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n° 8 Sabato 4 Marzo 2018

 

EDITORIALE

 Vivere il morire con umanità e solidarietà

AMMALATO04032018Abbiamo letto recentemente sui giornali che una sarda Patrizia Cocco di 49 anni, da cinque affetta da Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) è stata la prima italiana a usufruire della legge sulle Dat (Disposizioni anticipate di trattamento), entrata in vigore il 31 gennaio scorso. I medici hanno assecondato la richiesta della paziente, che soffriva molto, di rinunciare alla ventilazione meccanica, come previsto dalla legge. Le hanno dato la sedazione profonda a cui è seguito il decesso. Il funerale è stato celebrato domenica 4 febbraio nella chiesa di San Domenico Savio a Nuoro. Abbiamo pure letto che Marina Ripa di Meana ha saputo in extremis che per lenire le sue sofferenze a causa di un cancro nella fase terminale, non c’era bisogno del suicidio in Svizzera, c’era la possibilità delle cure palliative (cioè cure per non soffrire); ha chiesto la sedazione profonda ed è morta. Ci sono malati gravi e terminali che soffrono molto, hanno la sensazione di essere di peso ai propri cari e sono tentati di abbreviarsi la vita con l’eutanasia. Ci sono familiari, vicini ai malati, che si domandano: il rifiuto della ventilazione meccanica unita alla sedazione profonda è lecito oppure è considerato eutanasia, e cioè un suicidio o omicidio? Sono due cose distinte: l’eutanasia e il suicidio assistito mirano ad uccidere il paziente, (sono reati contro la dignità umana, per il credente sono un peccato grave, contro il comandamento: non uccidere), invece le cure palliative eliminano il dolore e la paura della solitudine. La sedazione profonda agisce sullo stato di coscienza e viene utilizzata in presenza di un dolore refrattario ad altri trattamenti, perciò esige molta prudenza e presuppone l’espressa volontà della persona malata. Non siamo condannati a soffrire. Eliminare, se è possibile, la sofferenza è un diritto. Tante sofferenze sono causate da un accanimento terapeutico, tenendo in vita il malato artificialmente, con le macchine. Salva l’alimentazione e l’idratazione, non siamo obbligati a cure troppo dolorose o costose. Può essere doverosa la sospensione di cure sproporzionate. Un aiuto prezioso al malato, specialmente nella fase terminale, è la vicinanza delle persone care, come anche avere la speranza in una vita futura. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo. Qualcuno obbietta: la sedazione palliativa toglie al malato il conforto della preghiera nella fase terminale della sua vita. Un credente può persino sublimare il dolore e rinunciare alla terapia offrendo le proprie sofferenze al Signore in unione a Cristo crocifisso. Deve essere comunque una scelta ponderata e personale della persona e non del familiare e dei curanti. Sul fine vita sono tanti gli aspetti che meritano di essere approfonditi. Contiamo di farlo promuovendo un pubblico dibattito con l’aiuto di esperti in medicina e in morale.  

      D.D.

 

RAGGI DI SOLE

 ELEZIONI

ELEZIONI-ANIMALI-DEL-BOSCO Un giorno, quando la Creazione era ancora nuova nuova, gli abitanti del luogo organizzarono un concorso di canto al quale si iscrissero rapidamente quasi tutti i presenti, dal cardellino al rinoceronte.

Sotto la guida del gufo, venne decretato che la votazione per il concorso sarebbe stata a scrutinio segreto e universale; avrebbero quindi votato tutti i partecipanti, componendo essi stessi la giuria. Così fu. Tutti gli animali, compreso l'uomo, salirono sul palco a cantare e ricevettero maggiori o minori applausi da parte del pubblico. Poi scrissero il voto sopra un foglietto e lo infilarono, piegato, dentro una grande urna sotto il diretto controllo del gufo.

