotta contro le discriminazioni e le violenze, per riflettere sulle condizioni del lavoro e le diseguaglianze tra uomini e donne. Questa ricorrenza non è solo un'occasione per decantare la bellezza, la sensibilità, la dolcezza, il coraggio dell'universo femminile ma anche un'opportunità per omaggiare quelle donne che nel mondo sono ancora vittime di violenze e soprusi. La mimosa, con il suo colore intenso e caldo, è diventata il fiore simbolo di questa festa. Nel tempo la posizione della donna nella società si è trasformata e tanti sono i ruoli che ella è chiamata a ricoprire. Spesso nelle sue omelie, Papa Francesco, ci ricorda che il contributo della donna per il futuro della società è impareggiabile. La donna, dice il Pontefice, porta l'armonia; il mondo senza le donne sarebbe sterile non solo perché donano la vita ma ci permettono di vedere le cose da diverse prospettive, di sentire con un cuore più creativo, paziente e tenero. Per la fede cristiana Maria Santissima è la figura femminile più importante della storia, è la “Benedetta tra le donne”; è la Madre che ci ha donato Gesù. E in questo tempo di Quaresima come non ricordare che le prime testimoni della resurrezione di Gesù sono state le donne? Maria di Magdala, apostola degli apostoli, ha annunciato ai discepoli Gesù Risorto. L'augurio a tutti è quello di non dimenticare il significato e lo spirito che caratterizza questa giornata e alle donne, in particolare, di lasciarsi ispirare e guidare nella loro vita dall'esempio della nostra Mamma Celeste e di Santa Maria Maddalena.                          

                  (Una donna)

 

■ Ritratti di donne isolane. Il 7 marzo in biblioteca si è svolto il convegno "ritratti di donne isolane" organizzata dalla biblioteca comunale e dagli amici della biblioteca "Graziella d'Angelo". 8 marzo 2018 si è svolta per la festa della donna a La Maddalena una manifestazione che è stata voluta e organizzata dall'Amministrazione Comunale Assessorato Pari Opportunità e Politiche Sociali con la collaborazione della Cooperativa la Mimosa ed il Gruppo Teatrale l'Incantesimo che hanno voluto ricordare la "Giornata internazionale della donna" con un evento caratterizzato da un flash mob e con il Well of Dolls. In Comune ed in piazza Garibaldi dove è stato allestito il muro delle bambole, un muro simbolico, per ricordare tutte le donne vittime della violenza. Per dire no al femminicidio che è un crimine contro l'umanità. La frase "# WE TOO GETHER" " *Non una di meno* " il messaggio che per tutta la serata è stato lanciato dai ragazzi del Gruppo L'incantesimo. Numerosi i ragazzi del "gruppo spazio giovani"  che hanno accolto l'invito ed hanno preso parte alla manifestazione. L'Amministrazione ringrazia tutti coloro che hanno partecipato ed hanno collaborato all' iniziativa. Numerosi i pensieri ed i messaggi di solidarietà, di invito al rispetto della donna, di no alla violenza. Il muro delle bambole rimarrà presso l'atrio comunale fino a lunedì per chi vorrà continuare a lasciare un messaggio, costruiamo un muro pieno di amore e di speranza e non dimentichiamoci di insegnare i valori a tutti fin da piccoli.

Emilia Malleo

 

Elezioni politiche. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto alla Camera, a La Maddalena, ben 2.185 voti pari al 39,73% (al di sopra del risultato nazionale che è stato 32,6%). Ben lontani si sono classificati Forza Italia (751 voti), il PD (691), la Lega Nord (660), Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni (214), Noi con l'Italia UDC (119). Poco consenso ha avuto la lista di sinistra di Lista Liberi e Uguali (168 voti), quella del Popolo della Famiglia (32 voti) e la Civica Popolare della ministra della Salute Lorenzin, che era venuta a La Maddalena per l’ospedale, che ha ricevuto appena 4 voti. Non di molto si sono scostati i voti al Senato. Molti dunque i maddalenini che hanno votato per Di Maio e C., pochi quelli che si sono recati alle urne, neanche il 60%. Un popolo arrabbiato come quello isolano ha in parte ha disertato le urne e in parte ha premiato un partito che fin’ora non ha governato. E se da un lato, complessivamente, non ha abbandonato il suo orientamento di centro destra (a livello di coalizione Berlusconi e C. sono arrivati al 32%), ha certamente penalizzato il PD, crollato anche all’Isola, dove alla Camera ha raccolto appena 691 voti (meno di Forza Italia oltre che del partito di Beppe Grillo che, da solo, hanno raccolto il triplo dei voti del partito di Renzi). Vivendosi ormai da anni a La Maddalena una crisi economica e occupazionale senza precedenti, gli isolani non hanno più voluto credere – probabilmente - alle promesse fin’ora non mantenute, provenienti da Roma e da Cagliari (dove il PD ha governato e governa) ed hanno posto le loro speranze altrove. I fatti diranno chi aveva ragione e chi torto.      

