Home Fogarina San Giovanni
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

n° 5 Sabato 3  Febbraio 2018

GESÙ CI LIBERA DA OGNI SCHIAVITÙ, ANCHE DA QUELLA DEL MALIGNO

 ESORCISMO-03022018Nel Vangelo di Mc 1,21-28 leggiamo che Gesù

 entra nella sinagoga di Cafarnao di sabato e si mette a insegnare; le persone rimangono stupite delle sue parole, perché non sono parole ordinarie, non assomigliano a quanto loro ascoltano di solito. Gli scribi, infatti, insegnano ma senza avere una propria autorevolezza. Gesù, invece, insegna come uno che ha autorità, rivelandosi così come l’Inviato di Dio, e non come un semplice uomo che deve fondare il proprio insegnamento solo sulle tradizioni precedenti. Gesù ha una piena autorevolezza. La sua dottrina è nuova e il Vangelo dice che la gente commentava: «Un insegnamento nuovo, dato con autorità» .

  Al tempo stesso, Gesù si rivela potente anche nelle opere. Nella sinagoga di Cafarnao c’è un uomo posseduto da uno spirito immondo, che si manifesta gridando queste parole: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Il diavolo dice la verità: Gesù è venuto per rovinare il diavolo, per vincerlo. Questo spirito immondo conosce la potenza di Gesù e ne proclama anche la santità. Gesù lo sgrida, dicendogli: «Taci! Esci da lui». Queste poche parole di Gesù bastano per ottenere la vittoria su Satana, il quale esce da quell’uomo «straziandolo e gridando forte», dice il Vangelo.

Questo fatto impressiona molto i presenti; tutti sono presi da timore e si chiedono: «Ma, chi è mai questo? […] Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!» . La potenza di Gesù conferma l’autorevolezza del suo insegnamento. Egli non pronuncia solo parole, ma agisce. Così manifesta il progetto di Dio con le parole e con la potenza delle opere. Nel Vangelo, infatti, vediamo che Gesù, nella sua missione terrena, rivela l’amore di Dio sia con la predicazione sia con innumerevoli gesti di attenzione e soccorso ai malati, ai bisognosi, ai bambini, ai peccatori.

Gesù è il nostro Maestro, potente in parole e opere. Gesù ci comunica tutta la luce che illumina le strade, a volte buie, della nostra esistenza; ci comunica anche la forza necessaria per superare le difficoltà, le prove, le tentazioni. Pensiamo a quale grande grazia è per noi aver conosciuto questo Dio così potente e così buono! Un maestro e un amico, che ci indica la strada e si prende cura di noi, specialmente quando siamo nel bisogno.

La Vergine Maria, donna dell’ascolto, ci aiuti a fare silenzio attorno e dentro di noi, per ascoltare, nel frastuono dei messaggi del mondo, la parola più autorevole che ci sia: quella del suo Figlio Gesù, che annuncia il senso della nostra esistenza e ci libera da ogni schiavitù, anche da quella del Maligno.

(Angelus - Domenica 28/01/2018)

 

LA CHIESA DONNA E MADRE

 La prima lettura, della seconda lettera di san Paolo a Timoteo (1, 1-8), possiamo dire che è un “gioiello” sul tema della trasmissione della fede.  Quando la leggo, la rileggo, sento consolazione. Infatti al centro è “la tua fede schietta”, dice Paolo al discepolo Timoteo che aveva ordinato vescovo per l’imposizione delle mani.

È importante perciò chiedersi come è stata trasmessa questa fede a Timoteo. Tre parole ci indicano il cammino, il modo come la fede va trasmessa: “figlio”, dice Paolo a Timoteo; un’altra parola è “madre” e “nonna”; e una terza parola “testimonianza”. In queste parole c’è la modalità della trasmissione della fede.

La prima parola è, dunque, figlio: Paolo genera Timoteo con la “follia della predicazione” e questa è la sua paternità. Certo, ci sono anche le lacrime lì, si vede che Timoteo ha delle sofferenze in questo processo di ricevere la fede. Ma ecco la pazzia della predicazione; e certamente Paolo non addolcisce la predicazione con mezze verità: “Questa è la verità”. Si tratta di una verità coraggiosa e questa è la parresia, il coraggio che fa che Paolo divenga padre di Timoteo: la paternità nella generazione della fede.

La predicazione non può essere tiepida perché la predicazione sempre “schiaffa”: è uno schiaffo che ti commuove e ti porta avanti. Tanto che Paolo stesso dice “la pazzia della predicazione”. Ed è una pazzia, perché si tratta di dire che Dio si è fatto uomo e poi è stato crocifisso e poi è risorto. Del resto, cosa hanno detto a Paolo gli abitanti di Atene? “Ma, dopodomani ti sentiremo”.

Dunque, nella predicazione della fede c’è sempre un “briciolo di follia” e la tentazione è il falso buon senso, quella mediocrità che ti porta a dire: “ma, no, non scherziamo, non è per tanto”. È il rischio della fede tiepida. Invece questo fa paternità: nella trasmissione della fede, la pazzia della predicazione fa che quello che predica sia padre dell’altro: la paternità, appunto.

La seconda parola è “testimonianza”: la fede va trasmessa pure con testimonianza e non solo con la parola, perché la parola senza testimonianza non ha forza. Non a caso, dei cristiani di Antiochia i pagani dicevano: “ma come si amano!”.