Quando giunse il momento del conteggio, il gufo salì sul palcoscenico improvvisato e, con a fianco due anziane scimmie, aprì l'urna per iniziare il computo dei voti. Uno degli anziani estrasse il primo voto e il gufo, nell'emozione generale, gridò: «Il primo voto, fratelli, è per il nostro amico asino!». Calò il silenzio, seguito da alcuni timidi applausi. «Secondo voto: l'asino!» Sconcerto generale. «Terzo: l'asino!» I concorrenti iniziarono a guardarsi sorpresi, poi si scambiarono occhiate accusatorie e alla fine, visto che continuavano a uscire voti per l'asino, erano sempre più vergognosi sentendosi in colpa per come avevano votato. Tutti sapevano che non c'è canto peggiore del disastroso raglio dell'equino. Eppure, uno dopo l'altro, i voti lo designavano come il miglior cantante. E così avvenne che, al termine dello scrutinio, per «libera scelta della giuria imparziale» venne deciso che lo stonato e stridente raglio dell'asino fosse il vincitore. E venne dichiarato la «miglior voce del bosco e dintorni». In seguito il gufo spiegò l'accaduto: ogni concorrente, certo di essere lui il vincitore, aveva dato il proprio voto al partecipante meno probabile, a colui che non avrebbe rappresentato nessuna minaccia. La votazione fu quasi unanime. Soltanto due voti non andarono all'asino: quello dell'asino, che riteneva di non avere nulla da perdere e aveva votato in tutta sincerità per l'allodola, e quello dell'uomo che, ovviamente, aveva votato per se stesso.

Per essere “onorevoli” (e meritare il voto di preferenza) non basta desiderare una poltrona su cui accomodarsi, come gli scribi e i farisei che si erano seduti sulla Cattedra di Mosè e che venivano disapprovati da Gesù perché “dicono e non fanno”: ipocriti e vanagloriosi, predicavano bene ma razzolavano male, imponendo sulle spalle della gente fardelli pesanti e difficili da portare, mentre loro evitavano di muoverli anche solo con un dito (cfr Mt 23,1-12). Per essere un “buon politico” non è sufficiente aver scioltezza di parole e giostrare con scaltrezza nei comizi in piazza per convincere la gente con programmi lusinghieri e incoraggianti promesse, se poi magari non vengono realizzati. L’orgoglio, le schermaglie, le contrapposizioni aspre e polemiche, la smania di potere e di supremazia non sono presupposti favorevoli, nonostante gli appalusi e i consensi degli amici di partito. Occorre senso di responsabilità, retta coscienza, umiltà e concreta disponibilità operativa per il bene comune, al di là dei profitti personali. Chi vuol essere davvero “onorevole” deve appassionarsi al servizio del popolo. Come Maria, che magnificava il Signore per aver guardato l’umiltà della sua serva, rovesciando i potenti dai troni e innalzando gli umili. (cfr Lc 1,46-48.52).                                            

Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Incontro interparrocchiale delle famiglie.