                                 Claudio Ronchi

 

Precetto Pasquale alla Marina Militare

Ha parlato del significato della passione, della morte e della risurrezione di Gesù, il vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti, lo scorso 2 marzo, davanti a circa 300 fedeli, in buona parte in divisa, nell’aula magna Primo Longobardo, in occasione del Precetto Pasquale della Marina Militare.“La nostra è una società che in qualche maniera ha perso la bussola”, ha detto il vescovo durante l’omelia”. “Succede che la società moderna, soprattutto la società occidentale, che è la società più in crisi (quella dei paesi poveri è una società in crisi per ragioni economiche), è in crisi di valori. Ed essendo in crisi di valori è una società in disfacimento”. Il vescovo ha proseguito dicendo che “non meraviglia che questa società, forse, è destinata a sparire, e sarà soppiantata da altre culture, da altre razze, da altri popoli. Non che questo sia un male ... Però se una società non è radicata è destinata a morire”. Non voglio fare il catastrofista o l'annunciatore di sventure, ha proseguito il vescovo, “però io credo che un grosso, un giusto bagno di verità, di onestà intellettuale e di sana riflessione, io credo che faccia bene a tutti noi, in occasione della Pasqua, per l’umanità tutta, per noi cristiani, per la Chiesa; è una sana occasione per una riflessione seria”. Il giorno prima il vescovo era Olbia dove ha celebrato messa per le forze armate del territorio. Hanno concelebrato con lui a La Maddalena don Gian Mario Piga, cappellano militare regionale della Guardia di Finanza, don Domenico Degortes, che da gennaio sostituisce il cappellano militare don Giuseppe Ackarian, in missione con le nostre Forze Armate in Kuwait. A confessare c’erano don Andrea Domanski, don Paolo Piras ed un altro cappellano militare. In rappresentanza della cittadinanza, accanto al comandante del presidio militare Domenico Usai, erano presenti il presidente del consiglio comunale Roberto Ugazzi e la consigliera Emilia Malleo.                            

 Claudio Ronchi

 

Terza stazione quaresimale. Si è celebrata nella chiesa militare  della Madonna Medaglia Miracolosa alla presenza di numerosi fedeli . Ha presieduto la Santa Messa padre Piero Pigozzi concelebrata da don Domenico: incaricato momentaneamente capellano del presidio militare. Abbiamo servito all' altare ed eravamo molto emozionate. Ascoltando il vangelo abbiamo capito che giudei e samaritani non si potevano parlare, e Gesù incontra vicino ad un pozzo una samaritana e le chiede dell’acqua, ma poi le dice che quell'acqua non disseta e che solo lui la possiede e chi ne beve non avrà più sete. Il predicatore ha poi aggiunto che tutti noi abbiamo ricevuto di quell' acqua nel giorno del battesimo e siamo stati inseriti nella vita con Gesù, ed è Lui la fonte a cui dobbiamo sempre   attingere e che ci ristora. L' acqua sta ad indicare la nostra sete di felicità e solo Gesù ha l' acqua viva che  è la parola di Dio; chi beve di quest 'acqua diventerà sorgente zampillante per la vita e quindi dobbiamo  crescere e dare frutti di amore , di servizio verso le persone che abbiamo accanto ed essere sempre più comunità di credenti. Al termine siamo rientrati in sacrestia e abbiamo detto:"Prosit,"e abbiamo ricevuto i complimenti per aver partecipato a quella bella celebrazione.

 

Francesca e Sirya

 

 

■ Istituita la memoria liturgica di Maria Madre della Chiesa.

