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Scritto da Administrator   

n° 41 Sabato 14 Ottobre 2017

 

DIO NON SI VENDICA

 

La liturgia di questa domenica ci propone la parabola dei vignaioli, ai quali il padrone affida la vigna che aveva piantato e poi se ne va (cfr Mt 21,33-43). Così viene messa alla prova la lealtà di questi vignaioli: la vigna è affidata loro, che devono custodirla, farla fruttificare e consegnare al padrone il raccolto. Giunto il tempo della vendemmia, il padrone manda i suoi servi a raccogliere i frutti. Ma i vignaioli assumono un atteggiamento possessivo: non si considerano semplici gestori, bensì proprietari, e si rifiutano di consegnare il raccolto. Maltrattano i servi, al punto di ucciderli. Il padrone si mostra paziente con loro: manda altri servi, più numerosi dei primi, ma il risultato è lo stesso. Alla fine, con sua pazienza, decide di mandare il proprio figlio; ma quei vignaioli, prigionieri del loro comportamento possessivo, uccidono anche il figlio pensando che così avrebbero avuto l’eredità.

Per far capire come Dio Padre risponde ai rifiuti opposti al suo amore e alla sua proposta di alleanza, il brano evangelico pone sulle labbra del padrone della vigna una domanda: «Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Questa domanda sottolinea che la delusione di Dio per il comportamento malvagio degli uomini non è l’ultima parola! È qui la grande novità del Cristianesimo: un Dio che, pur deluso dai nostri sbagli e dai nostri peccati, non viene meno alla sua parola, non si ferma e soprattutto non si vendica!

Fratelli e sorelle, Dio non si vendica! Dio ama, non si vendica, ci aspetta per perdonarci, per abbracciarci. 

C’è un solo impedimento di fronte alla volontà tenace e tenera di Dio: la nostra arroganza e la nostra presunzione, che diventa talvolta anche violenza! Di fronte a questi atteggiamenti e dove non si producono frutti, la Parola di Dio conserva tutta la sua forza di rimprovero e di ammonimento: «A voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

L’urgenza di rispondere con frutti di bene alla chiamata del Signore, che ci chiama a diventare sua vigna, ci aiuta a capire che cosa c’è di nuovo e di originale nella fede cristiana. Essa non è tanto la somma di precetti e di norme morali, ma è prima di tutto una proposta di amore che Dio, attraverso Gesù, ha fatto e continua a fare all’umanità. È un invito a entrare in questa storia di amore, diventando una vigna vivace e aperta, ricca di frutti e di speranza per tutti. Una vigna chiusa può diventare selvatica e produrre uva selvatica. Siamo chiamati ad uscire dalla vigna per metterci a servizio dei fratelli che non sono con noi, per scuoterci a vicenda e incoraggiarci, per ricordarci di dover essere vigna del Signore in ogni ambiente, anche quelli più lontani e disagevoli.

(Angelus - Domenica 08/10/2017)

 

IL BUON SAMARITANO NON PASSÒ OLTRE

BUON-SAMARITANO-14102017Il passo evangelico di Luca (10, 25-37) si apre con le parole di quelli che vogliono mettere alla prova Gesù. Ma lui sempre risponde più alto, risponde con il mistero di lui stesso o con il mistero dell’uomo.

  Nel brano di Luca, c’è proprio un dottore della legge che vuole metterlo alla prova e siccome Gesù gli fa dire il comandamento e lui non sa uscire da questo piccolo tranello che Gesù gli aveva teso, domanda: “E chi è il mio prossimo?”. A questo punto Gesù racconta questa storia, nella quale ci sono sei attori: i briganti, il povero uomo ferito a morte, il sacerdote, il levita, il samaritano — un pagano, che non era del popolo ebreo — e il locandiere. E così questa storia vuol spiegare il mistero di Gesù, questa storia ci avvicina al mistero di Gesù.

Cosa fa questa gente, si è davanti a questo povero uomo ferito lì, quasi sul punto di morire? I briganti sono andati via felici, perché avevano preso tante cose buone e non importava loro la vita di quell’uomo. Poi ecco il sacerdote, che dovrebbe essere un uomo di Dio, ma il Vangelo ci dice che lo vide e passò oltre. Ma anche il levita, che era vicino al culto e alla legge, lo vide e passò oltre. È purtroppo, un atteggiamento molto abituale fra noi: guardare una calamità, guardare una cosa brutta e passare oltre, per poi leggerla sui giornali, un po’ dipinti dello scandalo o del sensazionalismo. Ma ecco che invece questo pagano, peccatore, che era in viaggio, “vide e non passò oltre: ebbe compassione” dell’uomo ferito. 