INCONTRO-FAMIGLIE-04032018Domenica, 25 febbraio, abbiamo vissuto il nuovo incontro per le famiglie, voluto e organizzato dalla commissione interparrocchiale maddalenina per la famiglia, guidata dai rispettivi parroci, don Domenico Degortes e don Andrea Domanski. I partecipanti, riuniti nella sala dell’Oratorio San Giovanni Bosco, sono stati numerosi, rappresentando le diverse fasce di età e di cammino di coppia: dagli sposi con oltre trent’anni di vita matrimoniale e quindi ultra quarantenni, alle coppie con pochi mesi di matrimonio, ai fidanzati. Insieme a noi sposi, anche chi vive la vedovanza, la separazione e una nuova vita di coppia. Denominatore comune l’appartenenza alla Chiesa, famiglia di famiglie, e il desiderio di conoscere e approfondire il sacramento del matrimonio, la sua forza , le sue esigenze e la sua bellezza. Come sempre l’incontro è stato guidato da don Valerio Baresi, sacerdote salesiano, parroco ad Olbia, con ampia esperienza nella pastorale familiare e giovanile. La lettura del vangelo di domenica ha permesso a don Valerio di ricordare a tutti noi che Cristo è Colui che non chiede la Vita, ma DONA la vita per la sua Sposa, la Chiesa; il Matrimonio è l’alleanza tra l’uomo e la donna che si impegnano a volere il bene dell’altro: TI SPOSO PERCHE’ VOGLIO IL TUO BENE. Nel restare fedeli a questa promessa, si esprime la fedeltà matrimoniale, fedeltà che richiede una grande capacità di amare, di perdersi per l’altro. Ecco le esigenze di cui si parlava prima, che non possiamo sostenere senza l’aiuto del Signore. Da qui la necessità della preghiera sponsale, con la quale possiamo “connetterci” con Gesù: con essa ringraziamo per il bene che riceviamo nella nostra vita di coppia e che, come coppia, facciamo o possiamo fare. L’autentico cammino matrimoniale deve portare al passaggio dall’IO al NOI, alla COPPIA . Non è scontato, non è un passaggio automatico e non avviene una volta per tutte. E’ un processo continuo, su cui dobbiamo sempre vigilare e per cui è necessario lavorare continuamente. Molti sono i NUCLEI DI MORTE nella coppia : il fantasma del partner precedente: se si avvia un rapporto di coppia, dopo una lunga e complessa relazione, bisogna verificare che si è elaborato la perdita,cioè di essere veramente” liberi” per la nuova persona;il rapporto non paritario e il rapporto simbiotico: il dominio di uno sull’altro, la mancanza di stima per l’altro o l’esaltazione dell’altro ; non avvenuta desatellizzazione :permettere ai parenti (genitori),per debolezza o senso di colpa, di interferire nella vita di coppia; egoismo di coppia: vivere solo per se stessi(gli amici e le altre persone non servono più):effetto collaterale le due persone muoiono di noia e mancanza di stimoli; il doppio legame: incoerenza tra le parole ed il comportamento: dico ti voglio bene e poi sono aggressivo e violento, grave problema che paralizza la coppia e richiede l’intervento di una terza persona dall’esterno. La sindrome dell’io ti salverò :moglie che fa da madre e/o marito che fa da padre. Nasce un rapporto sbilanciato e questo amore presto o tardi muore. La mancanza di autostima: chi non si ama non può stabilire buone relazioni con gli altri, con il partner. Un “io” si rafforza, diventa sicuro, tranquillo, forte, nella misura in cui si accetta e si ama. L’autostima cresce in una relazione che sa donare complimenti, carezze, far sentire il partner “speciale”, unico. Il lavoro: a volte è necessario intensificare il lavoro, ma per periodi limitati e sempre di comune accordo, se diventa la regola è un killer della coppia. Oltre ai nuclei di morte della coppia, ci sono anche i corrosivi dell’amore: la gelosia, il ricatto affettivo, la mentalità possessiva, dar tutto per scontato, la sciatteria o trascuratezza, la critica, la troppa libertà, le pretese o aspettative, gli argomenti non affrontati o affrontati male, i pregiudizi, le incomprensioni, la solitudine, il senso di inferiorità. La domanda conclusiva è: Come possiamo aiutarci a vicenda per riuscire ad eliminare i principali corrosivi e lavorare sulle più indispensabili virtù?

Siamo invitati a confrontarci serenamente come coppia, senza dare mai nulla per scontato, e perché no?, sono indicatori da usare per cogliere difficoltà nelle coppie amiche e portare aiuto… perché non è proprio vero che “tra moglie e marito non mettere il dito”: in molti casi un aiuto esterno può fare la differenza, sempre nel rispetto e nella delicatezza. Sostenere la coppia significa salvare una famiglia.

Per le commissioni “Ciao Famiglia Insieme”:

Simonetta Colonna e Agostino Canu.

 

■ Grazie non solo a Domenico Millelire.