MARIA-MADRE-CHIESA-2018Maria era stata dichiarata “Madre della Chiesa” già dal papa Paolo VI alla fine del Concilio Ecumenico Vaticano II nel 1964, ma fino a pochi giorni fa, non c’era ancora una “festa”, una memoria liturgica. L’ha istituita papa Francesco con un decreto della Congregazione per il culto divino. La data è stata fissata il lunedì dopo Pentecoste.

  Già san Leone Magno (sec.V), parlando del Natale diceva che la nascita del Capo (Cristo) è anche la nascita del corpo (la Chiesa) e Maria è al contempo madre del Figlio di Dio e madre delle membra del suo corpo mistico cioè della Chiesa. Lo è diventata ai piedi della croce quando Cristo le affidò il discepolo prediletto Giovanni, dicendole: “Donna ecco tuo figlio”. E al discepolo: “Ecco tua madre”. Giovanni rappresentava tutti noi. Maria accettò il testamento d’amore del Figlio suo. Sarà poi nel cenacolo che Maria inizierà la sua missione materna, pregando con gli apostoli in attesa dello Spirito Santo. Ora, per volontà di papa Bergoglio, la celebrazione della maternità spirituale di Maria entra nella liturgia come memoria universale ed obbligatoria e molto opportunamente il lunedì dopo Pentecoste festa dello Spirito Santo. La memoria di Maria Madre della Chiesa potrà favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei pastori, nei religiosi e nei fedeli. ....(Da Avvenire)

 

■ Attenzione alle nuove eresie

Il mondo contemporaneo ha difficoltà ad accogliere la fede cristiana che proclama Gesù unico salvatore di tutto l’uomo e dell’umanità intera. Sul tema della salvezza dell’uomo, la Congregazione per la dottrina della fede ha inviato ai vescovi una lettera “Placuit Deo” controfirmata dal Papa, nella quale mette in guardia dalle nuove eresie, ché ricalcano eresie antiche, e sono chiamate neo-pelagianesimo e neo-gnosticismo. Ribadisce che la salvezza consiste nella nostra unione con Cristo il quale ha generato un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini. Secondo il neo-pelagianesimo invece l’uomo è auto-sufficiente, non ha bisogno di un Salvatore, si salva da solo. L’ideologia nazista e comunista del recente passato e quella capitalista e scientista del presente ne sono un esempio. Secondo noi il neo-gnosticismo la salvezza è tutta interiore e spirituale e prescinde dal corpo e dal cosmo. La lettera della Congregazione ricorda che la salvezza non può ridursi ad un messaggio, ad una prassi, ad un sentimento interiore. Essa ha infatti un nome ed un volto: Cristo Salvatore. La Chiesa è il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù. La sua mediazione assicura che la salvezza non consiste nell’autorealizzazione dell’individuo isolato, e neppure nella sua fusione interiore con il divino, ma in una comunione con gli altri col creato, come partecipazione alla comunione della Trinità.......... (Da Avvenire)

 

■ Convegno regionale dei catechisti

Ottocento catechisti/e da tutta la Sardegna, di diversa età, con esperienze diverse, pieni di entusiasmo e di voglia di aggiornarsi, hanno partecipato al convegno regionale di Oristano sul tema: il coraggio del primo annuncio. Sono uomini e donne, ragazzi e ragazze su cui la Chiesa sarda può contare per annunciare il Vangelo alle nuove generazioni. Le donne restano sempre la forza trainante di tutto il movimento catechistico della Regione: il novantacinque per cento. La formazione dei catechisti è una emergenza ampiamente riconosciuta. Mons. Gian Franco Saba, arcivescovo di Sassari, ha tenuto una lectio divina sul racconto della tempesta portata alla calma. Il sociologo Luca Diotallevi ha descritto la realtà attraverso numeri e considerazioni. Interessante il risultato di una inchiesta: da dove il catechista ricava la principale forza per sostenere la propria azione? Le risposte: 48%- preghiera e ascolto personale della Parola. 32%- Liturgia comunitaria. 20%- direzione spirituale. Dalla nostra diocesi erano presenti una trentina.........(Da Libertà)

 

■ Inaugurata ad Olbia la cittadella della carità.

