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Scritto da Administrator   

n° 36 Sabato 9 Settembre 2017

 

SOLO L’AMORE NELLO SPENDERSI PER GLI ALTRI, DA SENSO E FELICITÀ ALLA VITA

Oggi, Matteo ci mostra la reazione di Pietro quando Gesù rivela ai discepoli che a Gerusalemme dovrà patire, essere ucciso, risorgere (cfr Mt 16,21-27). L’apostolo prende in disparte il Maestro e lo rimprovera perché questo – gli dice – non può accadere a Lui, al Cristo. Ma Gesù, a sua volta, rimprovera Pietro con parole dure: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».  Un momento prima, l’apostolo era benedetto dal Padre, perché aveva ricevuto da Lui quella rivelazione, era una «pietra» solida perché Gesù potesse costruirvi sopra la sua comunità; e subito dopo diventa un ostacolo, una pietra ma non per costruire, una pietra d’inciampo sulla strada del Messia. Gesù sa bene che Pietro e gli altri hanno ancora molta strada da fare per diventare suoi apostoli! A quel punto, il Maestro si rivolge a tutti quelli che lo seguivano, presentando loro con chiarezza la via da percorrere: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua». Sempre, anche oggi, la tentazione è quella di voler seguire un Cristo senza croce, anzi, di insegnare a Dio la strada giusta; come Pietro: “No, no Signore, questo no, non accadrà mai”. Ma Gesù ci ricorda che la sua via è la via dell’amore, e non c’è vero amore senza il sacrificio di sé. Siamo chiamati a non lasciarci assorbire dalla visione di questo mondo, ma ad essere sempre più consapevoli della necessità e della fatica per noi cristiani di camminare contro-corrente e in salita. Gesù completa la sua proposta con parole che esprimono una grande sapienza sempre valida, perché sfidano la mentalità e i comportamenti egocentrici. Egli esorta: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». In questo paradosso è contenuta la regola d’oro che Dio ha inscritto nella natura umana creata in Cristo: la regola che solo l’amore dà senso e felicità alla vita. Spendere i propri talenti, le proprie energie e il proprio tempo solo per salvare, custodire e realizzare sé stessi, conduce in realtà a perdersi, ossia a un’esistenza triste e sterile. Invece viviamo per il Signore e impostiamo la nostra vita sull’amore, come ha fatto Gesù: potremo assaporare la gioia autentica, e la nostra vita non sarà sterile, sarà feconda. Nella celebrazione dell’Eucaristia riviviamo il mistero della croce; non solo ricordiamo, ma compiamo il memoriale del Sacrificio redentore, in cui il Figlio di Dio perde completamente Sé stesso per riceversi di nuovo dal Padre e così ritrovare noi, che eravamo perduti, insieme con tutte le creature. Ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa, l’amore di Cristo crocifisso e risorto si comunica a noi come cibo e bevanda, perché possiamo seguire Lui nel cammino di ogni giorno, nel concreto servizio dei fratelli. Maria Santissima, che ha seguito Gesù fino al Calvario, accompagni anche noi e ci aiuti a non avere paura della croce, ma con Gesù inchiodato, non una croce senza Gesù, la croce con Gesù, cioè la croce di soffrire per amore di Dio e dei fratelli, perché questa sofferenza, per la grazia di Cristo, è feconda di risurrezione.

       (Angelus - Domenica 03/09/2017)

 

IL PAPA IN DIALOGO CON I GIOVANI

Al giovane Juan che chiede qual è la buona notizia da dare al mondo, il Papa ha detto: "La buona notizia è la misericordia, in un mondo segnato dalla disperazione e dall’indifferenza. È curioso, la misericordia è qualcosa di assoluto. Tu non puoi soltanto parlare della misericordia, la devi testimoniare, la devi condividere, la devi insegnare uscendo da te stesso. Per parlare di misericordia occorre mettere tutta “la carne sul braciere”, altrimenti non si capisce questa testimonianza di non essere rinchiusi in se stessi o nei propri interessi, ma di uscire. Uscire cercando Dio. Non è facile cercare Dio, è tutto un cammino. Uscire condividendo con gli altri — non giocando al bambino viziato al quale regalano tutti i giocattoli e tutti sono per lui — e uscire per raccontare agli altri che Dio è buono, che Dio ti sta aspettando addirittura nei peggiori momenti della vita. E quello è magari il messaggio della misericordia che uno può dare, no? Non disperare mai. Inoltre sembra che il nostro Dio abbia una speciale predilezione per i peccatori, compresi quelli “purosangue”: li aspetta.  A Justine da poco battezzata, ha detto: "Tu hai ricevuto il battesimo nel giubileo della misericordia, bello! Ti sei resa conto che, avendo trovato Dio, ti ha portato a spogliarti, a uscire dall’essere centrata in te stessa verso fuori, verso la gioia di vivere per Dio e con Dio. Una delle cose che caratterizza la giovinezza e l’eterna giovinezza di Dio, perché Dio è eternamente giovane, è l’allegria, «la gioia». All’allegria si contrappone la tristezza, una tristezza che è precisamente quella da cui voi siete usciti. Voi siete usciti da qualcosa che produce tristezza, che è l’essere centrati in se stessi, l’autoreferenzialità. Un giovane che si rinchiude in se stesso, che vive soltanto per se stesso, finisce — e spero capiate il verbo, perché è un verbo argentino — finisce empachado di autoreferenzialità, e cioè, pieno di autoreferenzialità. Questa cultura in cui ci tocca vivere, dato che è molto egoista, ha una dose molto grande di narcisismo, di quell’essere, di quello stare a contemplare se stesso, e pertanto ignorare gli altri. Il narcisismo ti produce tristezza perché vivi preoccupato di truccarti l’anima tutti i giorni, di apparire meglio di quel che sei, di contemplare se hai una bellezza migliore degli altri, è la malattia dello specchio. Giovani, rompete lo specchio! Non guardatevi allo specchio, perché lo specchio inganna, guardate verso fuori, guardate verso gli altri, scappate da questo mondo, da questa cultura che stiamo vivendo, che è consumista e narcisista. E se qualche giorno volete guardarvi allo specchio, vi do un consiglio: guardatevi allo specchio per ridere di voi stessi. Fate la prova un giorno: guardate e cominciate a ridere di quel che vedete lì, vi rinfrescherà l’anima. Questo dà allegria e ci salva dalla tentazione del narcisismo. Grazie, Justine".