Il 23 febbraio, come ogni anno, il Loyon Club di La Maddalena organizza nei giardini pubblici la cerimonia di commemorazione con la deposizione di una corona al monumento di Domenico Millelire, maddalenino, prima medaglia d’oro del Regno d’Italia. Alla cerimonia partecipano le autorità dell’Isola con diverse rappresentanze e con i discendenti della famiglia Millelire. Quest’anno per la prima volta si è celebrata la sera, nella chiesa di Santa Maria Maddalena anche una Messa di ringraziamento a Dio per aver liberato l’Isola il 23 febbraio 1793 dal tentativo di occupazione delle forze rivoluzionarie franco-corse. E’ giusto ricordare Domenico Millelire ma è anche giusto, dopo aver invocato l’aiuto del Signore per intercessione di Santa Maria Maddalena, essere riconoscenti per la grazia ricevuta. Che la preghiera abbia preceduto e accompagnato la battaglia di La Maddalena è ampiamente documentato dallo storico stendardo, conservato nel salone comunale. Esso ha al centro il Crocifisso, ai piedi, supplichevole, Santa Maria Maddalena, a lato le case di La Maddalena, con la collina di Guardia Vecchia e in grande la scritta: “Per Dio e per il Re vincere o morire”. Una copia fotografica di quello stendardo è stata donata alla chiesa da parte del Comitato classe 67 e dei coniugi Pengo-Manzoni, nel 225° anniversario di quel 23 febbraio. Non ci sono stati quest’anno inviti ufficiali, ma dopo la Messa dr Claudio Ronchi ha tenuto una conferenza, che riportiamo sul Bollettino e che conferma l’importanza dello spirito religioso nella battaglia di La Maddalena.

 