È stata inaugurata il 24 febbraio scorso con la benedizione del Vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti, alla presenza del direttore della Caritas nazionale don Francesco Soddu, di quella diocesana Mons. Giovanni Pittorru e del sindaco di Olbia Settimo Nizzi. È stata pensata dalla Chiesa diocesana per tutti i bisognosi del territorio. È la terza cittadella aperta nella diocesi dopo quella di Tempio Pausania e di Castelsardo. All’interno sono presenti diversi servizi: un emporio di generi alimentari, al quale si accede con una apposita tessera rilasciata dalle parrocchie, gli sportelli anti-usura e di micro-credito, lo sportello medico psicologico gestito da una associazione, e il progetto “Dimmi ti ascolto” per minori vittime di violenze e per le loro famiglie. La struttura è stata progettata dall’architetto Enzo Satta................(Da Libertà)

 

■ La chiesa e la battaglia del 23 febbraio 1793 (seconda parte) La necessità di galvanizzare la popolazione attorno ad un simbolo forte che fosse ideologico e religioso insieme portò il governatore Riccio a chiedere che venisse dipinto uno stendardo da combattimento. L’allestimento del drappo si svolse in tutta fretta, probabilmente nella stessa chiesa parrocchiale. In esso venne raffigurata Santa Maria Maddalena, patrona dell’Arcipelago, ai piedi del Crocifisso, in atto di protezione sull’Isola. Ai lati una scritta recitava: “Per Dio e per il Re vincere o morire”. Su quello stendardo, fortemente rappresentativo della risolutezza che i difensori intendevano opporre all’invasore e delle profonde motivazioni che li animavano, si racconta che ci fu il solenne giuramento dei capi famiglia combattenti, verosimilmente al cospetto di don Giacomo Mossa, dal 1773 parroco di La Maddalena e regio cappellano della guarnigione militare. Il vessillo sventolò sul forte Sant’Andrea, strategicamente eretto alle spalle dell’abitato, per tutta la durata dell’assalto francese durante il quale lo stesso parroco Mossa, dopo aver sicuramente prestato la necessaria assistenza spirituale ai combattenti ed aver amministrato a chi lo richiedeva, i sacramenti, “assistette al combattimento incoraggiando i difensori”. Di ciò è testimonianza una lettera del viceré Balbiano alla Corte di Torino nella quale, per la inaspettata resistenza opposta agli invasori, si raccomandavano “le sovrani grazie” per gli equipaggi delle navi, per i maddalenini e, appunto, per “il vecchio cappellano Mossa”. La conferma della matrice anti religiosa della spedizione franco-corsa, naturalmente ricordata e rimarcata dal clero presente nell’isola, non poté non essere confermata dalle bombe lanciate contro la chiesa parrocchiale, la stessa chiesa dove pochi giorni prima era stato stretto il patto sacro di difesa. Ad incoraggiare ulteriormente i difensori di La Maddalena, militari e civili, galvanizzandoli sia sull’efficacia della resistenza sia sulle “protezioni celesti” contribuì probabilmente l’episodio della bomba che, sfondato il tetto della chiesa, rotolò senza esplodere ai piedi dell’altare. Sull’altra sponda del braccio di mare che separa La Maddalena dall’Isola madre, sull’attuale costa di Palau, erano intanto giunte alcune centinaia tra miliziani e volontari, comandati dal cavaliere Giacomo Manca di Tiesi. Provenivano da Tempio, da Calangianus, da Aggius, da Luras, da Bortigiadas, da Monti. Scendendo verso il mare, per i tortuosi sentieri della Gallura, avevano prelevato presso il santuario di Luogosanto, per farne il loro vessillo, la bandiera di lino raffigurante il volto della Vergine. Donata oltre un secolo prima per ringraziamento per lo scampato pericolo da una incursione barbaresca, allo stesso drappo si faceva ricorso nell’invocare protezione per il nuovo pericolo proveniente dal mare. La bandiera di Nostra Signora di Luogosanto sventolò tra gli uomini in armi ed i preti che la custodivano, rassicurante testimone e a sua volta protettrice, di qua del mare, della tenace resistenza di La Maddalena, dell’eroica impresa di Domenico Millelire, della riconquista dell’isola di Santo Stefano da parte delle truppe sabaude e dei volontari galluresi, del completo ritiro della spedizione franco-corsa. La cacciata dei francesi fu salutato non solo a La Maddalena ed in Gallura ma in tutta la Sardegna come un grande evento, coraggiosamente perseguito dai sardi e benevolmente concesso dalla volontà divina. Pochi giorni dopo la ritirata franco-corsa il viceré Balbiano ordinò per “il secondo giorno di Pasqua” un “solenne Te Deum di ringraziamento”, stabilendo che fosse “cantato in tutte le chiese parrocchiali del Regno, con l’assistenza de’ governatori, comandanti, ufficiali e nobiltà, e colle solite parate della truppa…”. Cosa che puntualmente dovette avvenire anche a La Maddalena, solennemente officiato dal parroco Mossa, con gli stendardi esposti, al cospetto dei comandanti militari, dei marinai, dei soldati, dei combattenti maddalenini e della commossa popolazione rientrata dallo sfollamento in Gallura. Quel che per molti maddalenini si festeggiò non fu solo la cacciata degli invasori franco-corsi “senza Dio”, ma anche la loro convincente e duratura adesione al Regno di Sardegna.