Oggi invece, in qualche parrocchia uno va, sente, cosa dice questo di quello, di quello, di quello. E così invece di dire “come si amano”, viene voglia di dire “come si spellano!”. Del resto, la lingua è un coltello per spellare l’altro. Ma, si è chiesto, come tu puoi trasmettere la fede con un’aria così viziata di chiacchiere, di calunnie?.

Serve, appunto, la testimonianza che ci fa riconoscere: “guarda, questo mai sparla dell’altro; questo fa quell’opera di carità; questo quando c’è qualche malato va a visitarlo, perché fa così?”. Insomma uno stile di vita cristiana che susciti la curiosità: “perché questa persona vive così?”. E con la testimonianza nasce la domanda del perché lì si trasmette la fede: perché ha fede, perché segue le tracce di Gesù.

«Quindi la trasmissione della fede si fa per la “follia” della predicazione, la paternità; e si fa per la testimonianza. Di più: Pensiamo che quando io non do testimonianza o do contro-testimonianza o cattiva testimonianza tolgo la fede: quella fede schietta della quale parla Paolo qui. E di conseguenza la gente si indebolisce e dice: “ma no, per vivere così meglio divertirsi e andare da un’altra parte. Ecco allora l’indicazione: Paternità con la predicazione; fraternità con la testimonianza.

E la terza parola è “tua madre”, “tua nonna”: la maternità. È un fatto che la fede si trasmette in un grembo materno, il grembo della Chiesa, perché la Chiesa è madre, la Chiesa è femminile, la Chiesa genera come una madre. E la maternità della Chiesa qui si prolunga nella maternità della mamma, della donna, delle donne della famiglia.

A volte, si preferisce pensare che il bambino imparerà quando andrà al catechismo. Però, io vi dico: a me fa tristezza quando vedo i bambini che non sanno fare il segno della croce, perché manca la mamma e la nonna che insegnino loro questo.

Quante volte penso alle cose che si insegnano per la preparazione al matrimonio, alla novella sposa, quella che sarà mamma: le si insegna che deve trasmettere la fede? La si prepara per trasmettere la fede? La mamma è figura della Chiesa madre, anche la nonna. È la dimensione femminile della salvezza. Maria, Chiesa, madre, nonna, tutte queste dimensioni e la fede va trasmessa lì.

Pensate bene alla predicazione, un lavoro cristiano che spetta a tutti, preti, vescovi e catechisti; alla testimonianza, per vivere come cristiani; e alla “maternalità”, cioè il grembo della Chiesa nella mamma, nella nonna che trasmettono la fede. Chiediamo al Signore che ci insegni — come testimoni, come predicatori e anche alle donne come madri — a trasmettere la fede.

(Meditazione nella cappella della domus Sanctae Marthae - Venerdì, 26 gennaio 2018)

  

  LA SANTA MESSA-LITURGIA DELLA PAROLA: I. DIALOGO TRA DIO E IL SUO POPOLO

 LA-BIBBIA-03022018Quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella parola, annunzia il Vangelo». E quante volte, mentre viene letta la Parola di Dio, si commenta: “Guarda quello…, guarda quella…, guarda il cappello che ha portato quella: è ridicolo…”. E si cominciano a fare dei commenti. Non è vero?  Se tu fai delle chiacchiere con la gente non ascolti la Parola di Dio. Quando si legge la Parola di Dio nella Bibbia – la prima Lettura, la seconda, il Salmo responsoriale e il Vangelo – dobbiamo ascoltare, aprire il cuore, perché è Dio stesso che ci parla e non pensare ad altre cose o parlare di altre cose. Capito?... Vi spiegherò che cosa succede in questa Liturgia della Parola.

Le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio. È Dio che, tramite la persona che legge, ci parla e interpella noi che ascoltiamo con fede. Lo Spirito «che ha parlato per mezzo dei profeti» (Credo) e ha ispirato gli autori sacri, fa sì che «la parola di Dio operi davvero nei cuori ciò che fa risuonare negli orecchi». Ma per ascoltare la Parola di Dio bisogna avere anche il cuore aperto per ricevere le parole nel cuore. Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato. È molto importante ascoltare. Alcune volte forse non capiamo bene perché ci sono alcune letture un po’ difficili. Ma Dio ci parla lo stesso in un altro modo. Bisogna stare in silenzio e ascoltare la Parola di Dio. Non dimenticatevi di questo.  

Pensiamo alla ricchezza delle letture bibliche offerte dai tre cicli domenicali che, alla luce dei Vangeli Sinottici, ci accompagnano nel corso dell’anno liturgico: una grande ricchezza. Desidero qui ricordare anche l’importanza del Salmo responsoriale, la cui funzione è di favorire la meditazione di quanto ascoltato nella lettura che lo precede. E’ bene che il Salmo sia valorizzato con il canto, almeno nel ritornello. Si richiede la dignità dell’ambone e l’uso del Lezionario, la disponibilità di buoni lettori e salmisti. Ma bisogna cercare dei buoni lettori!, quelli che sappiano leggere, non quelli che leggono [storpiando le parole] e non si capisce nulla. E’ così. Buoni lettori. Si devono preparare e fare la prova prima della Messa per leggere bene. E questo crea un clima di silenzio ricettivo.

La Parola di Dio fa un cammino dentro di noi. La ascoltiamo con le orecchie e passa al cuore; non rimane nelle orecchie, deve andare al cuore; e dal cuore passa alle mani, alle opere buone. 

 (Udienza Generale - Mercoledì 31/01/2018)

 
Copyright © 2018 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.