■ La chiesa e la battaglia del 23 febbraio 1793

Che la diocesi di Ampurias e Civita avesse riposto una particolare attenzione sull’arcipelago di La Maddalena lo attesta la sollecitudine con la quale provvide ad istituire, nel gennaio del 1768, la parrocchia di Santa Maria Maddalena, a nominare parroco il canonico Virgilio Mannu e ad autorizzare la costruzione della chiesa. Erano trascorsi appena tre mesi dall’occupazione militare sabauda. La stessa sollecitudine verso l’arcipelago di La Maddalena, la diocesi di Ampurias e Civita la ebbe 25 anni dopo, nel 1793, in occasione dei drammatici avvenimenti legati al tentativo di occupazione della Sardegna in generale e dell’arcipelago di La Maddalena in particolare, da parte delle truppe rivoluzionarie franco-corse. In quell’occasione la mobilitazione della chiesa sarda e di tutto il clero fu notevole. Basti ricordare che nel gennaio del 1793 l’arcivescovo di Cagliari, capo dello Stamento Ecclesiastico, non solo spronò insistentemente il viceré Balbiano a meglio predisporre in tutta l’isola migliori ed adeguate difese contro l’invasione rivoluzionaria, ma gli offrì anche un contributo in denaro, garantendogli, se fosse stato necessario, la vendita degli argenti delle chiese di Cagliari. La necessità di opporsi alle truppe rivoluzionarie francesi che, al passo della “Marsigliese”, si apprestavano a ‘sconquassare’ anche la Sardegna, si rendeva necessario, per la Chiesa sarda, sia per salvaguardare la monarchia sabauda ed i privilegi feudali ed ecclesiastici che questa garantiva sia, e per alcuni settori del clero, soprattutto, per respingere oltremare quelle idee di libertà, eguaglianza e fratellanza, allora minacciosamente rivoluzionarie (di portata epocale, che hanno  chiuso un mondo per aprire la nostra storia moderna), delle quali oltremodo si temevano gli effetti incontrollabili e le degenerazioni destabilizzanti. Del resto il comportamento delle raccogliticce truppe franco-corse, pronte ad iniziare l’invasione della Sardegna, e dei poco raccomandabili equipaggi delle navi, non lasciavano presagire nulla di buono. I saccheggi, i furti, le devastazioni da questi impunemente compiuti in Corsica davano sicuramente ragione a chi temeva la nefasta invasione dei “senza Dio” e, dai pulpiti, si chiamava a raccolta le popolazioni per proteggere, armi in pugno, “i muddheri, i fiddholi, i jesgi”. Una relazione del console Baretti al viceré Balbiano del gennaio 1793 denunciava ad esempio che le truppe rivoluzionarie, “nel partir da Bastia, bruciarono la chiesa degli Angeli, dopo aver abbattuto le statue de’ santi e calpestato ciò che vi era più sacro”. Il viceré Vincenzo Balbiano, oltre a mobilitare i vari governatori e le varie guarnigioni costiere ed interne, provvide a nominare il nobile Giacomo Manca di Tiesi, comandante generale delle milizie galluresi, con sede a Tempio. Mons. Michele Pes, vescovo di Ampurias e Civita, a sua volta, attribuì al proprio vicario generale, canonico Antonio Spano Azara, il delicato incarico di tesoriere e responsabile del vettovagliamento delle truppe e delle milizie. Compito assolto non senza difficoltà, sia organizzative che di reperimento del fabbisogno necessario. Alla fine del gennaio del 1793 il vescovo, evidentemente preoccupato per il possibile precipitare della situazione, pubblicò una enciclica con la quale si vietava rigorosamente nella diocesi “l’ingresso de’ scritti sediziosi di Corsica”. Fitte corrispondenze dovettero intercorrere in quel periodo tra la curia ed i vari parroci galluresi. A La Maddalena, nel frattempo, il governatore Giuseppe Riccio, oltre a schierare la modesta squadra navale comandata dal capitano Felice De Costantin (che nella circostanza dell’assalto assunse poi il comando generale delle operazioni), ottenne per rinforzo della guarnigione un centinaio di uomini del contingente svizzero Courten di stanza a Sassari e di oltre un centinaio di miliziani galluresi. Questi ultimi erano accompagnati ed assistiti dal canonico don Bernardino Pes, giunto a La Maddalena appositamente da Tempio “per incoraggiare ed animare quei volenterosi soldati”, pronti a combattere “per la difesa della nostra santissima religione, piissimo sovrano e patria – e come egli stesso scrisse –disposti a sacrificare la vita in difesa di quel posto”. La scelta di campo dei corso-maddalenini maturò in maniera convincente per i comandanti militari alla fine del novembre 1792 quando, attraverso il sindaco Giò Batta Zicavo ed altri membri del Consiglio Comunitativo, chiesero che, in vista dell’imminente attacco, i loro familiari venissero fatti sfollare in Gallura. Il governatore Riccio, accolta con sollievo tale richiesta che garantiva senza ombra di dubbio la volontà di resistere all’invasore e metteva al riparo da possibili tradimenti (i familiari dei maddalenini potevano all’occorrenza trasformarsi infatti in ostaggi), fece trasferire in Gallura donne, vecchi, bambini ed ammalati, affidandoli alla non sempre impeccabile organizzazione messa su dal canonico Spano Azara che sistemò un centinaio di sfollati a Tempio (tra i quali la stessa moglie del comandante Riccio) ed una cinquantina a Luogosanto. I maddalenini abili alle armi furono inquadrati in milizie divise in 6 compagnie. Antichi racconti ricordano l’iniziativa del sacerdote Luca Demuro (poi viceparroco di La Maddalena) il quale, con i soldi affidatigli dai maddalenini avrebbe trattato, con i contrabbandieri di Aggius, l’acquisto delle armi indispensabili per la difesa. Si racconta anche che pochi giorni prima dell’assalto francese il parroco Giacomo Mossa avrebbe nascosto, in un terreno nei pressi della stessa chiesa, il modesto tesoro di Santa Maria Maddalena, composto da qualche pezzo d’argento e pochi soldi ….(continua)

    Claudio Ronchi

 

 

  Le stazioni quaresimali

 