 

                                       Claudio Ronchi

 

■ Lutto in Diocesi. In questi ultimi giorni il Vescovo Mons. Sanguinetti, tanti sacerdoti e molti fedeli hanno partecipato a Calangianus ai funerali di don Giuseppe Inzaina e di Franco. Don Giuseppe è morto all’età di 94 anni. È stato per 20 anni parroco a Luogosanto, nel santuario di Nostra Signora incoronata Regina di Gallura nel 1954, è stato per 7 anni rettore del seminario di Tempio e per 27 anni parroco nella sua cittadina natale, Calangianus. E’ stato un sacerdote fedele e saggio, così lo ha definito il Vescovo nell’omelia. Pochi giorni dopo c’è stato il funerale di Franco. Anche qui era presente il Vescovo, sebbene abbia presieduto don Efisio Coni (il parroco era ricoverato in ospedale), molti sacerdoti e tanta folla che l’ampia chiesa di Calangianus non poteva contenere. Da La Maddalena erano presenti don Domenico, don Andrea, don Davide, Anna Maria e Angela. Si trattava del padre di un prossimo novello sacerdote, Cesare, vice direttore diocesano della catechesi. Il padre, in un momento di disperazione si era tolto la vita. Il Vescovo ha voluto alla fine dire anche una parola per le vittime delle macchinette che bruciano soldi e rovinano tante famiglie. È una malattia, ha detto il Vescovo, che prospera e uccide con la complicità anche dello Stato, che dall’uso delle macchinette guadagna tanto. La morte di Franco aiuti a svegliare le coscienze ed ad aiutare chi è vittima delle dipendenze.                             

  D.D.

 

■ Paolo VI e Mons. Romero entro l’anno saranno proclamati santi. Il beato PaoloVI è il Papa che ha guidato il Concilio Vaticano II fino alla sua conclusione. Il Papa dell’ “Humanae vitae”, di cui quest’anno ricorre il 50° della promulgazione, l’enciclica sulla sessualità e sulla regolazione delle nascite, per la quale ebbe molto a soffrire perché fu criticato anche da parte di vescovi. Il Papa dell’”Evangelii nuntiandi”, sulla evangelizzazione. Il Papa della “Populorum progressio”, sullo sviluppo dei popoli. Possiamo anche dire il Papa della vita nascente perché, per sua intercessione, hanno visto la luce bimbi destinati a morire. Sono i due miracoli che porteranno alla sua canonizzazione. Il vescovo martire di San Salvador Oscar Romero, fu fedele al Vangelo, alla Chiesa e al popolo. Stando con i poveri imparò a diventare voce contro la dittatura. Dopo l’uccisione di un suo prete, aveva osato intimare ai militari dal pulpito: “Cessate la repressione”. Il giorno dopo fu assassinato mentre celebrava la Messa. Sarà canonizzato in seguito al miracolo, per sua intercessione, della guarigione improvvisa di una partoriente in punto di morte.......(Da Avvenire)

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Martedì 13 marzo ore 18.00 Lectio Divina nella sala conferenze.

2. Mercoledì 14 marzo ore 17.30 stazione quaresimale nella chiesa della Madonna della Pace a Stagnali.

3. Giovedì 15 marzo ore 18.30 incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

4. Venerdì 16 marzo - ore 17.00 Via crucis.

5. Domenica 18 marzo ore 17.00 salone conferenze dell’Oasi Serena incontro per le famiglie con don Valerio Baresi sul tema: “I cinque linguaggi dell’amore. Come dire “Ti amo!” nella vita di coppia.”