Luca prosegue nel racconto dicendo che poi lo caricò sulla sua cavalcatura — e sicuramente lui andava camminando e sulla cavalcatura l’uomo ferito — lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Un atteggiamento come a dire: Questo è mio, io mi prendo cura di quest’uomo. Di più: quel pagano passò la notte lì accanto all’uomo ferito. Il giorno seguente, siccome doveva andarsene per i suoi affari, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui”. Ciò che spenderai in più — oltre a questi due denari — te lo pagherò al mio ritorno.

Proprio questo è il mistero di Cristo: questo è quello che ha fatto Gesù, si è fatto servo, si abbassò, si annientò e morì per noi.

Insomma, alla volontà di questo dottore della legge di metterlo alla prova, Gesù risponde con il proprio mistero. Il Signore è il samaritano e quest’uomo era in imbarazzo: ma come finisce? Rimane in silenzio e Gesù fa la domanda: “Chi di questi ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti? Quello rispose: Chi ha avuto compassione di lui. E Gesù gli disse: Va’ e anche tu fa’ così.

Questo è dunque, il mistero di Gesù: si abbassò, poi non passò oltre, andò da noi, feriti alla morte, si prese cura di noi, pagò per noi e continua a pagare. Le parole riportate da Luca nel vangelo sono chiare: Ciò che spenderai di più, te lo pagherò al mio ritorno. Gesù pagherà quando verrà per la seconda volta: pagherà per noi, come ha pagato già.

Ci farà bene domandarci: Cosa faccio io? Sono brigante, truffatore, corrotto? Sono brigante, lì? Sono un sacerdote che guarda, vede e guarda da un’altra parte e va oltre? O un dirigente cattolico che fa lo stesso? O sono un peccatore? Uno che dev’essere condannato per i propri peccati? E mi avvicino, mi faccio prossimo, mi prendo cura di quello che ha bisogno? Come faccio, io, davanti a tante ferite, a tante persone ferite con le quali mi incontro tutti i giorni? Faccio come Gesù? Prendo forma di servo?.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì 09/10/2017)

 

L’ATTESA VIGILANTE

ABBRACCIO-GESU-14102017Il tema della vigilanza è uno dei fili conduttori del Nuovo Testamento. Gesù predica ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito» (Lc 12,35-36). Questo mondo esige la nostra responsabilità, e noi ce la assumiamo tutta e con amore. Gesù vuole che la nostra esistenza sia laboriosa, che non abbassiamo mai la guardia, per accogliere con gratitudine e stupore ogni nuovo giorno donatoci da Dio. Ogni mattina è una pagina bianca che il cristiano comincia a scrivere con le opere di bene. Noi siamo già stati salvati dalla redenzione di Gesù, però ora attendiamo la piena manifestazione della sua signoria: quando finalmente Dio sarà tutto in tutti. Nulla è più certo, nella fede dei cristiani, di questo “appuntamento”, questo appuntamento con il Signore, quando Lui verrà. E quando questo giorno arriverà, noi cristiani vogliamo essere come quei servi che hanno passato la notte con i fianchi cinti e le lampade accese: bisogna essere pronti per la salvezza che arriva, pronti all’incontro. Avete pensato, voi, come sarà quell’incontro con Gesù, quando Lui verrà? Ma, sarà un abbraccio, una gioia enorme, una grande gioia! Dobbiamo vivere in attesa di questo incontro!

Se rimaniamo uniti a Gesù, il freddo dei momenti difficili non ci paralizza; e se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo. Quando questo succederà, nessuno lo sa ma il pensiero che al termine della nostra storia c’è Gesù Misericordioso, basta per avere fiducia e non maledire la vita.

  Tutto verrà salvato. Tutto. Soffriremo, ci saranno momenti che suscitano rabbia e indignazione, ma la dolce e potente memoria di Cristo scaccerà la tentazione di pensare che questa vita è sbagliata.

E pensiamo che Dio non smentisce sé stesso. Mai. Dio non delude mai. La sua volontà nei nostri confronti non è nebulosa, ma è un progetto di salvezza ben delineato: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4). Per cui non ci abbandoniamo al fluire degli eventi con pessimismo, come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo. La rassegnazione non è una virtù cristiana. Come non è da cristiani alzare le spalle o piegare la testa davanti a un destino che ci sembra ineluttabile.

Chi reca speranza al mondo non è mai una persona remissiva. Gesù ci raccomanda di attenderlo senza stare con le mani in mano: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli» (Lc 12,37).

(Udienza Generale - Mercoledì 11 Ottobre 2017)

 
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