La prima stazione quaresimale si è celebrata, come è tradizione nella prima chiesa dell’Isola, la Trìnita. Non c’era molto gente, il tempo era piovoso, ma un gruppo di coraggiosi ha sfidato il tempo e la chiesetta era piena. Ha presieduto la Messa don Francesco Cossu, parroco emerito di Arzachena, grande ricercatore delle antiche usanze e tradizioni galluresi sulle quali ha prodotto diverse pubblica- zioni. E’ venuto fin dal mattino disponibile alle confessioni nella chiesa di Santa Maria Maddalena, e nel pomeriggio, nella chiesa della Trinita, un’ora prima della Messa che ha avuto inizio come sempre, alle ore 17,30. La Stazione quaresimale è un tempo forte di preghiera comunitaria, la Messa è unica la sera per tutte le parrocchie della Città; di penitenza, perché comporta qualche sacrificio e favorisce il sacramento della riconciliazione; di carità perché la questua è destinata ai poveri della Città; di catechesi perché c’è la predica quaresimale. Il predicatore ha parlato della preghiera fiduciosa anche quando ci sembra di non essere ascoltati da Dio. Ha raccontato l’apologo del chicco di grano che suo malgrado è gettato a terra, ma poi diventa una spiga, suo malgrado poi è falciato, trebbiato, macinato, suo malgrado è messo nel forno ma poi diventa un pane profumato. Il coro della Trìnita ha animato bene i canti anche senza strumenti. La seconda stazione quaresimale si è celebrata nella chiesa madre di Santa Maria Maddalena. Anche stavolta la gente non era molta, c’era freddo e pioveva. Ma una buona rappresentanza ha dato gloria a Dio. Il predicatore era padre Piero Pigozzi, parroco di Sant’Antonio di Gallura e superiore dei Missionari Vincenziani di Sassari, gli stessi che avevano curato, durante l’Anno Santo della Misericordia, la Missione cittadina. Il coro del Bambino Gesù ha animato i canti. La prossima stazione quaresimale, si terrà mercoledì’ 7 marzo, nella chiesa militare alle 17,30.

 

 

 

Solidarietà in seguito allincendio della barca

 

Purtroppo la cronaca, anche isolana, segnala di tanto in tanto atti incendiari compiuti vigliaccamente di notte per vendetta o per invidia, creando danni ingenti, sproporzionati, sia nel lavoro di chi ha subito il danno sia in quello di altri estranei, suscitando, nell’animo di molti, sentimenti contrastanti di sospetto, di vendetta, di sfiducia, di abbandono. Ma non sempre è così. C’è chi riesce ad arginare il male, a non farsi contagiare da esso così che si espanda. C’è chi risponde al male con la solidarietà. È quanto si sta cominciando a vedere nel caso dell’incendio del peschereccio dei fratelli Malleo, due giovani volonterosi e generosi. Da parte di molti è stata proposta una raccolta di solidarietà. Il Rotary Club di La Maddalena ha preso l’iniziativa ed ha aperto una sottoscrizione per i due giovani, che già pagano il mutuo della barca, per aiutarli a riparare i danni, consentire loro di riprendere il lavoro e ridare serenità alle loro famiglie.

 

Le donazioni si possono fare sul conto IT.14.EO.101.584.960.000.070.662.301. Questa la causale: raccolta fondi solidarietà per Carlo e Alessandro Malleo.

 

 

 

 Conferenza sul recupero del peschereccio affondato con 700 rifugiati. "La nave traboccava di centinaia di corpi delle vittime. Abbiamo deposto una corona di fiori sulla controplancia del peschereccio". Le parole pronunciate dei Egidio Ibba, dopo una serie di dati tecnici e la descrizione di un'operazione eccezionale, accompagnata da immagini e foto, realizzata tutta da ditte e personale italiano, ha riportato il vasto uditorio presente nell'aula magna Primo Longobardo, lo scorso 1° marzo, alla drammatica dimensione umana di una grande tragedia consumatasi nel Mar della Libia: il naufragio di un peschereccio con a bordo circa 700 migranti, la maggior parte dei quali annegati. Egidio Ibba è uno di quei maddalenini che hanno lasciato l'Isola subito dopo il conseguimento della maturità classica e, dopo gli studi universitari, ha fatto carriera in un settore molto particolare e con una ditta di Trento, la Impresub, altamente specializzata in operazioni marine e sottomarine. È stato lui il direttore delle difficili e complesse operazioni di recupero, nel Mar libico, del peschereccio affondato il 18 aprile 2015. Il relitto si trovava a circa 370 m di profondità. Il racconto delle operazioni è stato seguito da circa 250 militari e da diversi civili, alla presenza del comandante delle Scuole Sottufficiali, Domenico Usai.

 Claudio Ronchi

 

 

 

È morto don Ottavio Cossu.