4. Solidarietà alle famiglie colpite dall’incendio della barca. Le donazioni si possono fare sul conto IT.14.EO.101.584.960.000.070.662.301. Questa la causale: raccolta fondi solidarietà per Carlo e Alessandro Malleo.

 

Avvisi

Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

 1) Giovedì 15 marzo

* Ore 18.00 incontro delle catechiste.

2) Venerdì 16 marzo

* Ore 18,30: Via Crucis.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 11 marzo

* Mostra del dolce organizzata dal Gruppo di Padre Pio per ospitare (a giugno) i bambini del reparto di onco-ematologia pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio.

* Dopo la Messa delle 18.00 passaggio di consegne dal Comitato classe ‘67 al Comitato del 250° (della parrocchia).

2) Lunedì 12 marzo

Ore 19,00 Lectio divina all’Istituto San Vincenzo.

3) Martedì 13 marzo

Anniversario della elezione di Papa Francesco.

4) Mercoledì 14 marzo

* Dalle ore 9.00 alle 12.00 confessore straordinario nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

* Ore 17,30, nella chiesa della Madonna della Pace (Stagnali) santa Messa della Stazione quaresimale. Il confessore sarà lì disponibile dalle 16,30.

5) Venerdì 16 marzo

* Ore 16,30: Via Crucis al Bambino Gesù (Due Strade)

* Ore 17,15 Via Crucis a Santa Maria Maddalena.

6) Sabato 17 marzo

* Pellegrinaggio parrocchiale ad Ajaccio per la festa patronale della Madonnuccia.

7) Domenica 18 marzo ore 17.00 salone conferenze dell’Oasi Serena incontro per le famiglie con don Valerio Baresi sul tema: “I cinque linguaggi dell’amore. Come dire “Ti amo!” nella vita di coppia.”

8) Dal 2 al 10 maggio pellegrinaggio parrocchiale a San Giovanni Rotondo ed Assisi. Per informazioni rivolgersi a Paolo Provenzano al 3403596991.

9) Solidarietà alle famiglie Malleo .

 

 

M A G I S T E R O

 NON FATE DELLA CASA DEL PADRE MIO UN MERCATO!

 GESU'-E-MERCANTI-10032018Il Vangelo di Gv 2,13-25 presenta l’episodio in cui Gesù scaccia i venditori dal tempio di Gerusalemme . Egli fece questo gesto aiutandosi con una sferza di cordicelle, rovesciò i banchi e disse: «Non fate della casa del Padre mio un mercato!». Questa azione decisa, compiuta in prossimità della Pasqua, suscitò grande impressione nella folla e l’ostilità delle autorità religiose e di quanti si sentirono minacciati nei loro interessi economici. Ma come dobbiamo interpretarla? Certamente non era un’azione violenta, tant’è vero che non provocò l’intervento dei tutori dell’ordine pubblico: della polizia. No! Ma fu intesa come un’azione tipica dei profeti, i quali spesso denunciavano, in nome di Dio, abusi ed eccessi. La questione che si pose era quella dell’autorità. Infatti i Giudei chiesero a Gesù: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?», cioè quali autorità tu hai per fare queste cose? Come a richiedere la dimostrazione che Egli agiva davvero in nome di Dio.

Per interpretare il gesto di Gesù di purificare la casa di Dio, i suoi discepoli si servirono di un testo biblico tratto dal salmo 69: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Questo salmo è un’invocazione di aiuto in una situazione di estremo pericolo a causa dell’odio dei nemici: la situazione che Gesù vivrà nella sua passione. Lo zelo per il Padre e per la sua casa lo porterà fino alla croce: il suo è lo zelo dell’amore che porta al sacrificio di sé, non quello falso che presume di servire Dio mediante la violenza. Infatti il “segno” che Gesù darà come prova della sua autorità sarà proprio la sua morte e risurrezione: «Distruggete questo tempio – dice – e in tre giorni lo farò risorgere». E l’evangelista annota: «Egli parlava del tempio del suo corpo». Siamo chiamati a tenere sempre presenti quelle parole forti di Gesù «Non fate della casa del Padre mio un mercato!». È molto brutto quando la Chiesa scivola su questo atteggiamento di fare della casa di Dio un mercato. Queste parole ci aiutano a respingere il pericolo di fare anche della nostra anima, che è la dimora di Dio, un luogo di mercato, vivendo nella continua ricerca del nostro tornaconto invece che nell’amore generoso e solidale. (Angelus - III Domenica di Quaresima 04/03/2018)