Infine al giovane Mateus. che è stato tossicodipendente, ha detto: "Per molto tempo sei passato attraverso il tunnel della droga. Essa ci porta a negare tutto quello che noi avevamo di radicato, di radicamento carnale, di radicamento storico, di radicamento problematico, tutto ciò che è radicamento. Ti toglie le radici e ti fa vivere in un mondo senza radici, sradicato da tutto. Per favore, diamo gratuitamente quel che abbiamo ricevuto. E dare gratuitamente ti riempie l’anima, ti decommercializza, ti rende magnanimo, ti insegna ad abbracciare e a baciare, ti fa sorridere, ti scioglie da tutti gli interessi di tipo egoistico.

Qui c’è una cosa: i più anziani e i più giovani: il servizio che si chiede loro è il dialogo. I giovani hanno bisogno di ascoltare gli anziani e gli anziani hanno bisogno di ascoltare i giovani. Gli anziani — per voi giovani — non sono da conservare nel guardaroba, gli anziani non sono da tenere nascosti, gli anziani stanno aspettando che un giovane vada e li faccia parlare, che li faccia sognare. E voi, giovani, avete bisogno di ricevere da questi uomini e da queste donne questi sogni, queste speranze che li facciano rivivere. Parla con tuo nonno o tua nonna, ossia, una generazione più in là, hanno la sapienza, e loro, tanto più, hanno bisogno che si bussi al loro cuore perché ti diano la sapienza. E questa sarebbe come la raccomandazione che io vi do: coraggio, incoraggiatevi a questo dialogo, questo dialogo è promessa per il futuro, questo dialogo vi aiuta ad andare avanti". 

(Discorso ai membri della comunità cattolica SHALOM -  Lunedì, 4 settembre 2017)

 

NELLA RICERCA DELLA PACE,

FARE IL PRIMO PASSO

Caro popolo della Colombia, tra qualche giorno visiterò il vostro Paese. Verrò come pellegrino di speranza e di pace, per celebrare con voi la fede nel nostro Signore e anche per imparare dalla vostra carità e dalla vostra perseveranza nella ricerca della pace e dell’armonia.  "Facciamo il primo passo" è il motto di questo viaggio. Esso ci ricorda che abbiamo sempre bisogno di fare un primo passo per qualsiasi attività e progetto. Esso ci spinge anche ad essere i primi ad amare, a costruire ponti, a creare la fraternità. Fare il primo passo ci incoraggia ad uscire per andare incontro all'altro, a tendere la mano e a scambiarci il segno della pace. La pace è quella che la Colombia cerca e per il cui conseguimento lavora da molto tempo. Una pace stabile, duratura, perché possiamo vederci e trattarci come fratelli, non come nemici. La pace ci ricorda che siamo tutti figli dello stesso Padre che ci ama e ci conforta. Sono onorato di visitare questa terra ricca di storia, cultura, fede, uomini e donne che hanno lavorato con determinazione e perseveranza per renderla un luogo in cui regna l’armonia e la fraternità, in cui il Vangelo è conosciuto e amato, dove dire fratello e sorella non risulta un segno strano, ma un vero e proprio tesoro da proteggere e difendere. Il mondo di oggi ha bisogno di consiglieri di pace e di dialogo. Anche la Chiesa è chiamata a questo compito, per promuovere la riconciliazione con il Signore e con i fratelli, ma anche la riconciliazione con l’ambiente che è una creazione di Dio e che stiamo sfruttando in modo selvaggio. Che questa visita sia come un abbraccio fraterno a ciascuno di voi e che si senta la consolazione e la tenerezza del Signore.

(Messaggio del 06/09/2017 in occasione del viaggio apostolico in Colombia [6-11 settembre 2017])

 
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