 

DON-OTTAVIO-04032018Improvvisamente. E’ andato in doccia e lì è stato colpito da un infarto. I funerali, preseduti dal Vescovo Mons. Sanguinetti si sono svolti il 15 febbraio a Viddalba, suo paese natale. La chiesa parrocchiale della Madonna di Pompei non è riuscita a contenete tutta la gente. Da La Maddalena con don Andrea sono andati don Domenico, don Davide, Silvana e Luisiana. C’era anche Tonino Canu con la figlia Paola. A La Maddalena molti ricordano don Ottavio. Ha insegnato religione alle Magistrali, quando era parroco di San Pasquale. Poi è partito missionario in Mozambico dove è stato circa 20 anni. Tante persone in diocesi hanno sostenuto la sua missione inviando aiuti di ogni genere, offerte e materiale, molti operai e professionisti si sono recati in Mozambico per aiutarlo.

Tra questi anche dei maddalenini come Pier Carlo Acciaro che lo ha visitato più volte trascorrendo mesi nella missione di don Ottavio, costruendo camere per gli studenti che venivano da paesi lontani non serviti da mezzi di trasporto, cisterne per raccogliere l’acqua piovana, pozzi e tanti altri lavori. Anche Tonino Canu è andato nella missione di don Ottavio per dargli una mano Con loro due, una volta c’è stato anche don Domenico a fargli visita. C’era bisogno di tutto, non c’era acqua, non c’era energia elettrica. Don Ottavio laggiù è stato un pioniere. Aveva una parrocchia grande come la nostra diocesi, con tanti villaggi sparsi che lui il sabato o la domenica a turno visitava e incoraggiava non solo spiritualmente ma anche portando medicine e fornendo materiale per costruire la chiesa o aggiustare qualche casa. Ha dato la possibilità a tanti giovani di studiare o di imparare un mestiere. Ad alcuni di questi ha dato la possibilità di fare una visita in Sardegna e anche a La Maddalena, per conoscere il nostro mondo. Tanti lo ricordano, lo rimpiangono e lo ringraziano.

 

  8 marzo: Giornata della donna

La Giornata è di attualità con tutti i femminicidi di cui sentiamo parlare. È segno di una mentalità maschilista, perfino nelle società più avanzate, che tratta le donne come oggetto di maltrattamento, di tratta, di lucro, come pure di sfruttamento nella pubblicità e nell’industria del consumo e del divertimento. Mi preoccupa, dice Papa Francesco, che anche nella stessa Chiesa, il ruolo di servizio, a cui ogni cristiano è chiamato, scivoli a volte, nel caso delle donne, verso ruoli più di servitù che di servizio. Ricordiamo il messaggio dei Padri del Concilio alle donne, è sempre attuale. “Ci rivolgiamo a voi, donne di ogni condizione, figlie, spose, madri, vedove, vergini consacrate, donne solitarie. Voi donne siete presenti al mistero della vita che comincia, voi prime educatrici del genere umano, voi consolate nel momento della morte. Anche voi, donne solitarie, avete una vocazione di dedizione. La società vi chiama da ogni parte. Voi, vergini consacrate, in un mondo in cui l’egoismo e la ricerca del piacere vorrebbero dettare legge, siate le custodi della purezza, del disinteresse e della pietà. Infine voi, donne nella prova, che ve ne state diritte sotto la croce ad immagine di Maria, voi che così spesso nella storia avete dato agli uomini la forza di lottare fino alla fine, aiutateli ancora una volta a conservare l’audacia delle grandi imprese e, nello stesso tempo, la pazienza e il senso degli umili inizi”.

 

Accorpamento di Messe

La Messa domenicale delle 7,30 nella chiesa di Santa Maria Maddalena e quella delle 8,30 al Bambino Gesù alle Due Strade sono state accorpate, fino all’estate, nella Messa delle 8.00 che si celebra al Bambino Gesù. La motivazione è semplice. Gli anziani sono l’esercito forte della Chiesa, tengono duro, però ogni tanto qualcuno viene meno e i giovani non li rimpiazzano per cui abbiamo Messe quasi vuote. La Messa è azione comunitaria, per cui c’è l’esigenza di unificare. D’altra parte a La Maddalena tra il sabato e la domenica ci sono tante Messe come in nessun altro centro della diocesi. Chi avesse esigenze particolari ha possibilità di scelta.