 

  

VOI SIETE ESPERTI IN UMANITÀ

 È davvero insostituibile il ruolo degli infermieri nell’assistenza al malato. Al pari di nessun altro, l’infermiere ha una relazione diretta e continua con i pazienti, se ne prende cura quotidianamente, ascolta le loro necessità ed entra in contatto con il loro stesso corpo, che accudisce. È peculiare l’approccio alla cura che realizzate con la vostra azione, facendovi carico integralmente dei bisogni delle persone, con quella tipica premura che i pazienti vi riconoscono, e che rappresenta una parte fondamentale nel processo di cura e di guarigione.

La vostra professionalità non si manifesta solo in ambito tecnico, ma anche e forse ancor più nella sfera delle relazioni umane. Stando a contatto con i medici e con i familiari, oltre che con i malati, diventate negli ospedali, nei luoghi di cura e nelle case il crocevia di mille relazioni, che richiedono attenzione, competenza e conforto. Ed è proprio in questa sintesi di capacità tecniche e sensibilità umana che si manifesta in pieno il valore e la preziosità del vostro lavoro. Tutto questo fa della vostra professione una vera e propria missione, e di voi degli “esperti in umanità”, chiamati ad assolvere un compito insostituibile di umanizzazione in una società distratta, che troppo spesso lascia ai margini le persone più deboli, interessandosi solo di chi “vale”, o risponde a criteri di efficienza o di guadagno.

Per la Chiesa, i malati sono persone nelle quali in modo speciale è presente Gesù, che si identifica in loro quando dice: «Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36). In tutto il suo ministero, Gesù è stato vicino ai malati, li ha accostati con amorevolezza e tanti ne ha guariti. Incontrando il lebbroso che gli chiede di essere sanato, stende la mano e lo tocca. Non ci deve sfuggire l’importanza di questo semplice gesto: la legge mosaica proibiva di toccare i lebbrosi e vietava loro di avvicinarsi ai luoghi abitati. Gesù però va al cuore della legge, che trova il suo compendio nell’amore del prossimo, e toccando il lebbroso riduce la distanza da lui, perché non sia più separato dalla comunità degli uomini e percepisca, attraverso un semplice gesto, la vicinanza di Dio stesso. Così, la guarigione che Gesù gli dona non è solo fisica, ma raggiunge il cuore, perché il lebbroso non solo è stato guarito ma si è sentito anche amato. Non dimenticatevi della “medicina delle carezze”: è tanto importante! Una carezza, un sorriso, è pieno di significato per il malato. È semplice il gesto, ma lo porta su, si sente accompagnato, sente vicina la guarigione, si sente persona, non un numero. Non dimenticatelo. Tante vite si salvano grazie a voi! Perché state tutto il giorno lì, e vedete cosa accade al malato. Grazie di tutto questo! Il Signore benedica tutti voi, e i malati che voi accudite.

(Discorso agli Infermieri professionali, Assistenti sanitari e Vigilatrici d’infanzia - Sabato 03/03/2018)

 

LA SANTA MESSA –

LITURGIA EUCARISTICA:

PREGHIERA EUCARISTICA

VOLTO-GESU'-10032018Preghiera eucaristica, momento centrale della Messa , corrisponde a quanto Gesù stesso fece, a tavola con gli Apostoli nell’Ultima Cena, allorché «rese grazie» sul pane e poi sul calice del vino : il suo ringraziamento rivive in ogni nostra Eucaristia, associandoci al suo sacrificio di salvezza. E in questa solenne Preghiera, la Chiesa esprime ciò che essa compie quando celebra l’Eucaristia e il motivo per cui la celebra, ossia fare comunione con Cristo realmente presente nel pane e nel vino consacrati. Dopo aver invitato il popolo a innalzare i cuori al Signore e a rendergli grazie, il sacerdote pronuncia la Preghiera ad alta voce, a nome di tutti i presenti, rivolgendosi al Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo. «Il significato di questa Preghiera è che tutta l’assemblea dei fedeli si unisca con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell’offrire il sacrificio». E per unirsi deve capire. Per questo, la Chiesa ha voluto celebrare la Messa nella lingua che la gente capisce, affinché ciascuno possa unirsi a questa lode e a questa grande preghiera con il sacerdote. In verità, «il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio» .