 

I danni del fulmine persistono

Molte persone nel centro storico, e non solo, hanno subito danni alle apparecchiature a causa del temporale che si è abbattuto recentemente. Solo nella chiesa di Santa Maria Maddalena è saltato l’impianto di sonorizzazione, l’impianto delle campane, l’allarme del museo, il computer, il telefono. Il preventivo per riparare i danni alle campane va oltre 6.000 euro. Il preventivo per l’impianto di allarme si aggira sulle….Riparare l’impianto di sonorizzazione é costato 3.200, ma non è ultimato. Il telefono è stato aggiustato. Il computer è stato riparato ma ancora non è possibile trasmettere la Messa tramite radio Arcipelago. Qualche danno persiste nelle fotocopiatrice. E tutto ha un costo. I pochi risparmi dell’anno li ha bruciati il fulmine. Giustamente nella Chiesa si usava pregare: “A fulgure et tempestate libera nos Domine” (dalla folgore e dalla tempesta liberaci o Signore).

 

 Condoglianze ai familiari di Anna Gaias ved.Pitzalis che è tornata alla casa del Padre celeste.

 

  Avvisi

 Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

  1. Martedì 6 marzo ore 18.00 Lectio Divina nella sala conferenze.

 2. Mercoledì 7 marzo ore 17.30 stazione quaresimale nella chiesa della Medaglia Miracolosa.

 3. Venerdì 9 marzo - 24 ore per il Signore; ore 17.00 Via crucis.

 

     Avvisi

 Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

  1) Mercoledì 7 marzo

 *Dalle ore 16.30 alle 17,30: è disponibile il confessore straordinario.

 * Ore 17.30: Messa della stazione quaresimale.

 2) Venerdì 9 marzo

 * Ore 18,30: Via Crucis

 

   

 

Avvisi

 Parrocchia Santa Maria Maddalena

  1) Domenica 4 marzo

 * Da questa domenica è sospesa, fino all’estate, la Messa delle 7.30, quella al Bambino Gesù (Due Strade) è anticipata alle 8.00, le altre Messe rimangono al solito orario.

 2) Lunedì 5 marzo

 * Lectio divina alle ore 19.00 presso la cappella dell’Istituto San Vincenzo.

 3) Mercoledì 7 marzo

 * Dalle 09.00 alle 12.00 confessore straordinario nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

 * Ore 17,30 santa Messa della stazione quaresimale presso la parrocchia militare della Madonna della Medaglia Miracolosa. (non ci sarà Messa né in cimitero al pomeriggio, né la sera nelle altre chiese).

 * Ore 18,45 incontro dei ministri straordinari della Comunione eucaristica in biblioteca parrocchiale.

 4) Giovedì 8 marzo

 * Giornata della donna.

 * Ore 18,45: incontro rappresentanti dei gruppi ecclesiali per preparare la Settimana Santa.

 5) Venerdì 9 marzo

 * 24 ore per il Signore; iniziativa proposta da papa Francesco per dedicare tempo all’adorazione, alla confessione, alla Via Crucis, alla preghiera per la pace e per la famiglia.

 * Ore 16,30: Via Crucis al Bambino Gesù.

 * Ore 17,15: Via Crucis nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

 6) Sabato 10 marzo

 * Ore 16.00: S.Messa alla Trinita.

 7) Sabato 10 e domenica 11 marzo Mostra del dolce organizzata dal Gruppo di Padre Pio per ospitare (a giugno) i bambini del reparto di onco-ematologia pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio.

 8) Domenica 11 marzo

 * Ore 18.00. alla fine della Messa passaggio di consegne dal Comitato Classe ’67 al Comitato del 250° (della prima parrocchia di La Maddalena).

 9) Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio a Bastia ed Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378.

 10) Dal 2 al 10 maggio pelle

 
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