Nel Messale vi sono varie formule di Preghiera eucaristica. Anzitutto vi è il Prefazio, che è un’azione di grazie per i doni di Dio, in particolare per l’invio del suo Figlio come Salvatore. Il Prefazio si conclude con l’acclamazione del «Santo», normalmente cantata. È bello cantare il “Santo”. Tutta l’assemblea unisce la propria voce a quella degli Angeli e dei Santi per lodare e glorificare Dio.

Vi è poi l’invocazione dello Spirito affinché con la sua potenza consacri il pane e il vino. Invochiamo lo Spirito perché venga e nel pane e nel vino ci sia Gesù. L’azione dello Spirito Santo e l’efficacia delle stesse parole di Cristo proferite dal sacerdote, rendono realmente presente, sotto le specie del pane e del vino, il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte . La fede: ci viene in aiuto la fede; con un atto di fede crediamo che è il corpo e il sangue di Gesù. È il «mistero della fede», come noi diciamo dopo la consacrazione. Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del Signore, nell’attesa del suo ritorno glorioso, la Chiesa offre al Padre il sacrificio che riconcilia cielo e terra: offre il sacrificio pasquale di Cristo offrendosi con Lui e chiedendo, in virtù dello Spirito Santo, di diventare «in Cristo un solo corpo e un solo spirito». La Chiesa vuole unirci a Cristo e diventare con il Signore un solo corpo e un solo spirito. È questa la grazia e il frutto della Comunione sacramentale: ci nutriamo del Corpo di Cristo per diventare, noi che ne mangiamo, il suo Corpo vivente oggi nel mondo.

Mistero di comunione è questo, la Chiesa si unisce all’offerta di Cristo e alla sua intercessione e in questa luce, «nelle catacombe la Chiesa è spesso raffigurata come una donna in preghiera con le braccia spalancate, in atteggiamento di orante come Cristo ha steso le braccia sulla croce, così per mezzo di Lui, con Lui e in Lui, essa si offre e intercede per tutti gli uomini». La Chiesa che ora, che prega. Quando Pietro era in carcere, la comunità cristiana: “Orava incessantemente per Lui”. E quando noi andiamo a Messa è per fare questo: fare Chiesa orante.

La Preghiera eucaristica chiede a Dio di raccogliere tutti i suoi figli nella perfezione dell’amore, in unione con il Papa e il Vescovo, menzionati per nome, segno che celebriamo in comunione con la Chiesa universale e con la Chiesa particolare. La supplica, come l’offerta, è presentata a Dio per tutti i membri della Chiesa, vivi e defunti, in attesa della beata speranza di condividere l’eredità eterna del cielo, con la Vergine Maria. Nessuno e niente è dimenticato nella Preghiera eucaristica, ma ogni cosa è ricondotta a Dio, come ricorda la dossologia che la conclude. E se io ho qualche persona che è nel bisogno o è passata da questo mondo all’altro, posso nominarla in quel momento, interiormente e in silenzio o fare scrivere che il nome sia detto. “Padre, quanto devo pagare perché il mio nome venga detto lì?”- “Niente”. Capito questo? Niente! La Messa non si paga. La Messa è il sacrificio di Cristo, che è gratuito. La redenzione è gratuita. Se tu vuoi fare un’offerta falla, ma non si paga. Questo è importante capirlo.

Questa formula codificata di preghiera esprime tutto ciò che compiamo nella celebrazione eucaristica; e inoltre ci insegna a coltivare tre atteggiamenti che non dovrebbero mai mancare nei discepoli di Gesù. I tre atteggiamenti: primo, imparare a “rendere grazie, sempre e in ogni luogo”, e non solo in certe occasioni, quando tutto va bene; secondo, fare della nostra vita un dono d’amore, libero e gratuito; terzo, costruire la concreta comunione, nella Chiesa e con tutti. Dunque, questa Preghiera centrale della Messa ci educa, a poco a poco, a fare di tutta la nostra vita una “eucaristia”, cioè un’azione di grazie.

(Udienza Generale - Mercoledì 07/03/2018)

 

 

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